Foto di copertina tratta da Google

La Costituzione della Repubblica Italiana riconosce i diritti inviolabili dell’uomo e tra questi esiste la libertà di pensiero, di espressione ed informazione.

In Germania verso la metà del XV secolo, Johannes Gutenberg (1395 circa – 1468) adottò per primo la stampa a caratteri mobili e gli effetti di massa ottenuti da questo nuovo mezzo per la riproduzione dei testi scritti furono ben noti qualche decennio dopo, quando l’iniziativa di Martin Lutero, uno sconosciuto monaco di Wittemberg, fu riprodotta e pubblicizzata dalla stampa trasformandosi nel grande movimento della riforma protestante.

Il primo giornale moderno uscì in Germania nel 1609, differendo dai pamphlets perché usciva ad intervalli regolari, solitamente una o due volte alla settimana, ed era numerato per permettere al lettore di sapere se ne avesse perso uno.

Nel 1631 il Cardinale Richelieu, che governò la Francia con Luigi XII dal 1630 al 1643, decide la fondazione di un giornale d’informazione ufficiale denominato “La Gazzette” e tra il 1648 ed il 1650, sempre in Francia, cominciarono a circolare anche giornali non ufficiali, come il “Courrier Bordelais”. Intanto nei Paesi Bassi, dove la popolazione era assolutamente alfabetizzata, circolavano una grande quantità di giornali, le cui notizie erano particolarmente di tipo commerciale.

In Portogallo, dove si stava effettuando la lotta per l’indipendenza dalla Spagna, tra il 1641 ed il 1647 la “Gazeta” di Lisbona riportò le notizie sulla guerra.

Il giornale, che aveva iniziato ad affermarsi come strumento divulgativo nell’età dell’Illuminismo, conosce un notevole sviluppo nella prima metà del XIX secolo con l’avvento dei giornali popolari a considerevole tiratura con la diffusione in particolare di fatti di cronaca che avvalendosi della moderna invenzione del telegrafo permettono di far giungere simultaneamente in luoghi lontane le notizie.

Per i giornali sono risolutivi gli anni 1870 e 1880, durante i quali, in primis negli Stati Uniti, vedono la luce gli imperi della carta stampata attraverso la c concentrazione delle testate, il cosiddetto quarto potere con ai suoi vertici uomini illustri come Pulitzer ed Hearst, l’indimenticabile protagonista del film di Orson Welles Citizen Kane.

La gara tra le piu’ importanti testate giornalistiche per conquistarsi i lettori produce la necessità di trovare costantemente notizie che monopolizzano l’attenzione del pubblico; in questo modo nasce il famoso scoop, il colpo giornalistico, la notizia sensazionale pubblicata in esclusiva ed i fatti, svolgendo un’importante funzione civile.

Con il passare del tempo i giornali, diventano un efficace mezzo per la formazione dell’opinione pubblica e la costruzione del consenso intorno a discriminate decisioni, di cui un esempio significativo ne è il caso di Dreyfus esploso in Francia alla fine dell’Ottocento a proposito di un  ufficiale ebreo, accusato di spionaggio.  Quando il caso varcò l’aula del tribunale fu seguito dalla stampa di tutto il mondo ed i giornali conservatori e nazionalisti della destra francese si scatenarono in una violenta campagna antisemita contrastata dagli intellettuali democratici  e liberali che presero posizione su altri organi di stampa.

Dai geroglifici agli obelischi egiziani ai bassorilievi della colonna Traiana, così come dalle sculture agli affreschi delle cattedrali medievali, tutto costituisce informazione, in una sola parola, mass media!

Nato alla fine del XIX secolo come forma di spettacolo, esattamente il 28 dicembre 1895 nel Salone Indiano del Gran Caffè di Parigi con la prima proiezione di alcuni cortometraggi realizzati dai fratelli Lumière, aveva presto mostrato di avere tutte le carte in regola per diventare un potente mezzo d’informazione, una vera e propria industria specialmente dopo che nel 1927, era stato prodotto il primo film sonoro.

