CAPORALATO E SFRUTTAMENTO, BETTONI: “L’INAIL IN PRIMA LINEA IN DIFESA DELLA DIGNITÀ DEL LAVORO”

CAPORALATO E SFRUTTAMENTO, BETTONI: “L’INAIL IN PRIMA LINEA IN DIFESA DELLA DIGNITÀ DEL LAVORO”

25 Novembre 2019 Off Di Marco Naponiello

NOTA INAIL

A tre anni dall’approvazione della legge 199 del 2016 per il contrasto di questa piaga sociale, il convegno organizzato a Roma da Anmil e Aic, presso il Parlamentino di via IV Novembre, ha fatto il punto su criticità e prospettive. Per il presidente dell’Istituto serve un grande impegno collettivo per aiutare i lavoratori a rivendicare il rispetto dei loro diritti

https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/news-ed-eventi/news/news-convegno-caporalato-2019.html&tipo=news?fbclid=IwAR1j_QZLcL0_RlD1R5k97MlqusPCh6PRDxieeKHo7WL0U1yoIDnPM9D8r9k

ROMA – “Contro il caporalato ci vuole un grande impegno culturale per convincere i lavoratori sfruttati a ribellarsi a questa piaga sociale, molto ampia e diffusa su tutto il territorio nazionale. L’impegno dell’Inail è quello di stare al loro fianco, insieme alle altre istituzioni e alle forze dell’ordine, per metterli nelle condizioni di rivendicare il proprio diritto a un lavoro dignitoso”. Lo ha detto ieri a Roma, presso il Parlamentino Inail di via IV Novembre, il presidente dell’Istituto, Franco Bettoni, nell’intervento che ha aperto il convegno organizzato dall’Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro) e dall’Aic (Associazione italiana coltivatori) per fare un bilancio dell’applicazione della legge 199 del 29 ottobre 2016 sul contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro, a mille giorni dalla sua approvazione.

“Mai più vicende come quella di Melito”. “Nonostante l’approvazione di questa norma molto rigida, la situazione resta grave, come dimostra anche la vicenda dei lavoratori segregati in un’azienda campana”, ha aggiunto Bettoni. Il riferimento è al caso emerso in questi giorni dei 43 operai impiegati in nero in un laboratorio per la lavorazione di pellami di Melito di Napoli, rinchiusi per ore all’interno di una stanza blindata nel tentativo di eludere un controllo dei carabinieri. “Serve uno sforzo collettivo – ha sottolineato a questo proposito il presidente dell’Inail – per fare in modo che episodi simili non si ripetano più”.

Nel dibattito coinvolti autorevoli rappresentanti istituzionali. Il convegno, moderato dalla direttrice del Tg3, Giuseppina Paterniti, con il giovane illustratore Michele Russo nel ruolo di “facilitatore grafico”, ha coinvolto i presidenti di Anmil e Aic, Zoello Forni e Giuseppino Santoianni, la responsabile dell’Ufficio Salute e Sicurezza dell’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, Maria Giovannone, e due tra i più autorevoli rappresentanti istituzionali in materia: Bruno Giordano, magistrato della Corte di Cassazione e docente universitario, e Tommaso Nannicini, componente della Commissione Lavoro del Senato e primo firmatario del testo che ha istituito la nuova Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.

Una realtà criminosa diffusa su tutto il territorio nazionale. Il dibattito ha confermato che uno dei settori più colpiti dal caporalato è quello dell’agricoltura, dove si registra maggiormente lavoro irregolare con ricorso a manodopera sottopagata, di provenienza extracomunitaria e priva di condizioni di lavoro dignitose. Secondo i dati emersi dall’ultimo focus Censis, infatti, su un totale di 3,3 milioni di occupati irregolari in Italia, 220mila possono essere ricondotti alle attività agricole, della silvicoltura e della pesca, dove la quota di sommerso è pari a quasi il 17% ed è in crescita. Quella dello sfruttamento, però, non è una realtà criminosa che colpisce solo i lavoratori stranieri e le province ad alta vocazione agricola, ma è diffusa anche nelle periferie metropolitane e tra i lavoratori italiani, in settori apparentemente lontani dal campo tradizionale del caporalato, come la sanità, l’assistenza alle persone, la logistica, i call center, la ristorazione e i servizi a domicilio.

La nuova norma ha favorito l’emersione di questo tipo di reato. La legge 199 del 2016 ha avuto il merito di favorire l’emersione di questo tipo di reato, che prima era difficile da perseguire. Lo testimonia il numero di processi istruiti per episodi di caporalato e sfruttamento di persone in stato di necessità, che da poche decine nell’ultimo triennio sono diventati alcune migliaia. È stata introdotta, per esempio, la responsabilità del datore di lavoro che concretamente benefici dello sfruttamento dei lavoratori, a prescindere dal fatto che si sia servito o meno dell’attività di intermediazione del caporale, ed è stato rafforzato l’istituto della confisca, obbligatoria per tutte le cose che sono servite a commettere il reato e per quelle che ne rappresentano il prodotto o il profitto.

Il rafforzamento della vigilanza tra le priorità da affrontare. Tra le maggiori criticità ancora da risolvere, i partecipanti al convegno hanno indicato la necessità di rafforzare il personale ispettivo. Non solo quello dell’Ispettorato nazionale del lavoro, ma innanzitutto quello delle Asl, che nell’ultimo decennio si è dimezzato. È alle Asl, infatti, che spetta la principale competenza in materia su tutto il territorio nazionale. A cominciare proprio dall’aumento delle risorse destinate alla vigilanza, l’Anmil ritiene indispensabili investimenti significativi per migliorare la prevenzione degli incidenti sul lavoro, rilanciando attività di formazione più concrete e prevedendo un adeguamento delle prestazioni economiche per le vittime.

Una mappatura per comprendere flussi e movimenti dei lavoratori stagionali. Per dare piena attuazione alla legge, l’Aic auspica invece la realizzazione di una mappatura dei territori legata alla stagionalità della raccolta, per comprendere al meglio flussi e movimenti dei lavoratori. Secondo l’Associazione italiana dei coltivatori, occorre inoltre insistere sull’importanza dei protocolli d’intesa regionale, sull’iscrizione delle imprese alla rete del lavoro agricolo di qualità, sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri e sull’istituzione di un servizio di trasporto pubblico che arrivi fino ai campi, superando l’intermediazione dei caporali che prelevano i lavoratori nelle periferie per portarli nei “non luoghi” dello sfruttamento.