24 October 2021
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Artigianato salentino e pietra leccese… che passione! di Mariagrazia Toscano

  • Agosto 19, 2021
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Artigianato salentino e pietra leccese… che passione! di Mariagrazia Toscano

Durante una rilassante passeggiata per le vie del centro storico di Lecce è facile imbattersi in qualche piccola e graziosa bottega in cui i veri e propri “maestri del mestiere” lavorano con  passione ed abilità straordinari, i materiali più disparati, come cartapesta, terracotta e pietra leccese.

Parlando di Lecce e delle sue antiche e nobili tradizioni non si può omettere la nobile arte del ferro battuto, rinomata a livello nazionale fin dai secoli XVI e XVII per tutti i meravigliosi decori dei portali delle chiese e del Salento. Ancora oggi gli strumenti di lavoro sono i soliti: l’incudine, la forgia che rende il ferro morbido e malleabile, martelli di varie forme che donano al ferro particolari scalfitture riuscendo abilmente a modellarlo nelle linee più diverse.

Nascono così tramite l’assemblaggio di numerosi pezzi, alari, lampade, testate di letti, ringhiere ed altre creazioni poi dipinte in nero ferrigno che pochi oggi ancora eseguono attraverso la chiodatura, sostituita dalla più semplice e meno impegnativa saldatura. Ultimamente, alcuni artigiani si sono particolarmente distinti con la produzione di oggetti funzionali ed artisticamente unici, riuscendo a creare oggetti dal design raffinato, contraddistinguendosi e differenziandosi, da coloro che hanno iniziato ad adoperare i macchinari per la lavorazione di questo materiale.

Le origini di questi tradizionali mestieri risalgono a qualche secolo fa. Infatti, alcuni riconducono la nascita della cartapesta nel lontano ‘600, nei retrobottega di qualche barbiere leccese, fucine d’idee; altri invece la interpretano come una risposta, ai più fortunati e creativi maestri scalpellini che lavoravono magistralmente la pietra leccese, di quella gente più modesta che s’ingegnava a modellare paglia e stracci rivestendoli così di carta realizzando in questo modo le famose statue e figure sacre che si possono ammirare in molte chiese salentine.

Nonostante tutto “i poveri maestri” avevano trovato numerosissimi clienti tra il clero che all’epoca dell’eresia luterana aveva bisogno di riavvicinare i fedeli tramite la proposta di Madonne, Santi e Cristi, capaci di ammaliare le anime dei devoti e tra la nobiltà che mediante queste commissioni aveva conquistato il proprio posto in Paradiso.

La lavorazione della terracotta era diffusa un po’ in tutto il Salento: piatti, scodelle, pignate, vasi si producevano da Nardò a Gallipoli, da Cutrofiano a Ruffano, questi ultimi tuttora importanti centri di produzione, mentre apprezzata era San Pietro in Lama per la produzione delle tegole. La lavorazione della terracotta non si limita alla produzione di oggetti per la casa, ma anche di giochini ironici come fischietti, campanelle, ecc. e gli stessi pupi che immancabilmente popolano i nostri presepi, anche se è difficile trovare il vero artigiano che lavora a mano la creta come un tempo.

Per quanto concerne l’artigianato figulo, la lavorazione è tipica di quei paesi dove si estrae l’argilla e l’arte di lavorare questo particolare elemento che la stessa natura fornisce, risale a data storica, così come per tutti i reperti salentini risalenti alla preistoria che popolano i vari musei salentini.

Lo stesso è accaduto per la lavorazione del rame, metallo con cui un tempo si realizzavano pentole e calderoni che si adoperavano in cucina, bracieri ed antichi contenitori, presenti in ogni casa, dotati di un lungo manico nel quale s’inseriva la brace che consentiva di scaldare i letti d’inverno. Attualmente, certamente sostituiti dalle moderne pentole in acciaio inossidabile e dai più evoluti mezzi di riscaldamento, li ritroviamo abilmente riprodotti per esclusivo uso decorativo in qualche bottega del Capo di Leuca.

Ad Acquarica del Capo, zone palustri e canneti forniscono in abbondanza la materia prima per la lavorazione del giunco e del vimini che quei pochi anziani artigiani intrecciano ancora magistralmente per produrre panieri, ceste e borse.

D’estate sulle spiagge e nelle marine limitrofe del Capo, si possono ammirare angoli improvvisati addetti alla vendita di questi articoli speciali, così come per i lavori ad intreccio, eseguiti con le canne succhioni di ulivo, richiedenti particolari abilità e differenziandosi qualtitativamente dalle moderne riproduzioni di oggetti simili in plastica. Il Sud Salento pullula di numerose attività artigianali, anche storicamente non appartenenti a questa terra.

