24 October 2021
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“Vincenzo Brescia e la sua arte: creatività e creattività allo stato purissimo!”: di Mariagrazia Toscano

  • Giugno 8, 2021
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“Vincenzo Brescia e la sua arte: creatività e creattività allo stato purissimo!”: di Mariagrazia Toscano

 

“Possiamo raggiungere la perfezione per mezzo dell’arte e soltanto con l’arte; l’arte e nient’altro che l’altro, può offrire un rifugio contro i sordidi pericoli dell’esistenza”. (Oscar Wilde)

Vincenzo Brescia è nato a Novoli (Lecce) il 24.04.1960. Ha frequentato il Liceo Artistico e poi, l’Accademia di Belle Arti di Lecce dove ha ricevuto i “fondamentali” della pittura dal maestro calabrese Luigi Spanò. Nel 1986 a Bologna, ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento delle Discipline Pittoriche.

Numerose le sue partecipazioni a concorsi di pittura, svolti sul territorio nazionale dove ha sempre ottenuto importanti premi e riconoscimenti.

Dal 1988 al 1997, ha svolto la sua attività a Ravenna, città in cui ha avuto modo di conoscere affermati e validi artisti con i quali ha intrattenuto proficui rapporti artistici e culturali approfondendo e sviluppando, nel contempo, nuove e moderne tecniche creative.

In occasione dello svolgimento di una edizione del famoso concorso di pittura estemporanea “Marina di Ravenna”, Brescia conobbe l’ormai scomparso grande artista perugino Manlio Bacosi la cui visione pittorica lo ha influenzato per anni. L’artista, tuttavia, non ha mai smesso di guardarsi attorno e di continuare a studiare e ricercare, riponendo la massima attenzione verso tutti gli accadimenti artistici negli anni più recenti, senza pregiudizi e senza lasciarsi influenzare dalle mode e/o dalle esigenze del “mercato”. Tale curiosità, ben ponderata, lo ha coraggiosamente convinto, per un determinato periodo durato cinque anni, a fargli percorrere un sentiero artistico autonomo che lo ha portato a svoltare decisamente verso opere d’impronta pienamente “informale” ispirate allo spazialismo interiore.

Al termine della predetta ultima fase di sperimentazione, l’artista ha sentito forte il richiamo della primitiva esperienza figurativa al quale ha risposto, non senza travaglio, ritornando al suo interrotto discorso espressivo.

Le opere attuali che raccontano con emozione il mondo che lo circonda, evidenziano attenzione per i particolari che oltrepassa sempre, attraverso la cura della pennellata ed il personale registro cromatico.

Opere del pittore sono presenti in numerose collezioni in Italia ed all’estero.

Pittore sensibile salentino, si esprime pienamente con la sua arte… tra pennelli, colori e tavolozza, non copiando la realtà “ovvia” ma reinterpretandola, colmando del proprio spirito l’inanimato e ridestando l’attenzione dell’osservatore che si smarrisce nell’oblìo puerile delle cose, con occhi nuovi, per goderne profondamente in una dimensione diversa.

L’artista sa farci amare ciò che cattura ed immortala sulla tela con il vivo senso del bello e sublime: ed ecco che volti, paesaggi, prendono forma abilmente, colore e calore, un vero e proprio viaggio emozionale nella sua arte alla scoperta delle particolari risorse creative da ognuno di noi possedute.

L’attività artistica, libera forze celate negli abissi più reconditi dell’anima, della mente e del cuore, aiutando ad esprimersi pienamente e liberamente, mettendoci in movimento… trasformandoci e risvegliando i sensi, per poi donarci vitalità mista a fiducia nelle nostre capacità espressive.

Il suo è un lungo percorso artistico costellato da mostre a carattere nazionale, di riconoscimenti ed attestati prestigiosi.

Sì, proprio come un seme ed un concentrato di caratteristiche uniche e potenzialità pronte a sbocciare tramite la sperimentazione dei nuovi linguaggi espressivi e l’utilizzo di tecniche atte a stimolare ed attivare il tutto affinchè esso possa finalmente germogliare, cogliendo con la propria memoria ed esperienza il presente per poi trasmetterlo agli altri con stile unico, trasferendolo abilmente su tela.

Non si finisce mai di ammirare le molteplici attenzioni di artisti per la natura che accompagna la nostra quotidianità; pur in differenti scelte, per temi e progetti, riemerge sempre l’occasione propizia a cogliere il volto di un paesaggio, la dimensione di un particolare e la ricchezza di un ambiente, capaci ogni volta di coinvolgere la propria interiorità.

