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MICROCHIP PER CANI E GATTI, LOTTA ALL’ABBANDONO E AI MALTRATTAMENTI, CIOTOLE D’ACQUA CONTRO IL CALDO: ANCHE EBOLI E IL SUD SEGUANO L’ESEMPIO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
EBOLI – Dal 1° luglio 2026 il Friuli Venezia Giulia introdurrà l’obbligo del microchip per tutti i gatti e della sterilizzazione per quelli che vivono anche all’esterno, una misura nata per contrastare il randagismo, prevenire gli abbandoni e favorire il possesso responsabile degli animali. Una scelta che potrebbe rappresentare un modello virtuoso anche per Eboli, la Piana del Sele e più in generale per le regioni meridionali, dove il fenomeno del randagismo continua a rappresentare una delle principali emergenze nel campo del benessere animale. Il microchip non è soltanto un adempimento amministrativo, ma uno strumento di tutela che consente di identificare con certezza il proprietario dell’animale, facilitandone il ritrovamento in caso di smarrimento e scoraggiando comportamenti irresponsabili. In Friuli Venezia Giulia la misura è stata introdotta proprio per ridurre il numero di animali senza padrone e delle cucciolate indesiderate, prevedendo anche contributi economici per le famiglie con minori disponibilità. L’estate, come ogni anno, è il periodo più critico. Migliaia di cani e gatti vengono abbandonati lungo le strade, nelle campagne e nelle periferie urbane, con conseguenze spesso drammatiche sia per gli animali sia per la sicurezza degli automobilisti. Non tutti sanno che l’abbandono costituisce un reato previsto dall’articolo 727 del Codice Penale, punito con l’arresto fino a un anno o con un’ammenda fino a 10mila euro. Ancora più grave è il maltrattamento degli animali, disciplinato dall’articolo 544-ter del Codice Penale, che punisce chi provoca lesioni, sevizie o sofferenze agli animali con la reclusione da sei mesi a due anni e con multe da 5mila a 30mila euro. In presenza di episodi di abbandono o maltrattamento è fondamentale contattare immediatamente le forze dell’ordine, la Polizia Locale, i Carabinieri Forestali, i servizi veterinari dell’ASL competente o il numero unico di emergenza 112. Al tempo stesso, la tutela degli animali passa anche attraverso piccoli gesti quotidiani che possono fare la differenza, soprattutto durante le ondate di calore che stanno interessando l’intero Paese. Lasciare una ciotola d’acqua fresca all’esterno della propria abitazione, del proprio negozio o del proprio esercizio commerciale può contribuire a salvare la vita di cani e gatti randagi che soffrono la sete e le alte temperature. Si tratta di un gesto semplice, economico e profondamente civile, che molte associazioni animaliste promuovono da anni. L’esempio del Friuli Venezia Giulia dimostra che prevenzione, identificazione degli animali, sterilizzazione, educazione al possesso responsabile e sostegno alle famiglie possono rappresentare strumenti concreti per ridurre il randagismo e migliorare il rapporto tra cittadini e animali. Anche Eboli e le città del Mezzogiorno potrebbero avviare campagne informative sul microchip per cani e gatti, incentivare la sterilizzazione, contrastare con maggiore efficacia gli abbandoni e promuovere iniziative per garantire acqua e assistenza agli animali randagi durante l’estate. Perché il livello di civiltà di una comunità si misura anche dalla capacità di proteggere chi non ha voce e dipende totalmente dalla responsabilità degli esseri umani.

Scritto da: Marco Naponiello
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