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L’intelligenza artificiale può alterare la memoria dei testimoni
L’intelligenza artificiale entra sempre più spesso nelle attività investigative, dove può essere utilizzata per analizzare e sintetizzare grandi quantità di immagini e video. Ma cosa accade quando una sintesi automatica contiene errori? Una nuova ricerca della Georgetown University e dell’Università di Washington evidenzia un rischio particolarmente importante per la criminologia: l’IA può contribuire a modificare la memoria dei testimoni.
I ricercatori hanno analizzato sistemi come ChatGPT e Gemini, chiedendo loro di riassumere video relativi a incidenti stradali. I modelli hanno omesso in media il 51,6% degli eventi centrali e, nel 95% dei casi, non hanno riportato il dettaglio più importante: l’investimento di un pedone.
L’esperimento condotto su 331 partecipanti ha mostrato poi un dato significativo. Dopo aver visto un video, le persone hanno letto un riassunto accurato oppure uno contenente informazioni inesatte. Chi aveva ricevuto il riassunto corretto ricordava correttamente gli elementi principali nell’83,6% dei casi; tra coloro che avevano letto il testo fuorviante, la percentuale scendeva al 44,8%.
Il punto più delicato è che sapere che il riassunto era stato prodotto dall’intelligenza artificiale non proteggeva i partecipanti dalla distorsione. L’informazione inesatta poteva quindi entrare nella memoria e diventare parte del ricordo dell’evento.
Dal punto di vista criminologico, questo risultato apre una riflessione importante sulla testimonianza oculare. Un testimone può essere sincero e, allo stesso tempo, ricordare un fatto in maniera inesatta perché il suo ricordo è stato contaminato da informazioni ricevute successivamente.
Per questo, nell’utilizzo dell’IA in ambito investigativo, la sintesi automatica non dovrebbe mai sostituire la fonte originaria. Video integrali, registrazioni e dichiarazioni spontanee devono rimanere distinti dalle ricostruzioni prodotte dall’algoritmo.
La domanda, quindi, non è soltanto “Che cosa ricorda il testimone?”, ma anche “Da dove proviene quel ricordo?”. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, questa distinzione potrebbe diventare fondamentale per una corretta ricostruzione dei fatti e per la tutela dell’attendibilità della testimonianza.
Di Chiara Vergani
Scritto da: Marco Naponiello
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