24 October 2021
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L’antico fascino di Lecce rivive con le chiese d’epoca: il tour storico – artistico di Mariagrazia Toscano

  • Maggio 7, 2021
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L’antico fascino di Lecce rivive con le chiese d’epoca: il tour storico – artistico di Mariagrazia Toscano

Lecce, città distinta ed aristocratica, spirituale ed intellettuale più che economica e
commerciale, possiede una sua particolare classe che le proviene da secoli di vita
civile. Per la bellezza ed abbondanza dei suoi monumenti e fedeltà alle sue tradizioni
essa fu denominata “Atene delle Puglie” e per il Barocco leccese, è anche nota con
l’appellativo di “Firenze del Sud”.
In effetti nello stile seicentesco locale, si possono ammirare i pregevoli ornati
scultorei realizzati con la duttile pietra leccese, un calcare giallo, marmoreo,
omogeneo e compatto, ma decisamente morbido da poter essere lavorato con lo
scalpello e l’accetta, utilizzato in diversi gioielli di precisione ed armonia e la città
vecchia, racchiusa tra ciò che rimane delle antiche mura, è caratterizzata dal tratto
inconfondibile di quell’epoca.
Ogni volta che pensiamo a Lecce ed al Salento non possiamo esimerci dal fare
riferimento al Barocco con quel suo stile così caratteristico che incarna pienamente
il simbolo del nostro territorio e di tutte le arti, configurandosi in un periodo molto
particolare come quello della Controriforma protrattasi per circa tre secoli.
Essa trovò terreno fertile con la fondazione dei nuovi e numerosi ordini religiosi che
tentavano d’imporre la propria autorità, con la costruzione di nuovi edifici sacri o
ampliando quelli già esistenti che tramite le più importanti famiglie nobiliari ed i
feudatari desideravano dare nuovo lustro alla città barocca fino ad allora
caratterizzata da spagnoleggianti architetture che risentivano della forte influenza
del limitrofo Regno di Napoli.
Ed ecco che cattedrali, conventi, chiesette, santuari e tante altre architetture civili
divennero oggetto del nuovo stile artistico in grado di coltivare abilmente fantasia e
suggestione, senza stridere con i simboli della fede di cui architetti, scultori,
capimastri, carpentieri e scalpellini, assurti ormai al ruolo di oggetti dello stile
nascente, espressero uno stravagante patrimonio decorativo: le chiese videro le loro
stupende facciate arricchirsi di mensole, colonne angolari, doccioni finemente
decorati con cariatidi, grifoni e volute, decorativamente esuberanti in netta antitesi
con i dettami delle correnti artistiche neoclassiche dell’epoca.

Tra i nomi più noti quello di Gabriele Riccardi, primo artefice della Basilica di Santa Croce, fortemente voluta dai padri Celestini che ha firmato anche altri monumenti leccesi, come Santa Maria degli Angeli, San Marco e via seguendo il cui stile si differenziò da quello stile accademico voluto da Gesuiti e Teatini che si rivolsero invece alle maestranze romane come Giovanni De Rosis o napoletane come Francesco Grimaldi di Oppido. Giuseppe Zimbalo, detto lo Zingarello, il più animoso e costante attore della fantasia barocca intervenne dopo il Riccardi e Cesare Penna nel secondo ordine della facciata di Santa Croce e completò il Duomo ed il campanile, rendendo spettacolare l’annessa piazza che ne costituisce lo sfondo suggestivo.
Le numerose chiese di Lecce dalle facciate sontuose come altari all’aperto, vere e
proprie vetrine di un tempo trascorso sono maggiormente di stile rinascimentale e
barocco, ed è importante ricordare quelle più significative ed architettonicamente
degne di essere visitate: Santa Teresa, Sant’Anna, San Giovanni Battista o del
Rosario, S.S. Niccolò e Cataldo, San Giovanni Evangelista con il monastero delle
Benedettine, Sant’Angelo, San Francesco da Paola, San Matteo, Santa Chiara, le
Alcantarine, Santa Maria della Grazia, Madonna del Carmine, la Basilica di Santa
Croce, le Scalze, il Duomo, i Teatini ed innumerevoli altre… un magico tuffo nella
cultura, tra storia, leggenda ed arte.
Lecce, con i suoi vicoli e vicoletti silenziosi nel centro storico che nella notte
pullulano di gente di tutte le numerose etnìe, è da apprezzare con il naso rivolto
all’insù per la suggestione delle sue chiese che offrono un meraviglioso e particolare
spaccato di vita vissuta a tutti coloro che amano la cultura e l’arte salentina così
rinomate!
Ed ancora, più approfonditamente la Chiesetta di San Matteo suddetta fu costruita
accanto al Sedile nel 1543 dalla celebre colonia veneziana operante una volta a
Lecce, con a capo il console di Venezia, Giovanni Christino, ha sul frontale uno
stupendo leone, simbolo della città lagunare ed è una stupenda fusione di vari stili
architettonici tra cui su tutti prevale lo stile veneziano cinquecentesco.
Attualmente, da vecchia data ormai, è la storica sede dell’Associazione Combattenti.
Una volta, le sere estive particolarmente, erano popolate da fantasmi e bellissime
principesse, di tesori nascosti ed anime in pena, masserie stregate, diavoli ghignanti,
pietre miracolose, musei e chiese con una loro storia, urli e sospiri nella notte di luna
piena.
I fanciulli che fino al calar della sera avevano giocato con i loro amici ascoltavano
rapiti, increduli, quei fatti eccezionali che le donne anziane raccontavano nel

