Ascoltatori:
Ascoltatori di punta:
Cosmo Innovatore – Edoardo Rocco: «Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma devastare non è libertà. Le immagini di violenza allontanano i cittadini e indeboliscono la fiducia nelle istituzioni»
C’è una domanda che la politica italiana dovrebbe porsi con serietà: quale messaggio arriva ai cittadini quando le proteste di piazza si trasformano in scontri, le scuole vengono danneggiate, le vetrine infrante, le automobili private distrutte e gli agenti delle forze dell’ordine diventano bersaglio di aggressioni? È una domanda che riguarda il clima nazionale, ma che offre anche uno spunto di riflessione per la realtà locale di Eboli, dove la ricostruzione di una classe dirigente credibile dovrà necessariamente passare attraverso il recupero della fiducia dei cittadini. Il diritto di manifestare, di scioperare e di esprimere il proprio dissenso rappresenta un fondamento irrinunciabile della democrazia. Le rivendicazioni degli studenti, dei lavoratori, degli autotrasportatori e degli agricoltori meritano ascolto, soprattutto quando nascono da difficoltà economiche reali, dalla preoccupazione per il futuro o dalla richiesta di servizi pubblici più efficienti. Ma esiste una linea che non può essere superata: la libertà di protestare non coincide con la libertà di devastare. Una rivendicazione perde forza quando viene accompagnata dalla distruzione di beni pubblici e privati, dall’intimidazione o dall’aggressione a chi è chiamato a garantire l’ordine e la sicurezza. SCUOLA E GIOVANI: PROTESTARE PER MIGLIORARE, NON PER DISTRUGGERE. Se gli studenti chiedono più risorse per la scuola, strutture sicure, laboratori, strumenti didattici e maggiori opportunità formative, le loro ragioni devono essere ascoltate. Ma quale coerenza c’è nel denunciare la carenza di investimenti nell’istruzione e poi danneggiare proprio gli edifici scolastici, che appartengono alla collettività e sono destinati alle generazioni future? La protesta deve produrre proposte, non macerie. Deve aprire un confronto, non interromperlo con la violenza. Di fronte alle mobilitazioni e all’appuntamento annunciato per il 30 ottobre a Roma, con una giornata di sciopero e mobilitazione che punta a unire studenti e lavoratori, è legittimo interrogarsi sul ruolo delle organizzazioni politiche e sindacali, sulla capacità di alcune proteste di trasformarsi in strumenti di contrapposizione permanente e sul rischio che le legittime istanze sociali vengano utilizzate per finalità estranee ai problemi denunciati. Non è corretto, tuttavia, attribuire indistintamente a tutti i manifestanti un disegno politico o una volontà eversiva. La responsabilità va accertata caso per caso. Allo stesso modo, non si possono confondere le nuove generazioni, comprese quelle di origine immigrata, con le minoranze che scelgono la violenza. L’origine familiare o culturale non determina il comportamento di una persona: contano le condotte individuali, il rispetto delle regole e la capacità di vivere responsabilmente nella comunità. LA PIAZZA NON PUÒ DIVENTARE UN CAMPO DI BATTAGLIA POLITICO. Quando una manifestazione si trasforma in uno scenario di scontri, con agenti feriti, negozi danneggiati e cittadini impauriti, il risultato è spesso l’opposto di quello dichiarato dai promotori. Chi osserva quelle immagini da casa non vede necessariamente una battaglia per i diritti: può vedere insicurezza, rabbia incontrollata e mancanza di rispetto per il prossimo. È soprattutto il cittadino che lavora, paga le tasse, accompagna i figli a scuola, gestisce un’attività commerciale o affronta quotidianamente difficoltà economiche a chiedere che la libertà di alcuni non diventi il disagio di tutti. Le forze dell’ordine non sono un bersaglio politico. Sono istituzioni dello Stato e svolgono una funzione essenziale nella tutela della sicurezza collettiva. Ogni eventuale abuso deve essere verificato nelle sedi competenti, ma nessuna contestazione può giustificare aggressioni indiscriminate contro gli agenti. Anche le organizzazioni sindacali hanno il diritto di proclamare scioperi e mobilitazioni, indipendentemente dal colore del governo in carica. La loro credibilità, tuttavia, si misura anche nella coerenza delle rivendicazioni e nella capacità di distinguere la tutela dei lavoratori dalla contrapposizione politica fine a sé stessa. Lo sciopero è uno strumento democratico, non un fine in sé. CARO CARBURANTI: IL DISAGIO VA ASCOLTATO, SENZA SEMPLIFICAZIONI. Anche nel territorio di Eboli e della Piana del Sele le proteste degli autotrasportatori e degli agricoltori hanno riportato al centro dell’attenzione il peso del caro carburanti e dei costi di produzione. Si tratta di categorie fondamentali per l’economia del Mezzogiorno, che affrontano difficoltà concrete e meritano risposte efficaci. Bloccare le arterie stradali, però, può compromettere il diritto al lavoro di altri cittadini, ritardare le consegne, ostacolare le attività produttive e creare problemi anche a chi deve raggiungere un ospedale o assistere un familiare. La protesta è legittima; trasformare un disagio economico in un disagio imposto a migliaia di persone richiede invece una valutazione attenta e responsabile. Il rincaro dei carburanti si