24 October 2021
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“Il linguaggio giovanile e l’arte oratoria”: di Mariagrazia Toscano

  • Ottobre 1, 2021
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“Il linguaggio giovanile e l’arte oratoria”: di Mariagrazia Toscano

 

Soprattutto negli ultimi decenni, i giovani utilizzano per comunicare fra di loro un linguaggio diverso, spesso fuori dai canoni che tradizione imponeva.

Spesso storpiano alcune parole, più spesso ne “coniano di nuove”. Alcuni di questi vocaboli col tempo, entrano quindi a far parte della lingua italiana e vengono inseriti nei vocabolari.

Molti adulti mal tollerano queste nuove forme linguistiche e rimproverano ai giovani di rovinare la nostra lingua italiana così bella e nobile. Per contro, una lingua è bella finchè è viva, cioè finchè si evolve ed arricchisce in rapporto alle esigenze comunicative della concreta e reale vita sociale.

D’altronde, non tutte le parole “coniate” dai giovani entrano a far parte del vocabolario: esse, invece, vengono sottoposte ad una dura selezione, per cui solo quelle veramente acquisite profondamente da tutti gli strati della popolazione entrano a far parte della nostra lingua ufficiale.

Ai giovani, quindi, mi sembra che debba essere senza dubbio riconosciuto il merito di essere i principali motori dell’evoluzione della lingua parlata e scritta a tal proposito, per altro, bisogna aggiungere che negli ultimi tempi non sono soltanto i giovani “a coniare” le parole che compongono il loro linguaggio. Anche molti messaggi pubblicitari e molte trasmissioni televisive, per accattivarsi la simpatia del pubblico più giovane, utilizzano spesso e volentieri parole completamente nuove.

Ciò comporta senz’altro la perdita di spontaneità del linguaggio giovanile, ma è comunque un fenomeno evolutivo della nostra lingua che se condotto con moderazione ha comunque dei risvolti positivi.

I motivi, per cui i giovani avvertono l’esigenza di comunicare fra di loro usando un linguaggio diverso da quello ufficiale sono diversi. I ragazzi sentono infatti l’esigenza di conquistarsi degli spazi vietati agli adulti, di scambiarsi emozioni e segreti in modo tale da “mimetizzarsi” nei confronti della generazione precedente. Un linguaggio comune e diverso, inoltre, crea uno spirito di aggregazione fra di loro, aiutandoli a confidarsi difficoltà, esperienze, gioie e dolori.

Infine, il linguaggio serve anche per differenziare gruppi giovanili diversi e permettere agli appartenenti ad uno stretto gruppo di riconoscersi facilmente. In pratica, come il modo di vestire, anche il modo di parlare offre ai giovani la possibilità d’identificarsi in un gruppo ben preciso e quindi sentirsi meno soli e più compresi da persone più affini a loro.

Chi ogni tanto come me, partecipa a delle conferenze per diletto o lavoro, sicuramente avrà notato che tutti coloro che parlano in pubblico ormai si avvalgono di qualche strumento per dare più efficacia al proprio discorso, ed ecco il ricorrere non solo al microfono, ma talvolta anche alla lavagna luminosa, ripresa video, freccetta luminosa per indicare alcuni punti essenziali su diagrammi e tabelle, al proiettore di diapositive o slides che dir si voglia.

Sono tuttavia pochi coloro che sanno veramente far buon uso degli strumenti che impiegano; in molti guardano con una particolare diffidenza addirittura il semplice microfono e sovente lo adoperano in modo tale che la voce non viene amplificata al meglio; altri usano diapositive e lucidi non per visualizzare alcuni concetti e renderli più comprensibili, ma per proiettare le stesse frasi che vengono pronunciate durante il discorso, con ciò non aggiungendo nulla di nuovo alla comunicazione.

Si tenga presente che senza strumenti si dovrebbe fare affidamento soltanto sulle proprie forze, sulla potenza fisica, della voce e capacità di far comprendere le parole pronunciate in modo più chiaro possibile. Con gli strumenti, invece, è possibile parlare a grandi platee anche se non si possiedono particolari doti vocali o se non si hanno i requisiti del buon oratore.

E’ pur vero che nessun artificio può far diventare gradevole un oratore scadente e noioso e che quindi, sarebbe auspicabile far parlare solo chi è veramente capace di farlo; ma, a ben riflettere, è altrettanto vero che i supporti per parlare in pubblico sono usati – guarda caso – proprio da chi sa parlare bene.

Comunque, anche chi non brilla di luce propria può sempre darsi da fare per migliorare il più possibile i suoi tentativi oratori cercando quanto meno, di acquisire maggiore dimestichezza con i mezzi sussidiari che le nuove tecnologie gli offrono.

Mariagrazia Toscano

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Marco Naponiello