misterioso silenzio delle strade, dominio assoluto delle tenebre, proprio come la
seguente storia appassionante.
Sant’Irene fu la Patrona di Lecce dal 1482 al 1658 quando fu spodestata da
Sant’Oronzo a causa di un avvenimento realmente accaduto ma che la fantasia
popolare ha colorato di leggenda.
In quell’anno tutte le città del Regno furono sconvolte da una tremenda pestilenza
che mieteva vittime ovunque. Gli abitanti di Lecce erano atterriti perché credevano
che il terribile male potesse colpire la città, fino a quel momento fortunatamente
incolume.
Si pensò allora di ricorrere alla protezione di Sant’Oronzo e così, in un moto di
esaltazione collettiva, in tutte le chiese della città s’improvvisarono celebrazioni
liturgiche per chiedergli di essere preservati dalla peste.
La tradizione narra che il santo allora apparve nella piazza principale della città su di
una colonna, tranquillizzando gli abitanti che la stessa sarebbe stata risparmiata
dalla tremenda malattia e così fu. Il popolo allora, in segno di profonda
riconoscenza, lo desiderò come patrono della città ed in suo onore si svolsero
solenni festeggiamenti che immancabilmente da tre secoli si ripetono annualmente
alla fine di agosto.
Inoltre, nel punto esatto della piazza dove si afferma che egli sia apparso, si pose
una statua del protettore, in cima ad una delle colonne terminali della via Appia,
avuta in dono dagli abitanti di Brindisi.
La Chiesa di Sant’Irene fu ultimata nell’aprile del 1639, l’edificio ha un’elegante e
composta facciata stilisticamente riferibili a schemi in uso nel ‘500 romano, vi si
leggono due ordini sovrapposti di lesene e colonne corinzie, sculture, stemmi,
doccioni e motivi decorativi in pietra. Al centro il nucleo plastico del portale è
sormontato dalla statua della stessa, opera dello scultore leccese Mauro Manieri,
inclusa tra due grandi colonne corinzie.


Una chiesa a cui sono particolarmente da sempre devota, è proprio quella intitolata
a Santa Maria della Grazia, non potrebbe infatti, essere diversamente…! Per me un
luogo di culto impareggiabile che consiglioa tutti vivamente di andare a visitare non
solo come uno dei tanti simboli artistici e culturali della mia città, ma anche di fede.