inserisce in uno scenario internazionale particolarmente complesso, segnato dalla guerra in Iran e dalle tensioni sui mercati energetici. Il governo italiano non può essere ritenuto responsabile delle decisioni militari e degli eventi geopolitici che determinano questi shock, ma deve essere giudicato per le misure concrete che adotta a tutela di famiglie, lavoratori e imprese. In questa direzione si collocano gli interventi temporanei sulle accise e le misure di sostegno all’autotrasporto, insieme alla previsione, contenuta nel decreto-legge n. 162 del 17 settembre 2026, dell’esenzione dal bollo per il 2027 su un solo veicolo per persona fisica in possesso dei requisiti stabiliti dalla norma, comprese le autovetture a benzina o gasolio con potenza non superiore a 80 kW. Si tratta di interventi da valutare nei loro effetti reali, senza trasformarli né in una soluzione miracolosa né in un pretesto per alimentare polemiche pregiudiziali. Le difficoltà di camionisti, agricoltori e famiglie sono reali e meritano risposte. Ma proprio per questo occorre una protesta capace di ottenere ascolto senza penalizzare indiscriminatamente altri lavoratori e cittadini. La politica deve ascoltare le categorie in difficoltà, verificare l’efficacia degli interventi e ricercare soluzioni, evitando tanto le promesse irrealizzabili quanto la propaganda costruita sulle paure delle persone. EBOLI E LA MAGGIORANZA SILENZIOSA: LA FIDUCIA SI CONQUISTA CON I FATTI. Il ragionamento assume un significato particolare guardando alle future scelte amministrative di Eboli. Dopo una stagione politica segnata da divisioni, contrapposizioni e dalla necessità di ricostruire un rapporto di fiducia con la comunità, la città ha bisogno di un progetto serio, concreto e capace di parlare a una platea ampia. Le elezioni non si vincono soltanto con il rumore delle piazze, con le dichiarazioni più aggressive o con la capacità di alimentare lo scontro. Si vincono anche attraverso il consenso di quella maggioranza silenziosa che spesso interviene poco nel dibattito pubblico, ma che al momento del voto valuta la credibilità delle persone, la solidità dei programmi e la capacità di garantire stabilità. È il mondo dei moderati, dei professionisti, dei commercianti, degli artigiani, dei lavoratori dipendenti, dei pensionati e delle famiglie che chiedono servizi efficienti, sicurezza, manutenzione delle strade, attenzione alle periferie, opportunità per i giovani e una gestione trasparente delle risorse pubbliche. Questi cittadini non cercano necessariamente una politica senza conflitti: cercano una politica capace di governarli. Non chiedono che tutte le opinioni siano uguali, ma che le differenze non diventino un ostacolo permanente alla soluzione dei problemi. La moderazione non è debolezza, così come il dialogo non è rinuncia alle proprie idee. È la capacità di confrontarsi senza rinunciare ai principi, di decidere senza alimentare odio e di amministrare nell’interesse generale, anche quando le scelte richiedono coraggio e responsabilità. COSMO INNOVATORE: UNA PROPOSTA POLITICA FONDATA SU RESPONSABILITÀ E CONCRETEZZA. È in questa prospettiva che Cosmo Innovatore, con l’avvocato Edoardo Rocco, candidato sindaco di Eboli, intende richiamare l’attenzione sul valore di una politica coerente, moderata e orientata ai risultati. Il cambiamento non può ridursi alla sostituzione di una classe dirigente con un’altra, né può essere costruito sulla semplice contrapposizione agli avversari. Deve tradursi in un metodo amministrativo diverso: ascolto dei cittadini, competenza, trasparenza, rispetto delle istituzioni e capacità di trasformare le esigenze della comunità in progetti realizzabili. La sicurezza, il decoro urbano, il sostegno alle attività economiche, l’efficienza dei servizi e la qualità della vita non sono temi secondari rispetto alle grandi questioni nazionali. Sono, al contrario, le questioni attraverso cui il cittadino giudica ogni giorno la credibilità della politica. Eboli ha bisogno di una proposta che sappia unire senza confondere, innovare senza improvvisare e assumersi responsabilità senza inseguire il consenso attraverso la radicalizzazione del confronto. Perché, in fondo, il messaggio che arriva dalle piazze e quello che si costruisce nelle città sono strettamente collegati: le immagini di violenza non generano necessariamente consenso; spesso alimentano paura, stanchezza e sfiducia. La credibilità, invece, si costruisce con la serietà delle proposte e la coerenza dei comportamenti. La sfida, per chi ambisce a governare Eboli, è proprio questa: convincere i cittadini che la politica può tornare a essere una soluzione e non un ulteriore problema. La maggioranza silenziosa non chiede spettacolo. Chiede risposte, sicurezza, rispetto e futuro. Ed è da qui che deve ripartire una nuova stagione amministrativa.

Scritto da: Marco Naponiello
Co-Municare.it è un progetto editoriale di Radio Città 105.
Giornale On-Line iscritto al Tribunale di Salerno numero cronologico 6/2024 del 01/02/2024 RG n 194/2024
Copyright © 2025 Co-Municare di Associazione Comunicare. Tutti i diritti sono Riservati.
Iscriviti al nostro canale WhatsApp! Ricevi e leggi in anteprima i nostri articoli pubblicati su Co-Municare.it e non solo