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Il cervello che “legge” gli altri: la neuroscienza della valutazione sociale in tempo reale

today10 Marzo 2026 30 5

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Il cervello che “legge” gli altri: la neuroscienza della valutazione sociale in tempo reale

Quando incontriamo qualcuno, parliamo con un collega o negoziamo una decisione, il nostro cervello sta già facendo qualcosa di molto complesso: sta cercando di capire chi abbiamo davanti. Valuta se la persona è prevedibile, intelligente, sincera o strategica, e aggiorna continuamente queste ipotesi man mano che l’interazione procede. Questo processo che gli scienziati chiamano mentalizzazione adattiva, è una delle abilità cognitive più importanti per la vita sociale.

Una nuova ricerca condotta presso l’Università di Zurigo ha individuato quella che gli studiosi definiscono una vera e propria “impronta neurale” di questo processo. Esiste un modello di attività cerebrale specifico che permette di capire quanto velocemente una persona riesce a interpretare le intenzioni degli altri e ad adattare il proprio comportamento di conseguenza.

Per studiare questo fenomeno, i ricercatori hanno coinvolto più di 570 partecipanti, osservando la loro attività cerebrale attraverso la risonanza magnetica funzionale mentre partecipavano a una serie di partite ripetute del classico gioco sasso-carta-forbici. I partecipanti giocavano contro avversari umani oppure contro sistemi artificiali, e a ogni turno dovevano cercare di capire la strategia dell’altro. Grazie a un modello computazionale, gli scienziati hanno potuto misurare quanto rapidamente ciascun giocatore riuscisse a cambiare valutazione quando il comportamento dell’avversario cambiava.

I risultati hanno mostrato una grande variabilità individuale. Alcune persone riconoscono quasi immediatamente il cambiamento di strategia dell’altro e adattano rapidamente il proprio comportamento; altre impiegano più tempo per capire cosa sta succedendo. Questa differenza dipende in gran parte dal funzionamento di una rete cerebrale sociale che si attiva quando dobbiamo riconsiderare ciò che pensiamo di qualcuno.

In particolare, un ruolo centrale è svolto dalla corteccia temporoparietale, coinvolta nella capacità di immaginare i pensieri e le intenzioni altrui, e dalla corteccia prefrontale dorsomediale, che aiuta a valutare le informazioni sociali e a formulare giudizi sugli altri. Quando le nostre aspettative risultano sbagliate, entra in gioco anche l’insula anteriore, che registra una sorta di segnale di errore: è il momento in cui il cervello capisce che deve aggiornare la propria interpretazione della situazione.

Questo meccanismo è stato descritto dai ricercatori come una specie di “momento oops” del cervello sociale. Quando scopriamo che l’altra persona non si comporta come ci aspettavamo, queste aree cerebrali aumentano improvvisamente la loro attività, costringendoci a rivalutare la strategia dell’interlocutore.

La scoperta più sorprendente è che questi modelli di attività neurale permettono di prevedere con grande precisione quanto una persona sarà capace di adattarsi socialmente. Analizzando i dati cerebrali, i ricercatori sono riusciti a prevedere il comportamento dei partecipanti con un’accuratezza vicina al 90%, anche quando i dati provenivano da individui non utilizzati per costruire il modello iniziale.

Questo risultato suggerisce che la mentalizzazione non è una capacità statica, ma un processo dinamico e continuo, che il cervello aggiorna costantemente durante ogni interazione. Non si tratta semplicemente di “capire gli altri”, ma di ricalibrare in tempo reale le nostre ipotesi sulle loro intenzioni, strategie ed emozioni.

Le implicazioni di questa scoperta potrebbero essere molto importanti anche in ambito clinico. Disturbi come l’autismo o il disturbo borderline di personalità sono spesso caratterizzati da difficoltà nella comprensione delle dinamiche sociali. Se questa “impronta neurale” della mentalizzazione verrà confermata da altri studi, potrebbe diventare uno strumento oggettivo per misurare le abilità socio-cognitive dei pazienti e monitorare l’efficacia delle terapie mirate a migliorare le competenze relazionali

Scritto da: Marco Naponiello

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