Tonino Guerra e Wislawa Szymborska: due illustri poeti e scrittori del ‘900
“L’ottimismo è il profumo della vita!”. Nato a Santarcangelo di Romagna il 16 marzo
1920, dopo la guerra e la prigionia in Germania, si laureò ai Magisteri di Urbino.
Dopo aver insegnato nelle scuole elementari, divenne noto sceneggiatore e
collaboratore di film per Michelangelo Antonioni (L’avventura, La notte, L’eclisse,
Deserto Rosso, Show-Up), Francesco Rosi (Cronaca di una morte annunciata), I
fratelli Taviani (La notte di San Lorenzo), Andreij Tarkovsij (Nostaslghia) e
soprattutto per il conterraneo Federico Fellini (Amarcord, dialettale già nel titolo,
che vale in romagnolo “Mi ricordo”).
Per questa attività si trasferi’ a Roma e durante la seconda guerra mondiale, ha
vissuto l’esperienza orribile della deportazione presso il campo di concentramento a
Trobisdorf in Germania scoprendo la sua vena artistica. E’ noto anche per la sua
produzione narrativa che evolve dal Neorealismo al Surrealismo. La storia di
Fortunato (1952), Dopo i leoni (1956), L’equilibrio (1967), L’uomo parallelo (1969),
Storie dell’anno Mille (1973), I cento uccelli (1974), Il polverone (1978, con alcune
liriche in dialetto), I guarda tori della luna (1981), La pioggia tiepida (1984), Il vecchio
con un piede in Oriente (1990). E’ stato coautore con Luigi Malerba, della serie di
storie di Millemosche (1969 -1971); in collaborazione con Michelangelo Antonioni
ha scritto “una favola del nostro tempo”, L’aquilone (Maggioli, Rimini 1983).
La sua poesia nel dialetto nativo (che iniziò a comporre durante la deportazione in
Germania) è all’origine della singolare “scuola” di Santarcangelo di Romagna, cui
appartengono altri due autori notevoli quali Natalino Pedretti e Raffaello Baldini. Le
sue prime opere (I scaràbocc (Gli scarabocchi), pref. di C. Bo, Lega, Faenza 1946; La
sciuptèda (La schioppettata), 1950; La storia di Fortunato nella collana “I Gettoni” di
Einaudi, curata da Elio Vittorini, 1952; Lunario, Benedetti, Faenza 1954, che
ripropone le raccolte precedenti assieme a versi nuovi sono confluite con le poesie
successive (I Eultum (Le ultime), in I bu (I buoi), con intr. Di G. Contini e trad. in
italiano di R. Roversi, Rizzoli, Milano 1972, che segna una svolta nella poesia italiana
e lo proietta tra i grandi poeti. Seguono, tutti usciti da Maggioli, Rimini: Il poema il
miele, viaz (Il viaggio), postf. Di D. Isella, (1966) e l’orto di Eliseo, 1989.
Su Guerra, oltre agli scritti di G. Contini, R. Roversi e D. Isella che accompagnano
l’edizioni sopra citate, se ne annoverano diversi altri, come bibliografi.

“Credo che quello di essere un poeta sia il mio desiderio maggiore. E in tutto quello
che faccio c’è sempre la poesia alle spalle”, soleva affermare. Un aneddoto: di
ritorno dall’ospedale, dove era stato ricoverato per motivi di salute, nel suo paese
d’origine era stato accolto e festeggiato con la musica proprio sotto le sue finestre,
un gesto romantico accompagnato da una mostra delle sue opere architettoniche e
la presentazione del suo ultimo libro di poesie “Polvere di sole” con la sua biografia
“La casa dei mandorli” scritta con Rita Giannini. Paradossalmente molti lo
conoscono per alcuni spot televisivi di un supermarket di elettrodomestici, il famoso
Unieuro di cui è stato magistralmente testimone nel 2001 con poco più di
ottant’anni alle sue spalle e che lo hanno portato alla ribalta rendendolo noto alle
grandi masse, facendo scattare imitazioni in radio, televisione ed internet. Le sue
trasmissioni televisive sono state seguitissime grazie alla parodia dell’ottimismo,
ripreso tra gli altri dal suo compaesano e pronipote, Fabio De Luigi, in un suo
personaggio comico, l’ingegner Cane. Eppure, andrebbe ricordato per la nomination
al premio Oscar nel 1967, per il film “Blow-Up” o per “Amarcord”, il film di Fellini
vincitore dell’Oscar nel 1974, a cui fornì un particolare contributo.
Nel 2006 partecipò al documentario “Mattiotti” di Renato Chiocca, leggendo un
estratto dalla sua raccolta di racconti Cenere illustrata da Lorenzo Mattiotti. Nel
2010, in occasione dei suoi 90 anni, ricevette il David di Donatello alla carriera ed il
10 novembre 2010 è stato insignito dall’Università di Bologna del Sigillum Magnum.
E’ il padre del noto compositore di musiche per films e sceneggiati Andrea Guerra ed
all’età di 92 anni il 21 marzo 2012, è deceduto nella sua adorata Santarcangelo di
Romagna in coincidenza con la celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia
istituita dall’Unesco.
Egli è stato probabilmente uno dei grandi poeti e narratori del ‘900 con l’amore
infinito per il paesaggio e la propria terra, arricchita dalla sua saggezza antica e
“contadina” a servizio delle nuove generazioni e del loro futuro, a cui ha elargito
ampiamente consigli e poesie quotidiane, come preziose perle di saggezza miste a
sentimento.
A Pennabilli, nel Montefeltro, si può visitare un museo creato dalla Fondazione che
porta il suo nome, dove fra i numerosi premi ricevuti, spicca quello come migliore
sceneggiatore al mondo, assegnatoli ultimamente. Che dire di lui? Un maestro della
cultura a tutto tondo che ha elargito a piene mani con professionalità ed umiltà a
tutti coloro che ricordano con ammirazione, indimenticato ed indimenticabile!

