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"Un amore di peso"
Lo spettacolo “Un amore di peso”, con la regia di Marco Cavallaro, è in scena fino al 15 febbraio al Teatro de’ Servi, situato nel centro storico di Roma, a pochi passi dalla Fontana di Trevi.
Una commedia strepitosa che pone l’accento su uno dei quesiti che spesso assale la mente di tutti: “Essere o non essere, essere per sé stessi o essere per gli altri?”, uno specchio che riflette il “peso” del pregiudizio sociale. Marco Cavallaro, con questo scritto, esplora i meandri culturali e sociali senza tempo.

Attore e drammaturgo, non si risparmia in scena ed esalta il suo personaggio senza mai dimenticare il proprio ruolo di regista. La sua è una penna articolata e precisa, accompagnata da una messa in scena curata, soprattutto nelle scelte musicali, e capace di affrontare il tema del pregiudizio legato all’aspetto fisico e alle convenzioni sociali senza alcuna sbavatura. Con un cast di attori divertenti e stimolanti, Cavallaro riesce a raccontare i due volti del “bello” e del “brutto” con ironia, senza abdicare alla delicatezza necessaria quando si parla di peso fisico e morale.
Giorgio (interpretato dallo stesso Cavallaro) lavora in uno studio pubblicitario insieme all’amico Mario (Marco Maria Della Vecchia). È un uomo impacciato, poco incline allo sport e assoluta
mente nella media, ed è innamorato di Lara (Valentina Stredini), il suo capo: una sorta di Barbie moderna, bionda, bella, magra, ossessionata dalla dieta, dal fitness e soprattutto dall’apparenza. Per caso, in mensa, Giorgio incontra Clara (Olimpia Alvino), l’antitesi di Lara. Dopo un primo approccio disastroso, fatto di gaffe e battute fuori luogo, Giorgio comincia a trovarla non solo simpatica, ma anche ricca di personalità. “Simpatica e con personalità”: la classica definizione che spesso si “addossa” a una ragazza che non rientra nei canoni estetici dominanti quelli imposti dai social e dalle convenzioni contemporanee.
Clara è un po’ sovrappeso e, con un corpo “diversamente calorico” dopo una vita trascorsa a combattere contro pregiudizi, opinioni e battute, ha finalmente fatto pace con il proprio aspetto fisico creandosi nuove opportunità. Ha scelto di vivere con leggerezza, divertendosi e godendosi ciò che la vita offre. Giorgio si innamora di lei e crede di riuscire a superare qualsiasi “apparenza”. Tuttavia, spesso non è solo la persona giudicata “diversa” a sentirsi sotto lo sguardo critico degli altri, ma anche chi le sta accanto.
Ed è qui che… tutto ha inizio. Da questo momento prende il via la girandola – anzi, il frullatore – di avvenimenti che conducono lo spettatore a vivere un contrasto di emozioni.
“Un amore di peso” pone l’accento, anche, sui due volti del peso fisico e, allo stesso tempo, su due dinamiche contrapposte: da una parte la body positivity – il movimento sociale che promuove l’accettazione, il rispetto e l’amore per tutti i tipi di corpo, indipendentemente da taglia, forma, colore, genere o abilità – e dall’altra il body shaming, ovvero l’atto di deridere, umiliare o criticare in modo offensivo l’aspetto fisico altrui. Due aspetti che oggi appaiono, rispettivamente, come un tabù e una moda. La pesantezza del corpo, così come quella psicologica del giudizio, si riflettono sulla libertà individuale e affettiva. Il regista, tra una battuta e l’altra, costruisce così una riflessione sulla superficialità dei pregiudizi e sull’influenza che i modelli imposti dai media esercitano sulle relazioni interpersonali.
Un cast guidato con grande maestria mette in risalto l’essenza degli interpreti e la loro capacità di trasmettere emozioni autentiche senza nascondere le proprie fragilità. A dominare la scena è Olimpia Alvino, docente di teatro classico e tragedia greca, che conquista il pubblico con il suo sorriso e con una presenza scenica ricca di naturalezza e sicurezza. Impossibile non entrare in empatia con Marco Maria Della Vecchia, che, dinamico e brillante, riempie il palco di leggerezza ed energia. A incantare la platea è infine Valentina Stredini, nota doppiatrice, che con voce ed eleganza dà corpo al messaggio più profondo che il regista desidera comunicare.
Una commedia divertente, quella di Cavallaro, sostenuta da una scenografia tanto funzionale quanto simbolica: una grande torta girevole che domina il palco e rivela, strato dopo strato, ambientazioni sorprendenti, trasformandosi di volta in volta in ufficio, mensa, esterno o albergo. Il tutto è accompagnato da un ritmo serrato che mantiene viva la tensione e lascia nello spettatore un’apprezzabile suspense. Un risultato che, tuttavia, non riesce a celare alcune mancanze in scena, che Cavallaro cercherà di modellare come il delicato confine tra il suo essere regista e attore, ruolo in cui talvolta risulta difficile comprendere quale delle due figure prevalga.
“Un amore di peso” è una commedia intelligente, caratterizzata da un “umorismo grasso” che, con sottile ironia, conduce lo spettatore a guardarsi dentro e a riflettere sul vero significato della diversità e della condivisione sociale, ricordando che la bellezza risiede nella capacità di amarsi per ciò che si è. Il risultato è coinvolgente, capace di intrattenere e allo stesso tempo di invitare a riflettere sulle dinamiche della mente umana e sulla scelta tra l’amore e il giudizio sociale.

UN AMORE DI PESO: commedia scritta e diretta da Marco Cavallaro
Cast: Marco Cavallaro | Olimpia Alvino | Marco Maria Della Vecchia | Valentina Stredini
Scene: Lollo Zollo Art
Costumi: Marco Maria Della Vecchia
Disegno luci: Marco Laudando
Aiuto regia: Stefania Bassino
Assistente: Teresa Calabrese
Luci e fonica: Cecilia Sensi
Coreografia: Fabrizio Angelini
Produzione esecutiva: Lisa Bizzotto
Produzione: La Bilancia/Esagera in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi
Foto @AF-F
Scritto da: Associazione Comunicare
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