Sono rinomate le cravatte, del tutto cucite e rifinite a mano in piccoli laboratori sartoriali e la produzione di tessuti, ricami, merletti e pizzi, un’arte preziosa tramandatasi da madre e figlia, in quante erano creazioni esclusivamente per uso casalingo, ovvero come corredo delle figlie da sposare.

Ed inoltre, gli ebanisti, gli orafi, gli impagliatori di sedie, i cesellatori ed i tornitori ecc. sono tutte piccole realtà che per sopravvivere necessitano di passione, sacrificio, promozione ed incentivazione appropriata su tutto il territorio salentino.

Il Salento, non è solo ed esclusivamente il sole, il mare ed il vento, ma è una terra di nobili passioni!

“Neglette e quasi molli in ampia mossa,

le pietre a Lecce crea l’alma Natura:

ma poiché son rescise, e in lor passa

virtute, che le pregia, e che l’indura:

mirabili a vederle, o se vi lassa

scelti lavor la dedala scultura,

ò se ne fanno i dorici Architetti

gran frontespitij con superbi aspetti…”

(Ascanio Grandi – I fasti sacri, 1635)

La pietra leccese è una roccia calcarea appartenente al gruppo delle calcareniti che caratterizza il miocene, affiorante nella provincia di Lecce. In campo architettonico, questa pietra che nel corso dei secoli è venuta sempre più assumendo la funzione di materiale adatto per le decorazioni è intimamente legata alla fioritura del barocco leccese. Per la sua facile scolpibilità, gli artisti del tempo l’hanno modellata in fregi, volute, capitelli, trine, cornici e lavorata facilmente al tornio. Questa pietra, in ogni modo, a conferma di un eterno contatto tra l’uomo e la natura, aveva già trovato impiego nei primi monumenti preistorici (dolmen) e megalitici (menhir) di terra d’Otranto oltre che nell’arte statuaria e nelle costruzioni romane (ruderi dell’antica Lupiae, resti del grande anfiteatro romano del II secolo d.C.) ed avanzi del Porto Adriano del 130 d.C.

Le aree di affioramento della pietra leccese si trovano sparse nel Salento centro – meridionale, soprattutto nell’entroterra adriatico. Il bacino più esteso è quello di Lecce. Altri importanti bacini sono quelli di Vernole, Acaya, San Donato, Galugnano, Caprarica, Castrignano dei Greci, Melpignano, Cursi, Maglie.

In lembi sparsi e d’inferiore estensione, la pietra leccese si trova anche tra Martano e Zollino, tra Galatina, Soleto e Corigliano d’Otranto, tra Palmariggi e Poggiardo, a Scorrano, Ruffano e Specchia oltreché presso Santa Maria al Bagno, sul versante ionico occidentale del Salento. In tutte queste aree di sedimentazione la pietra leccese ricopre i calcarei del Cretaceo ora in concordanza, ora in leggera discordanza angolare. Molti sondaggi stratigrafici hanno evidenziato la presenza di depositi miocenici al di sotto della copertura dei depositi piocenici e quaternari, occupanti gran parte del territorio salentino. Riguardo allo spessore, questa formazione geologica presenta una potenza variabile da luogo a luogo e raggiunge al massimo i 60 – 70 metri. La produzione del materiale a scopi costruttivi è particolarmente concentrata nei bacini di Lecce e di Cursi – Melpignano. L’estrazione della pietra avviene in cave a cielo aperto in tempo realizzata col sistema “ a gradini”, attualmente con il sistema a “fossa”:

Per la “carie” che colpisce la pietra leccese, molti monumenti del Barocco leccese, oltre a castelli, torri medievali, masserie fortificate, monumenti megalitici e resti archeologici, giacciono in uno stato di profondo degrado il quale oltre ad alterarne i lineamenti architettonici, cancella anche pregevoli particolari decorativi, nuocendo gravemente alle opere d’arte. C’è pertanto, da sperare che il crescente interesse che si va caratterizzando da più parti per la valorizzazione delle opere architettoniche coinvolga anche la conservazione di questi beni culturali, in quanto, in tema di prevenzione e restauro, occorrono tempestivi interventi, supportati da opportune diagnosi per salvare l’originalità di un patrimonio del valore inestimabile.

Lecce d’amare e da vivere… perdendosi a piedi tra vicoli e vicoletti, piacevolmente, ammirando la sua meravigliosa arte barocca… con gli occhi ed il naso all’insù!

Mariagrazia Toscano

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Marco Naponiello