Nascono così, opere profondamente sentite, che riescono a farci amare sempre di più quel creato affidato agli uomini come una ricchezza immensa e perenne da rispettare di fronte alla caducità del nostro destino.

L’esperienza tecnica degli studi di Vincenzo  viene usata come mezzo d’indagine del mondo esterno che viene scandagliato scrupolosamente tramite la cultura del particolare che vive nella sovrapposizione di strati di colore e partecipa alla formazione dell’immagine fonte di studio. Stile e scenari paesaggistici con le varie tonalità, albe e tramonti purpurei nei quali convivono luci ed ombre, giorni e notti, riflettono un paesaggio salentino e non solo, particolarmente diverso per ridestare l’attenzione dell’osservatore che si perde nell’oblìo banale della quotidianità, senza riuscire a cogliere il messaggio di guardare dentro le cose, sempre ed anche con occhi diversi per apprezzarle in un’altra ottica.

Nulla accade casualmente, in questo mondo artistico che affascina e conduce alle meditazioni più profonde.

“Vincenzo Brescia, com’è nata in lei la passione per l’arte?”

“Credo che la mia passione per la pittura e l’arte in genere, faccia parte di una sorta di ereditarietà trasmessa da mio padre; un contadino con la passione per il disegno a carboncino. Mi hanno sempre raccontato che fosse molto bravo, anche se io ho avuto l’opportunità di vedere, da ragazzo, solo alcuni suoi disegni perché, da quel periodo in poi, non ha più continuato a coltivare tale dote naturale. Deve sapere, inoltre, che su tale base, quando ero bambino ero istintivamente attratto dai disegni che realizzavano le mie sorelle per la scuola e dai pastelli colorati da loro utilizzati. Non facevo altro che tentare d’imitarle, già a 4 o 5 anni. Davo loro un po’ di fastidio ma mia madre mi difendeva, sostenendo che essendo bambino, dovevo essere lasciato libero di esprimere la mia fantasia. Quanto è stata savia e lungimirante quella donna?

Con il tempo, poi, ho sempre avvertito in me “la necessità” di riprodurre qualcosa: una figura, un fumetto, degli oggetti… qualunque cosa mi attraesse, insomma!

Per anni, nella “mia” aula della scuola elementare “Tarantini”, a Novoli, il mio adorato paese natio, le suore hanno lasciato esposti amorevolmente alcuni miei disegni attaccati sul muro che poi, però, ho saputo che sono andati perduti, purtroppo.

“Come nasce l’ispirazione?”

“In modo assolutamente spontaneo. Non cerco i soggetti componendoli, costruendoli ma molto semplicemente, osservo la natura con i suoi fiori ed i suoi paesaggi, gli oggetti, le persone, le luci, i particolari. Ecco, sono soprattutto i particolari delle cose e delle persone che mi suggestionano e mi trasportano verso la loro riproduzione. E’ l’energia, il respiro del loro vissuto che queste promanano, le caratteristiche che mi rapiscono inducendomi a tirarle fuori e proporle alla gente, sotto l’aspetto della mia pittura.

“ Mi parli del suo stile particolare di dipingere.”

“Il mio stile si collega indissolubilmente a ciò che ho descritto nella risposta precedente. Per estrapolare, dalle cose, dai paesaggi, dalle figure, dalla natura in genere la loro anima, mi affido a delle composizioni d’impronta materica, ai toni della mia “vecchia” tavolozza ed alla cura maniacale della pennellata. Ed è proprio a quest’ultima che attribuisco particolare importanza perché sento che attraverso il gesto creativo ed il patos che lo accompagna, devo essere in grado di estrarre, successivamente, la capacità di suscitare un’intensa emozione ed una totale partecipazione sul piano estetico da parte di chi osserva il mio dipinto. In primis me stesso”.

“C’è un’opera a cu è particolarmente affezionato?”

“No, sono affezionato a tutte come se fossero figlie mie. Ripeto sempre che se un’opera non mi soddisfa pienamente, non esce da casa… preferisco distruggerla, come è successo qualche rara volta”.

“Com’è il suo rapporto con i critici ed il pubblico ed il suo messaggio per loro, adoperando la sua arte?”