I regimi totalitari fecero ampio ricorso al cinema sia per la diffusione dei loro notiziari, nella forma del cinegiornale, sia per la divulgazione propagandistica della loro storia, attraverso il cinedocumentario, sia infine per l’indottrinamento ideologico tramite film di finzione da essi stessi prodotti. L’impressione di realtà offerta dalla radio mediante l’immediatezza della trasmissione veniva raggiunta dal cinema grazie alla presunta oggettività dell’immagine catturata dalla macchina da presa.

Quando questi due aspetti, immediatezza ed immagine, si salderanno insieme l’impressione di realtà sarà completa. E’ ciò che accade negli anni cinquanta con l’avvento della televisione. Questo nuovo mezzo ha lo straordinario potere di monopolizzare l’attenzione del pubblico che vi si può avvicinare solo interrompendo le proprie attività e quando inizia a comparire nei salotti delle case o dei bar, diviene presto il principale polo d’attrazione. L’impressione di essere testimoni diretti di ciò che viene trasmesso non è più offerta solo a qualche centinaio di spettatori di una sala cinematografica, ma a milioni di persone che contemporaneamente, in luoghi anche lontanissimi, si ritrovano davanti ai teleschermi.

Non soltanto all’interno di ogni paese, ma nel mondo intero si costituisce, secondo la famosa metafora proposta dal sociologo canadese Herbert Marshall McLuhan (1911-1980), un villaggio globale reso uniforme dalla partecipazione allo stesso evento televisivo. Attraverso il contatto che stabilisce con il pubblico, la televisione fissa i temi all’ordine del giorno, la lista degli argomenti di cui discutere e su cui avere una propria opinione. Così il mezzo televisivo svolge un ruolo importante nella costruzione del sistema di riferimento di ciascuno e partendo dall’assunto secondo cui la televisione trasmette la realtà, si arriva alla conclusione che la realtà è unicamente quella che viene trasmessa dalla televisone.

Ed ora, una piccola curiosità: la televisione nasce dall’ampliamento della fotografia, cinematografia e radiofonia. La prima intuizione di televisione nasce dal romanzo “ Ventesimo secolo” scritto nel 1883 da Albert Robida, in cui l’autore descrive un oggetto il tele fonoscopio utilizzato per la visione a distanza. Ma la vera e propria televisione nasce nel 1933, dopo un susseguirsi di scoperte (disco di Nipkow, cellule fotoelettriche, tubo a raggi catodici, ricevitore a raggi catodici.

Nel 1954 nasce a Milano la televisione ufficiale italiana.

La radio questo apparecchio, in grado di trasmettere istantaneamente le notizie ad un vasto pubblico ed a grande distanza, introduce una nuova concezione del tempo nella comunicazione. Ovunque noi siamo è sufficiente schiacciare  un semplice tasto per dare voce ad uno strumento così piccolo ma così importante che lo rendono il mass media più diffuso.

Le sue origini risalgono a tempi lontanissimi, quando Guglielmo Marconi, (Bologna, 25 aprile 1874 – Roma, 20 luglio 1937) giovane studente bolognese, mise a punto nel 1895 il primo radiotelegrafo tramite cui si metteva in pratica la possibilità di comunicare senza fili.

Fin da giovane egli dimostrò un particolare interesse alle discipline scientifiche ed in particolare verso la fisica matematica e sperimentale, con il trascorrere del tempo, ebbe l’idea geniale di poter trasmettere e ricevere facilmente le onde Hertziane a grande distanza a tal punto da dedicare la maggior parte della sua vita allo sviluppo della radiocomunicazione. In seguito a numerosi esperimenti eseguiti nella villa paterna, riuscì a creare un apparecchio straordinario in grado d’inviare segnali a distanza da quasi 2400 chilometri; nel 1897 fondò la Marconi’s Wireless Telegraph Company, certo di essere riuscito nell’idea di farsi brevettare la propria rivoluzionaria invenzione in Inghilterra. Nel 1901 trasmise segnali radio dalla Cornovaglia all’isola di Terranova, in Canada.

