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Il Passaggio delle consegne non si è ancora concluso; mentre la campanella, simbolo della consegna del testimone tra Giuseppe Conte, Primo ministro uscente e Maio Draghi, Primo ministro subentrante suona ancora, che già gli umori dei partiti si addensano come aria cupa su questo terzo atto della XVIII legislatura. Il Governo dei due presidenti: Mattarella – Draghi nasce all’insegna dell’incertezza.
I primi sintomi di “mal di pancia” li ha manifestati Salvini, mal digerendo Luciana Lamorgese confermata al “Ministero degli interni”, non potendo controllare a suo modo i migranti.
Nel mezzo, in parte soddisfatti, ci sono i partiti che, chi più chi meno, hanno ricevuto anche loro il contentino: come Forza Italia, il Partito Democratico, la stessa Lega, ognuno con tre dicasteri, gran parte “senza portafogli”.
Un po’ più sotto, ci sono i partiti che non possono lamentarsi a causa della loro esigua forza politica, come nel caso di Italia Viva, che ha ottenuto un dicastero in meno rispetto all’era Conte. Si registra persino il malessere di Fratelli d’Italia, che dall’opposizione, manda a “Non è l’arena” di “LA7” del 14/2/2021, Daniela Santanchè a insultare i ministri appena nominati, prendendo di mira soprattutto di Maio diffamandolo pubblicamente senza che il Giletti la frenasse, tacciandolo ancora una volta d’ignoranza pubblicamente. Ormai, la dignità dei ministri ha subito un forte crollo; mentre, a guadagnarci è la cattiva educazione.  Certamente, di Maio è il ministro più calunniato da parte di chi “non riesce a entrare nei suoi ruoli ministeriali”, pur giovanissimo. E pensare che parli l’inglese come madre lingua… e Draghi l’ha premiato per il suo lavoro… come ministro capace.
Purtroppo, veri e propri conati di vomito li sta soffrendo il M5S, il quale si è sentito tradito dal Premier entrante, non avendo rispettato, secondo loro, la promessa di ottenere il super-Ministero della “Transizione Ecologica”, preteso da Grillo a colloquio con Draghi durante le consultazioni.
Il fondatore del Movimento era certo dell’assegnazione poiché il “tema politico” afferente all’ecologia l’ha considerato una “lotta primaria del suo partito”. Infatti, per convincere la “Piattaforma Rousseau”, lo stesso Grillo aveva proposto una domanda inequivocabile, la cui risposta sarebbe stata orientata verso il si:
Sei d’accordo che il Movimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal Movimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?”. Il 59,3% ha risposto si! Il restante 40,7% ha risposto no! Favorendo l’adesione al governo Draghi a scatola chiusa.
Purtroppo, le aspettative grilline si sono infrante contro “gli equilibri” che Draghi aveva metabolizzato per la sua squadra, incurante dei “disturbi egoistici dei partiti”. Il Movimento si spacca perché come primo partito della “folta coalizione” governativa riteneva di dover meritare più riguardo; infatti, ora, non pochi, come Barbara Lezzi, si augurano una riapertura delle votazione della “base” per sottrarsi all’impegno politico “imposto” dall’ex banchiere europeo, proprio perché non è stato costituito il super ministero di Transizione Ecologica al controllo del M5S. Si teme che almeno una trentina di pentastellati non voteranno la fiducia.
Intanto già affiorano le lagnanze per i vari problemi “reali” legati alle chiusure delle stazioni sciistiche.  Salvini, Renzi e le regioni, specie del nord, sono contro Speranza per lo stop allo sci. In altre nazioni c’è già in atto un lockdown, ma mostrano meno fermento che da noi.
Ritengo che bisogna fermarsi ed esaminare ogni cosa. La prima da evidenziare è la sconfitta della politica, incapace di gestire i propri egoismi; mentre, combatte gli avversari con calunnie e diffamazione. Oggi, al primo posto c’è l’Italia che versa in una pessima condizione economica ed epidemiologica. Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare tutti insiemi. Superare incondizionatamente i vari dissidi Berlusconi – M5S e PD – Lega. Chi decide è Draghi, il quale ha una grossa responsabilità verso tutti. Se riuscirà ad attuare il programma prefissato, bene per tutti gli italiani; ma se non dovesse riuscirci, allora tutti potranno avanzare le loro critiche. Non seppelliamo questo governo “prima di nascere” com’è stato fatto col precedente, al quale non gli si è dato merito neanche per aver ottenuto i 209 miliardi di Recovery plan, e soprattutto la buona gestione della pandemia, almeno rispetto agli altri paesi europei e non europei.

Vittorio Campagna