“ Questa è una domanda alla quale è difficilissimo rispondere e lo spazio dell’intervista non basta per riassumere compiutamente il mio pensiero in merito. Mi riferisco soprattutto a ciò che riguarda il mondo dei critici e delle gallerie. Vede, innanzitutto devo precisare che a causa degli impegni del mio lavoro principale  che mi assorbiva molto, per oltre trent’anni non ho potuto coltivare, come sarebbe convenuto, più continui rapporti con il mondo della critica. Le mostre che riuscivo ad organizzare con molti sacrifici, anche economici, le facevo sempre senza l’aiuto di qualcuno. Sceglievo il luogo, la galleria e pagavo tutto di tasca propria. Nessuno è mai venuto in casa per propormi di esporre da qualche parte o di compormi un frammento critico, in base all’esame spontaneo del mio operato. I nomi dei critici che hanno scritto qualche pezzo e che si vedono indicati sui miei depliants corrispondono ad amici miei personali o che mi sono stati presentati da estimatori particolari.

Con tali premesse, senza vena polemica alcuna, desidero sottolineare che il mondo dei critici e delle gallerie è un mondo particolare che ruota, soprattutto, attorno alle leggi del mercato… dell’arte. Ed il mercato, non si avvale spesso, del gusto spontaneo degli acquirenti bensì da figure artistiche costruite ad hoc, la cui performance è adattata a stili oggi ormai fuori controllo. Ripeto, nel campo dell’arte, specialmente della pittura e scultura, si può dire che ormai è stato sperimentato di tutto. Siamo, quindi, giunti ad interpretare “qualunque cosa”, ancorchè realizzata in modo bizzarro ma originale, come esempi, ormai, si sprecano. Basta visitare le varie biennali, triennali e quadriennali d’arte. Il sistema, ovviamente, induce a riflettere a fondo sulla reale capacità degli operatori artistici tanto da crearci estrema difficoltà nel capire quando ci troviamo di fronte ad un vero talento oppure un brocco manipolato. Io stesso, pertanto, ancora non sono in grado di capire se posso rientrare nella prima o seconda categoria. E questo, secondo me, riflette i costumi della società attuale che ha definitivamente e irreparabilmente distrutto ed annullato i canoni tradizionali.

Tuttavia, nonostante le lusinghe della modernità, non mi sento da queste attratto. Non sento di dover suscitare stupore, clamore o, peggio, scandalo solo per poterne ricavarne fama e/o conseguenti benefici economici.

C’è stato un periodo durato circa sei anni, dopo che venne a mancare mia suocera, alla quale volevo un gran bene, in cui sentì l’esigenza di lasciare il figurativo per accostarmi all’aria informale, ispirata allo spazialismo interiore di Antoni Tàpies, Mc Nulty e soprattutto, del nostro italianissimo Oscar Piattella.

Al termine della predetta fase di sperimentazione, però, avvertì di trovarmi in un vicolo cieco , sentendo impellente il richiamo della primtiva esperienza figurativa al quale risposi, non senza travaglio, ritornando sull’interrotto discorso espressivo.

Quindi, dipingo sereno, da sempre in autonomia e completa libertà, facendo quello che sento e soddisfa pienamente il mio animo.

Questo mi permette di percepire appieno il calore ed il consenso della gente che inutile nasconderlo, mi fa estremamente piacere”.

“Quali sono i maestri del passato e del presente da lei preferiti?”

“Questa è facile! Come si fa a non mettere al primo posto il divino Raffaello? Seguono poi, i pezzi da novanta del calibro di Caravaggio, Tiziano, Rubens, Velasquez, Vinci, Michelangelo, Piero Della Francesca. Tra i più recenti, ovviamente, sono attratto dagli Impressionisti e dai Macchiaioli italiani. Non dimentichiamoci, tuttavia che nel resto del mondo operano attualmente artisti, cosiddetti figurativi, dalla bravura e maestrìa monumentale che nulla hanno da invidiare ai grandi maestri del passato. Diciamo che hanno solo sbagliato l’epoca di nascita.

Alcuni di questi grandi artisti italiani ho avuto anche modo di conoscerli negli anni ’90 e 2000 in giro per i numerosi concorsi di pittura che si svolgevano in tutta Italia”.

“Progetti per il futuro?”

“ Ho il grande desiderio di organizzare una mia personale a Lecce, ritornandovi con sommo piacere dopo quarant’anni quasi dalla mia prima mostra alla famosa Galleria Maccagnani. Per il resto carpe diem, docet!”

Mariagrazia Toscano

 

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Marco Naponiello