Un onore per Marconi premio Nobel per la fisica nel 1909, vedere impiegato il proprio sistema di radiocollegamento dalle navi italiane ed inglesi e nel più grande transatlantico mondiale, il famoso Titanic, nel cui affondamento morirono 600 persone ( circa 700 si salvarono grazie al sistema radio di bordo fenomenale che ha permesso di chiedere i soccorsi).

Orson Welles, attore e regista americano che lavorava in una stazione della catena radiofonica CBS diffuse nel 1938 la sua prima trasmissione. Egli in quell’occasione inserì all’interno di un comune programma musicale, la lettura di alcuni brani del romanzo fantascientifico di Herbert George Welles, La Guerra dei mondi.

 

I brani furono letti negli spazi dedicati ai notiziari con il risultato che numerosi ascoltatori accolsero le notizie come vere e reagirono come se fosse decisamente in corso un’invasione di extraterrestri. Questa esperienza metteva in luce la sostanziale potenza che la comunicazione di massa aveva ormai raggiunto, sia la sua capacità di procurare una patente di verità ad ogni tipo d’informazione presentata come notizia. La radio, come la televisione in seguito, sembrava essa stessa garantire l’oggetttività e quindi la verità delle sue informazioni.

I regimi totalitari instauratisi in Europa tra le due guerre mondiali (soprattutto il fascismo italiano, il nazismo tedesco e lo stalinismo sovietico) non trascurarono di fare uso assolutamente di questa grande potenza dei mass media. Attraverso il monopolio della comunicazione e l’uso della censura controllavano la diffusione delle notizie autorizzando soltanto quelle che li favorirono essendo funzionali al loro funzionamento.

Dal 1920 al 1950 sono stati gli anni d’oro della radio, con sempre piu’ programmi trasmessi. La radio era diventata un aggregatore sociale. Le persone si riunivano per ascoltare musica, una trasmissione sportiva o uno spettacolo comico. Essa era particolarmente importante durante la grande depressione, perché forniva una conveniente forma d’intrattenimento. E l’industria della musica? Improvvisamente diversi tipi di musica potevano essere ascoltati in tutto il paese o persino nel mondo. La radio ha significato molto per la fama di musicisti come Ella Fitzgerald e Louis Armstrong e diffondeva stili differenti di musica in tutto il paese.

Durante la seconda guerra mondiale, essa giocò un ruolo fondamentale nell’informare i cittadini sulla situazione nel loro paese e nel mondo. Durante i periodi di guerra, la radio era sia amata che temuta. Dato che la radio fornì alle autorità un grande strumento per la propaganda, delle stazioni radio “pirata” cominciarono a nascere in diversi paesi. Queste stazioni diventarono molto importanti per lo spirito di resistenza ed esse furono presto proibite in molti paesi europei occupati.

Dopo la seconda guerra mondiale la televisione fece il suo ingresso nel mondo, l’epoca d’oro della radio sarebbe finita presto. Grazie al ruolo significativo delle radio di quei tempi, molte di esse d’epoca sono state conservate. Da Philips a Tesla, dalle radio d’epoca del 1929 alle bellissime radio d’avanguardia del 1952, alcune sono molto preziose, altre portano in sé una ricca storia, ma tutte simboleggiano un grande cambiamento storico.

Che dire? Attualmente, ascoltiamo la radio soprattutto mentre guidiamo, nelle nostre case invece la radio è stata sostituita dalla televisione e da internet. Un tempo, i libri di testo e le lezioni universitarie erano l’unico modo per acquisire conoscenza; i programmi radio, tuttavia, potevano raggiungere molte più persone, direttamente nelle loro case. Oltre a diffondere le informazioni da “libro di testo” alla radio, anche le questioni politiche e sociali venivano discusse da diversi punti di vista. I bambini ed i ragazzi potevano avere così una visione molto più progressiva sulla società rispetto a quella che fornivano le scuole. Al giorno d’oggi, essa viene utilizzata nelle scuole dei paesi sviluppati.

Una curiosità: l’audio arrivò con la prima stazione commerciale che nacque nel 1919 a L’Aia, nei Paesi Bassi. Presto ci furono stazioni in tutto il mondo e tra il 1920 ed il 1930, era possibile trovare una radio in quasi ogni casa occidentale.

Mariagrazia Toscano