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Perché gli adattamenti dei libri spesso ci deludono
Quando guardiamo un film tratto da un libro amato e pensiamo “non è così che me lo immaginavo”, non è solo una questione di gusti. È il risultato dello scontro tra due immagini: quella creata dalla nostra mente durante la lettura e quella mostrata sullo schermo.
Leggendo un romanzo, molte persone costruiscono nella propria mente volti, luoghi e atmosfere, creando un vero e proprio film personale. Quando arriva l’adattamento cinematografico, le scelte del regista possono entrare in conflitto con quelle immagini già presenti nella nostra memoria, provocando una sensazione di disagio o delusione.
Questo fenomeno esiste da molto prima del cinema: già nell’Ottocento le illustrazioni nei libri suscitavano discussioni perché alcuni lettori temevano che immagini già definite limitassero la propria fantasia.
La scienza ha mostrato che durante la lettura il cervello usa anche aree legate alla visione per costruire immagini mentali. Ma non tutti hanno questa capacità: le persone con afantasia, che non formano immagini nella mente, spesso vivono gli adattamenti cinematografici senza questo contrasto, perché il film offre loro una rappresentazione visiva nuova.
La reazione agli adattamenti rivela quindi quanto sia personale il rapporto tra parole e immaginazione: ogni lettore crea un mondo unico, e nessuna versione cinematografica potrà mai coincidere completamente con quello che ha visto nella propria mente.
Di Chiara Vergani
Scritto da: Marco Naponiello
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