“Non c’è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale”. Wislawa
Szymborska (2 luglio 1923 – 1° febbraio 2012) poetessa, filologa e traduttrice
polacca, morta nella sua casa di Cracovia dopo una lunga malattia, studiò ivi Lettere
e Sociologia. Da allora visse in questa città da dove si allontanò soltanto per brevi,
ma frequenti viaggi in Olanda.
Nacque a Komik, nei pressi di Proznan e cominciò a pubblicare le sue poesie nel
1945 su un quotidiano, riscuotendo successo nel suo paese sin dal 1956 con
numerose raccolte poetiche come “Richiamo allo Yeti”, “Sale” e “Gran
divertimento”, in cui il quotidiano fu raccontato tramite intense riflessioni morali e
poetiche, attraversando ed accompagnando con le sue opere tutta la travagliata
storia novecentesca del suo paese, la Polonia, contribuendo a creare una letteratura
qualitativa e lasciando tracce indimenticabili delle sue opere in tutto il mondo,
tradotte in mille lingue europee, ma anche in arabo, ebraico, giapponese, cinese ed
alcune sue sillogi di poesia sono state pubblicate in Germania e negli Stati Uniti.
La sua fama all’estero iniziò con le prime pubblicazioni del 1960 in Germania,
Inghilterra, Russia e Svezia, traduzioni che poi si sarebbero intensificate
profondamente dopo il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996
ed ancora prima ricevette nel 1954 il Premio per la letteratura Città di Cracovia, nel
1991 il Premio Goethe, nel 1995 il Premio Herder e la Laurea ad honorem
dell’Università di Poznan Adam Michiewicz.
La sua fortuna all’estero iniziò con le prime pubblicazioni del 1996 in Germania,
Inghilterra, Russia e Svezia, traduzioni che poi si sarebbero intensificate
profondamente dopo l’assegnazione del Nobel e negli Stati Uniti d’America i suoi
“Collected poems” riscossero notevole successo, mentre in Italia l’editore Vanni
Scheiwiller che all’epoca era tra i pochi a conoscerla approfonditamente pubblicò
un’edizione fuori commercio nel 1994 e dopo nel 1996 la raccolta “Gente sul Ponte”
in cui come un’eroina di Troia registrò l’immobilità di corpi scomodi, testamenti
stracciati di morti ed un tempo trascorso con notizie inaspettate, imponendoci
confronti tra amori infelici e granelli di sabbia, in cui solo l’anima protestando “ è
l’unica voce che manca nell’inventario”.
Altre poesie dell’autrice comparirono su varie riviste fra cui “L’almanacco dello
specchio” (1979), la “Nuova rivista europea (1979) e nell’antologia nel 1977 sulla
Poesia polacca contemporanea”.

Autrice di numerose raccolte poetiche, si annoverano tra le più recenti Duwkropec,
(Due punti), pubblicata in Polonia nel 2005 dove nei suoi versi pose la vita spirituale
prima di tutto e nelle sue liriche, soventi brevi come aforismi, diede voce con
immensa lucidità ed ironia ai problemi morali epocali muovendo da avvenimenti ed
osservazioni semplici, quotidiane ed in cui l’uomo è estraneo ed in antitesi con la
natura e dove “la poesia nasce dal silenzio”.
Ironica, curiosa, tagliente e tenera contemporaneamente, dotata di una certa
riservatezza, un carattere schivo e timido, riluttante alle celebrazioni, alle interviste
ed agli incontri pubblici, ha lasciato il vuoto di una vita che non si spegne, in cui la
vita stessa e la poesia non si lasciano spiegare, semmai sentire, ed è una particolare
opportunità tutta da catturare al volo.
La sua fu più una resistenza alla storia iniziata nel 1941 quando per fuggire alle
deportazioni s’impiegò alle ferrovie e poi, fra qualche illustrazione e racconto, visse
un esordio poetico fra critici e redattori consapevoli di un valore alquanto modesto.
Cerco la parola fu pubblicata prima nel ’45, durante il periodo universitario alla
facoltà di Lettere e Sociologia di Cracovia, studi che interruppe per lavorare come
segretaria di redazione e dedicarsi alla prima raccolta poetica intorno ai trent’anni.
Dirigere la sezione poetica di una famosa rivista partecipando all’associazione degli
scrittori polacchi furono per lei come un’avanzamento, un’iniziale difesa del potere
con lo stesso impegno che la spronò a restituire alla censura del Partito Operaio la
tessera ipocrita e tra i viaggi da Cracovia a Varsavia convissero passaggi di letture e
traduzioni da poeti barocchi francesi a un’antologia della poesia ebraica, fino agli
anni Ottanta ed alla clandestinità di Solidarnosc che la premiò tra gli scrittori
d’opposizione.
Leggendo e rileggendo alcune sue meravigliose poesie, ho notato che alcuni suoi
versi si sono ben impressi nella mia mente, con tanto d’ironia intelligente e quel
distacco apparente usato per raccontare sapientemente l’incanto di ogni vita
umana, attraverso i moti dell’anima e del cuore, la sola vera ed unica ricchezza!

(Mariagrazia Toscano)