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Salerno. Il giorno 14 maggio alle ore 10,30 presso la Casa Circondariale A. Caputo di Salerno si
terrà la cerimonia di consegna delle apparecchiature digitali per la realizzazione del progetto “Una
call per raccontare” ideato dall’Associazione Avantgarde Sport APS del Presidente Avv. Marco De
Luca. Saranno presenti la Direttrice della Casa Circondariale “A. Caputo” Rita Romano, Il Sindaco
di Salerno Arch. Vincenzo Napoli, l’Assessore alla Cultura e Informatizzazione del Comune di
Salerno Antonia Willburger, il Consigliere Comunale Massimiliano Natella, il Presidente
Fondazione Carisal Dott. Domenico Credendino, il Presidente Rotary Club Salerno Picentia Ing.
Antonio Vicidomini il Presidente dell’Ass. Eudemonia APS Dott. Paolo Attianese.
– Presidente Marco De Luca ci può parlare del progetto?
– Il presente progetto, realizzato grazie anche al contributo della Fondazione Carisal, rientrante nel
Bando 2020 – Povertà e fragilità sociali, e del Rotary Club Salerno Picentia intende offrire alcuni
brevi spunti di riflessione sul tema del carcere, della detenzione dei diritti e della libertà delle
persone recluse, attraversati dalle questioni emergenziali sorte a seguito della diffusione della
pandemia da Covid-19 che ha ridotto in maniera totale gli incontri con i propri familiari. Gli istituti
penitenziari, infatti, si sono trovati a dover fronteggiare l’emergenza con alcune peculiarità rispetto
alla società libera. Come noto, il tema è stato portato in primo piano, anche nel dibattito mediatico, a seguito delle proteste che hanno coinvolto alcuni istituti penitenziari. Nel tentativo di evitare o quanto meno arginare il possibile contagio da coronavirus, all’interno delle strutture penitenziarie, sin da subito sono stati limitati e poi vietati gli ingressi in carcere, attraverso la sospensione dei colloqui con i familiari o le cd. “persone terze”, delle attività dei volontari e delle associazioni.
Nella consapevolezza della complessità della vicenda rispetto al contesto di privazione della libertà, anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato una guida sulla prevenzione e il controllo – anche quanto alla gestione dell’informazione – del Covid-19 in carcere e negli altri luoghi di detenzione penale, trattandosi di luoghi in cui le persone sono più esposte al rischio di contagio per le condizioni di vita promiscue. Appare infatti evidente come in spazi assai ristretti come quelli in cui viene espiata la detenzione non è facile il rispetto delle misure di distanziamento sociale imposte per la società libera, così come difficili appaiono adeguate azioni di prevenzione e cura.
– Ci può illustrare nei dettagli il progetto?
– Il progetto ha come obiettivo la donazione di TABLET destinati alle aree colloqui della Casa Circondariale A. Caputo di Salerno per creare, attraverso le videochiamate, un ponte di comunicazione tra carcere e famiglia, per evitare che la sospensione delle relazioni a causa del coronavirus significhi sentirsi abbandonati di nuovo, sentirsi soli, frastornati, e senza una direzione.
In vista di un futuro e sano reinserimento nel tessuto sociale dei detenuti al termine della loro pena, continuare a relazionarsi con i propri familiari, che gli consentano di superare la solitudine e lo stato di emarginazione in cui inevitabilmente si ritrovano, risulta fondamentale.
– Quale è l’obiettivo del progetto “Una call per raccontare”?
– Con il progetto si mira a promuovere valori positivi, primo fra tutti inclusione, superamento delle barriere di status, rispetto della dignità di uomo. Il fine è anche quello di utilizzare le videochiamate per tutelare il diritto alla genitorialità e per gestire le tensioni e l’aggressività che si vive all’interno
della struttura penitenziaria.