Eboli

Tra promesse politiche e degrado cronico: la domus patrizia resta un fantasma urbano

today23 Giugno 2026 148 1 5

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Tra promesse politiche e degrado cronico: la domus patrizia resta un fantasma urbano.

La Villa Romana del Paterno resta un tesoro negato che Eboli continua a ignorare. Da oltre cinquant’anni il cuore dell’antica Eburum giace recintato e invaso dalle erbacce. Il paradosso di un sito straordinario che, insieme alle Fornaci e alla Stele Eburina, potrebbe trainare il turismo locale, che resta però un’area incompiuta abbandonata a sé. Un Eboli millenaria che pulsa sotto l’asfalto, ma che la città stessa sembra non voler vedere. È la storia della Villa Romana in località Paterno, una straordinaria domus patrizia del I secolo a.C., che da decenni rappresenta la più grande e dolorosa occasione sprecata del patrimonio culturale ebolitano. Scoperta casualmente nel 1971 durante i lavori per l’edificazione di alcune case popolari, e indagata a fondo negli anni Ottanta, la Villa di Paterno non è un rudere qualunque: è, a oggi, l’unica testimonianza strutturale dell’antico abitato della Eburum romana. Un complesso monumentale di 40 per 35 metri che ha attraversato quattro secoli di storia, resistendo alle crisi dell’Impero e lasciandoci in dote affreschi in Secondo Stile Pompeiano e una magnifica erma marmorea. Eppure, se oggi un turista o un cittadino volesse visitarla, si scontrerebbe con un cancello chiuso, erbacce incolte e il silenzio di un sito archeologico soffocato dal cemento moderno circostante. Negli anni, attorno alla Villa si sono sprecate un mare di parole, un deserto di fatti, fiumi d’inchiostro, proclami elettorali e protocolli d’intesa. Dalle promesse di rilancio delle tante amministrazioni, fino ai tavoli istituzionali con la Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino, la parola “valorizzazione” è stata pronunciata come un mantra. Nel 2019 sembrava l’anno della svolta; poi, il nulla. Persino i tentativi dal basso, come il validissimo progetto di alternanza scuola-lavoro proposto dagli studenti del Liceo Classico “E. Perito” per ripulire l’area, si sono infranti contro il muro della burocrazia e la cronica “mancanza di personale”. Il risultato? Il sito di proprietà dello Stato è rimasto una “rupe invisibile”, un problema di igiene pubblica per i residenti del rione piuttosto che un fiore all’occhiello per la comunità. Il vero paradosso risiede nella totale mancanza di visione d’insieme. Eboli possiede tessere di un mosaico archeologico straordinario che aspettano solo di essere collegate. C’è il Museo Archeologico Nazionale della Media Valle del Sele, custode della celebre Stele Eburina. Ci sono le straordinarie Fornaci Romane dei SS. Cosma e Damiano, miracolosamente salvate e rese fruibili grazie all’impegno dei volontari dell’associazione Rinascita Culturale Ebolitana. La Villa di Paterno sarebbe l’anello di congiunzione perfetto: il luogo in cui i “vivi” dell’antica Eburum risiedevano, mentre le fornaci ne documentavano la produzione artigianale e la Stele ne sanciva l’importanza politica come Municipium. Mettere in rete questi siti in un unico itinerario archeologico permanente, con guide dedicate, cartellonistica e aperture regolari, cambierebbe il volto culturale ed economico di Eboli, inserendola di diritto nei flussi turistici della Piana del Sele. Nel rione Paterno la storia attende ancora di risorgere dalle proprie ceneri, ma per farlo, non servono altri protocolli o annunci di propaganda, serve la volontà politica e istituzionale di restituire agli ebolitani e al mondo un pezzo della propria identità. Quella recinzione in Via Paterno non custodisce solo pietre antiche, ma il futuro culturale di una città che merita di riscoprirsi grande.

GIUSEPPE SANFILIPPO

 

Scritto da: Marco Naponiello

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