Valditara disegna un Paese senza futuro se chiude ai nuovi italiani Mastrovito (ACLI): si lavori alla legge sulla riforma della cittadinanza. I dati ISTAT sul saldo demografico sono drammatici  
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Valditara disegna un Paese senza futuro se chiude ai nuovi italiani Mastrovito (ACLI): si lavori alla legge sulla riforma della cittadinanza. I dati ISTAT sul saldo demografico sono drammatici  

Potremmo annoverare questo tempo, come l’età delle fratture, mai così tante e così profondamente divisive.

Dalle guerre ai genocidi, dalle dittature alle prevaricazioni sui diritti per arrivare alle strutturali fragilità sociali, culturali, economiche e climatiche che alimentano diseguaglianze, ingiustizie e separazioni nelle condizioni di vita che tra quotidiane sofferenze ed insofferenze, rischiano di travolgere ogni relazione e ogni progetto collettivo.

 

In un Paese in cui vivono 5 milioni di cittadini stranieri regolari ed oltre un milione di bambini con genitori di origine straniera, italiani di fatto ma non di diritto che negli ultimi anni hanno frequentato le scuole italiane, (11,3% della popolazione scolastica), pare che la preoccupazione maggiore del governo e del Ministro della Istruzione, sia quella di ritornare alle classi differenziate.

 

Ci saremmo aspettati – dichiara Mastrovito, Coord. nazionale Acli Politiche Immigrazione – a questo punto della legislatura un sussulto delle forze politiche sulla riforma della legge sulla cittadinanza e invece ci ritroviamo ancora a discutere di come dividere nella comunità scolastica, già di suo multiculturale, gli italiani dagli stranieri. Ma quella di Valditara, è solo l’ultima manifestazione, in ordine di tempo, di un progetto o peggio di una idea di Paese, sempre più diviso per categorie.

 

Ebbene, se non ci appassiona la querelle sul post sgrammaticato del Ministro, rubricandolo nell’ormai ordinario ed insipiente linguaggio della social-politik, molto di più ci interroga e preoccupa l’irricevibile e sconnessa dichiarazione di Valditara sulle percentuali degli alunni stranieri in classe.

 

Intanto si rinnova un clichè ormai stucchevole e collaudato, che viene riproposto puntualmente alla viglia delle competizioni elettorali; il richiamo allo straniero torna tra noi, come “parola chiave” per ri-animare un dibattito politico stanco ed a tratti naif, che dovrebbe concentrarsi su questioni più cogenti. Ma siamo consapevoli che la questione degli stranieri e dei migranti, costituiscono una rendita elettorale per alcune forze politiche che piuttosto che agitare angosce e inquietudini in nome della sicurezza e stabilità sociale, dovrebbero almeno provare a governare un fenomeno irreversibile, quale quello della mobilità tra popoli.

 

Tornando all’algebrica proposta del Ministro, riteniamo valga la pena ricordare, per chi come lui, si avventura in computi ragionieristici, che in realtà criteri di composizione delle classi con riferimento a percentuali di presenze madrelingua  esistono già da quasi quindici anni. Previsioni di difficile applicazione in aree del Paese a più densa concentrazione di migranti a cui si uniscono le migrazioni degli studenti italiani all’estero e l’inesorabile inverno demografico in corso, che svuoterà le nostre scuole di 1,3 milioni di studenti. Proprio oggi i dati ISTAT ci allertano sul saldo demografico negativo che passa da 393 a 379 mila.

 

Piuttosto che dividere e differenziare, come ACLI consigliamo al Ministro Valditara di investire le migliori risorse umane ed economiche a disposizione del suo Dicastero per consentire ai ragazzi di origine straniera arrivati dopo l’età della scuola dell’obbligo in Italia, di recuperare con corsi ad hoc con momenti suppletivi di studio.

 

Così come ci appare opportuno ricordare, che con il decreto Cutro, questo governo ha scelto di limitare servizi complementari del sistema di accoglienza e tra questi la mediazione linguistico-culturale e la somministrazione dei corsi di lingua italiana. Scelte che oggi appaiono alquanto contraddittorie rispetto alle motivazioni addotte dal Ministro.

Il cruccio che si ripresenta ogni qual volta si apre il dibattito sugli stranieri è aver mancato l’appuntamento con la Legge di riforma sulla cittadinanza in forza della quale gli alunni impropriamente definiti stranieri sarebbero già italiani.

Se si vuole rendere un servizio al futuro del Paese, si lavori in questa direzione facendosi aiutare dagli insegnamenti ereditati da figure di sacerdoti santi come don Bosco e don Milani