IRENA SENDLER, L’INFERMIERA DELLA RESISTENZA – L’Angelo col camice che salvò 2.500 bambini ebrei: di Giovanna Iammucci
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IRENA SENDLER, L’INFERMIERA DELLA RESISTENZA – L’Angelo col camice che salvò 2.500 bambini ebrei: di Giovanna Iammucci

ARTICOLO PUBBLICATO SU “INEBOLI” MAGGIO 2023

«Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria»

Irena Sendler, fu uninfermiera e assistente sociale polacca, che collaborò con la Resistenza durante la Seconda guerra mondiale. Il suo ruolo fu essenziale, e la sua immensa umanità rimarrà scritta nella Storia.

Il suo nome di battaglia era “Jolanta”, e conduceva i bambini ebrei fuori dal ghetto. E non un ghetto qualsiasi, già terribile nella sua stessa pronuncia, ma quello di Ravensbrück, uno dei più temuti campi di concentramento femminile del terzo Reich. Con il suo coraggio, riuscì a mettere in salvo più di 2500 bambini: spacciandosi per un tecnico delle fognature, nascose alcuni neonati nei cassetti degli attrezzi, altri in sacchi di juta. Con un cane addestrato che copriva i gemiti degliinfanti, Irena consegnava i bambini in luoghi sicuri, come chiese cattoliche, famiglie, rifugi, nella speranza che potessero, un giorno, riabbracciare i propri genitori. Nell’ottobre del 1943, Irena Sendler fu arrestata dalla Gestapo, che la condannò a una vita da inferma, spezzandole le gambe, ma lei non rivelò mai il suo segreto. Si salvò da un’esecuzione certa, grazie ad alcuni “compagni” di un’organizzazione clandestina chiamata Żegotae venne minacciata più volte, ma il suo animo indomito non l’abbandonò mai, fino alla sua morte, avvenuta il 12 maggio del 2008.Ebbe tante giuste onorificenze, si fece il suo nome per il Premio Nobel per la Pace, e nel 2003, papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera, ringraziandola e lodandola per ciò che aveva fatto durante la Seconda guerra mondiale. A lei sono dedicate sculture, film, libri, murali, e pur essendo stata proclamata un’eroina nazionale, Irena ha sempre pensato che avrebbe potuto fare di più. Una donna da ricordare, soprattutto in un periodo storico come questo, dove la parola “pace” è una parola tanto attesa.