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Case famiglia di Eboli: Fratelli d’Italia dice no alle ambiguità e chiede verità e responsabilità nelle politiche sociali
Nota stampa – Fratelli d’Italia Eboli
La vicenda delle case famiglia di Eboli impone una presa di posizione netta, responsabile e non più rinviabile. Quando sono coinvolti minori e persone fragili, non sono ammesse ambiguità, superficialità o zone d’ombra. È in gioco la credibilità delle istituzioni e, soprattutto, la tutela concreta dei soggetti più vulnerabili della nostra comunità. Abbiamo ascoltato tutti le dichiarazioni pubbliche del presidente del Consorzio ASSI secondo cui non sarebbero emerse irregolarità nella struttura oggetto delle segnalazioni. Anzi, si è sostenuto che sopralluoghi effettuati congiuntamente da ASL e assistenti sociali, a distanza di poche settimane, avessero certificato la piena regolarità della casa famiglia. A poche ore di distanza, alla luce degli eventi successivi, quella posizione appare non solo smentita dai fatti, ma politicamente e istituzionalmente insostenibile. È francamente imbarazzante quanto avvenuto solo dopo l’inchiesta del giornalista Pino Grazioli. Le denunce, documentate e pubbliche, hanno acceso i riflettori su presunte gravi irregolarità che non possono essere liquidate come semplice clamore mediatico. Al contrario, esse hanno trovato riscontro concreto nell’intervento delle stesse istituzioni che, fino a pochi giorni prima, avevano assicurato che “tutto era regolare”. I fatti parlano chiaro: funzionari dell’ASSI e assistenti sociali si sono recati presso le strutture disponendone la chiusura immediata e il trasferimento urgente dei minori in contesti ritenuti idonei, garantendo la continuità della tutela e dell’assistenza. Eppure, paradossalmente, si continua a sostenere che quelle stesse case famiglia fossero sottoposte a controlli da mesi e risultassero conformi agli standard. È qui che si apre il nodo più grave e inquietante dell’intera vicenda. Com’è possibile che una struttura dichiarata regolare fino a pochi giorni prima venga improvvisamente chiusa? Com’è possibile che un quadro definito “allarmante” da ex operatori ed ex ospiti emerga solo grazie all’intervento di un giornalista e non attraverso i canali ordinari di vigilanza istituzionale? Si impone un approfondimento rigoroso e immediato sull’operato del Consorzio ASSI e sull’intero sistema delle case famiglia. Le testimonianze raccolte nei giorni scorsi, anche attraverso dirette social seguitissime, descrivono presunte somministrazioni improprie di farmaci, condizioni igienico-sanitarie precarie, cibo inadeguato, carenze di personale qualificato e una gestione complessiva non conforme agli standard previsti per strutture di accoglienza minorile. Accuse gravi, suffragate da denunce formali presentate da ex operatori, sulle quali ora dovranno fare piena luce gli organi competenti. Se da un lato va riconosciuto che l’intervento dell’ASSI ha consentito di mettere in sicurezza i minori, dall’altro non può essere ignorato il cortocircuito istituzionale che emerge con forza. Il Comune di Eboli e l’Ambito Sociale non potevano non sapere. Ed è proprio per questo che oggi non è solo opportuno, ma doveroso, avviare verifiche approfondite, indipendenti e trasparenti sull’intera filiera dei controlli, delle autorizzazioni e delle responsabilità, a tutela di ogni singolo minore e di ogni individuo assistito. La trasparenza, il rispetto rigoroso degli standard e la vigilanza continua non sono facoltativi: sono obblighi inderogabili per chi gestisce e controlla strutture così delicate. Come Fratelli d’Italia, continueremo a vigilare affinché quanto accaduto non venga archiviato come un episodio isolato, ma diventi l’occasione per fare piena luce su un sistema che oggi mostra crepe profonde e inaccettabili. I minori non si difendono con le parole, ma con atti concreti, responsabilità chiare e controlli veri.
Scritto da: Marco Naponiello
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