In essa respiro ogni volta che entro un’aria d’immenso a tutto tondo da cui mi lascio
ammaliare profondamente, un luogo per me magico, da sempre senza dubbio.
Una notte, nel 1585, la Madonna comparve ad un giovane orefice, Francesco De
Marillis, informandolo che la sua sacra immagine era seppellita in campagna tra
tante bruttezze ed incoraggiandolo a voler eliminare quel letame ed altre cose
immonde perché per l’avvenire, quel luogo così avvilente e sporco, si trasformasse
in una casa d’Orazione dove i fedeli si potessero recare per intercedere, tramite la
Vergine, ogni grazia a loro favore. In quello stesso luogo, inoltre, avrebbe trovato
una lampada accesa.
Il giorno seguente il giovane si recò nel luogo consigliato e trovò ciò che la Vergine
gli aveva detto e lì fu eretta una piccola cappella con il contributo di molti fedeli. Tra
i numerosi infermi, si recò alla cappella, implorando la grazia Maria Raimondo, una
donna paralizzata a causa di una grave forma di artrite deformante che davanti
all’affresco della Vergine con il Bambino, fece voto che se avesse ricevuto la grazia
richiesta, avrebbe servito per tutta la sua vita questa chiesa. Le apparve di notte la
Madonna che la esortò ad alzarsi e camminare: tutto questo si avverò.
Per questo miracolo accaduto il 7 agosto 1585 ed altri successivi fu edificata l’attuale
chiesa la cui costruzione cominciò nel 1585, su disegno del monaco teatino Michele
Coluzio, concludendosi nel 1590. Dell’affresco, risalente al 1300, non si conosce
l’autore che probabilmente era un monaco basiliano e tale sacra immagine è a
tutt’oggi esistente e si trova nell’altare a sinistra dell’altare maggiore.
Nel 1606 fu elevata a Parrocchia. La Chiesa di Santa Maria della Grazia, la cui facciata
è in stile barocco, monumento di arte e fede della comunità leccese, s’innalza, nel
cuore della città, sui resti del famoso anfiteatro romano. L’armonioso portale che si
apre al centro della grande scalinata è sormontato da un piccolo timpano con
l’immagine della Vergine con il Bambino ed angioletti e fra le colonne sono scavate
quattro nicchie con due sole statue raffiguranti i Santi Pietro e Paolo. L’interno della
chiesa è a croce latina ed un tempo vi erano quattro altari nella navata e due nel
transetto, tra cui quella della Vergine del Rosario, primo altare a destra,
dell’Assunta, primo altare a sinistra e quelli non più esistenti di San Giovanni Battista
dei Fiorentini, secondo altare a destra, di San Carlo Borromeo, secondo altare a
sinistra e quello della titolare, a sinistra nel transetto.

Nel transetto a destra, possiamo ammirare l’altare del Crocifisso realizzato in legno
da Vespasiano Genuino scultore gallipolino ed autore del meraviglioso soffitto in
noce a lacunari intagliati dove scolpì in rilievo la “ Vergine della Grazia” nella navata
e l”Incoronazione della Vergine” nel transetto.


Entrando in chiesa, dopo aver percorso tutta la navata principale, si può osservare il
maestoso nuovo organo meccanico a canne, la cui lucida verticalità degli elementi,
inseriti in una calda cornice di legno di noce, cattura subito lo sguardo. Costruito
dalla Casa G. Pinchi dietro iniziativa del Sacerdote Prof. Don Gaetano Quarta, rettore
di questa chiesa per molti anni e prematuramente scomparso, è stato inaugurato il 4
febbraio 1983 e da quel giorno si può ascoltare l’eterna commovente melodia, delle
1300 canne, la cui sonorità si articola nelle policrome combinazioni dei 21 registri di
cui dispone.
Nella navata, sulla sinistra, vi è una stupenda statua vestita della Madonna
Immacolata nel cui onore l’8 dicembre di ogni anno, vi sono solenni festeggiamenti
religiosi promossi dall’Arciconfraternita di Maria SS. Immacolata che ha proprio sede
in questa chiesa ed ai lati dell’ingresso principale vi sono due pile per l’acqua
benedetta in marmo di Verona, donate nel 1600 dalla nobile famiglia Paladini, come
risulta pure essere stata donata una tela, di scuola lombarda, raffigurante San Carlo
Borromeo, di cui si afferma essere il volto vero del santo. Inoltre, vi sono da
ammirare alcune tele preziose raffiguranti l’Assunta, l’Adorazione dei pastori e
l’Arcangelo Michele: tutte opere del noto pittore e sacerdote Oronzo Tiso, nato a
Lecce nel 1726. Sovrasta l’altare maggiore la pala della “ Presentazione della Vergine
al tempio” proveniente dal non più esistente convento di Santa Maria del Tempio.
“… Viviamo in un incantesimo, tra palazzi di tufo, in una grande pianura. Sulle rive
del nulla…” (da Poesie di Vittorio Bodini).
Mariagrazia Toscano

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Marco Naponiello