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Introduzione. Dopo l’episodio increscioso che ha riguardato, nei giorni scorsi, la signora Maddalena, di 92 anni, riconosciuta ai sensi della Legge 104, articolo 3, comma 3, e affetta da maculopatia, il cui figlio, effettuando una prenotazione ai primi di agosto presso il reparto di Oculistica dell’Ospedale di Eboli, si è visto assegnare un appuntamento addirittura al 14 settembre 2027, per l’auspicato avvio del percorso di iniezioni intravitreali, si aggiunge ora una nuova, analoga vicenda che riguarda un’altra donna anziana.
Una situazione che ripropone con forza il problema delle liste d’attesa e dell’accesso alle cure per le persone più fragili, ponendo interrogativi sulla capacità del sistema sanitario di garantire risposte tempestive a chi ne ha maggiore necessità. Ed è proprio su questa nuova vicenda che ha deciso di accendere i riflettori il nostro ottimo collaboratore, il giornalista Giuseppe Sanfilippo, facendosi carico di raccogliere e approfondire la storia e di portarla all’attenzione dell’opinione pubblica.
Quello che segue è dunque il racconto di una nuova storia, ancora una volta legata a una donna anziana e alle difficoltà incontrate nell’accesso alle prestazioni sanitarie, che merita di essere conosciuta e approfondita.
Il Fatto. Sanità locale, l’odissea delle liste d’attesa: per una visita specialistica bisogna attendere fino a un anno. Un’attesa che pare infinita e che rischia di trasformare il diritto alla salute in una corsa ad ostacoli. È la storia della signora Marisa, 81 anni, che lo scorso lunedì 10 agosto si è recata presso lo sportello dell’ospedale di Eboli per prenotare due visite specialistiche fondamentali per il suo quadro clinico: una neurologica e una endocrinologica. Il risultato degli sportelli ha lasciato ben poco spazio alle speranze: per il controllo neurologico la prima data utile è stata fissata a gennaio 2027, mentre per l’esame endocrinologico l’attesa si allunga addirittura fino a giugno 2027. La vicenda solleva un interrogativo profondo sui meccanismi di tutela verso le persone fragili: come può una donna di 81 anni, con un quadro clinico complesso , operata in passato al colon e sottoposta a cicli di chemioterapia , attendere fino a un anno per controlli periodici essenziali? Di fronte a tempi così dilatati, la via delle visite private a pagamento rappresenta un’alternativa quasi impossibile per la maggior parte dei pensionati, stretti tra costi elevati e pensioni spesso risicate. Il rischio concreto è che, tra nodi burocratici e liste sature, chi ha più bisogno finisca per rinunciare alla prevenzione. “Purtroppo la ricetta non portava la dicitura di urgenza, ma alla mia età e con la mia storia clinica non posso permettermi di attendere quasi un anno per un controllo – dichiara amareggiata la signora Marisa – I controlli periodici per me non sono un capriccio, ma una necessità per vivere serena. Le visite private per noi anziani hanno costi insostenibili: il sistema sanitario dovrebbe proteggere chi è fragile ed evitare che la burocrazia metta a rischio la nostra salute”. L’episodio riapre il dibattito sulla gestione delle liste d’attesa nell’ASL locale e sulla necessità di un coordinamento più efficace tra medici di base e strutture territoriali, affinché la prevenzione e la continuità assistenziale per i pazienti oncologici ed anziani non restino intrappolate nelle pieghe dei cavilli burocratici.
GIUSEPPE SANFILIPPO
Scritto da: Marco Naponiello
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