1a Giornata mondiale dei nonni e degli anziani
I nonni, anello di congiunzione
tra generazioni

Ricordare una voce preziosa e darle una giusta risonanza: questo è alla base dell’istituzione della 1a Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, voluta da papa Francesco all’interno dell’Anno della Famiglia nella IV domenica di luglio, vicina alla memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna. Siamo invitati a recuperare quel rapporto di solidarietà tra generazioni che la cultura dell’indifferenza e dell’efficientismo pare avere accantonato. Accogliere il vissuto degli anziani significa invece riandare alle proprie radici, soffermarsi con riconoscenza grata sulle loro conquiste e i loro sogni, sugli insegnamenti di vita e sui sacrifici offerti con tenacia che hanno permesso alle generazioni successive di beneficiarne e di evolvere in un futuro migliore. L’ispirazione della Giornata nasce dall’avvincente testimonianza degli anziani Simeone e Anna che, presso il Tempio di Gerusalemme, fedeli alla loro missione, sono intenti a cogliere i segni dello Spirito, divenendo per questo essi stessi segno. «Ancora oggi – sottolinea il Papa – lo Spirito suscita negli anziani pensieri e parole di saggezza», e la giornata dei nonni è un invito a rintracciare e accogliere quella loro saggezza che ne fa parte viva della comunità, nella quale tutti, grandi e piccoli, siamo debitori gli uni degli altri, senza più fratture tra generazioni. I nonni sono come alberi piegati dal vento, e la pandemia ne ha mostrato la fragilità; alberi che i nipoti sapranno soccorrere e curare con gesti di tenerezza e sorprendere con la “fantasia dell’amore”, anche solo con un sms, che però saprà manifestare l’autenticità dell’attenzione. Come ricordato in Amoris laetitia (193): «Una famiglia che non rispetta e non ha cura dei suoi nonni, che sono la sua memoria viva, è una famiglia disintegrata; invece una famiglia che ricorda è una famiglia che ha futuro… In una civiltà in cui non c’è posto per gli anziani o sono scartati perché creano problemi, questa società porta con sé il virus della morte», dal momento che «si strappa dalle proprie radici».
don Vittorio Stesuri.