Lavoro

Crisi aziendali metalmeccaniche in Campania – II semestre 2025 Quadro generale

today23 Febbraio 2026 58

Sfondo
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Nel secondo semestre 2025 il sistema metalmeccanico della Campania evidenzia un quadro di forte sofferenza industriale, in linea con la tendenza nazionale rilevata dalla FIM CISL.

Il monitoraggio regionale rileva:

  • 45 aziende coinvolte in situazioni di crisi
  • 9.852 lavoratori interessati
  • Ricorso diffuso agli ammortizzatori sociali (CIGS, CIGO, CDS, cessazioni attività)
  • Forte concentrazione della crisi nelle filiere automotive e dell’indotto industriale

La crisi regionale è fortemente connessa a:

  • riduzione degli ordinativi
  • crisi delle filiere automotive
  • costi energetici elevati
  • transizioni industriali e tecnologiche
  • delocalizzazioni
  • perdita di commesse e cambi appalto nei servizi industriali

Distribuzione territoriale della crisi

Lavoratori coinvolti per provincia

Provincia

Lavoratori

Napoli

5.907

Caserta

1.908

Avellino

1.253

Benevento

450

Salerno

334

Napoli concentra oltre il 60% dei lavoratori coinvolti, trainata dalla presenza dei grandi stabilimenti automotive e dell’indotto.

 

Settori maggiormente colpiti

Il peso della crisi è fortemente sbilanciato verso le filiere industriali legate alla mobilità e alla produzione manifatturiera.

Lavoratori coinvolti per settore (principali)

  • Automotive e indotto: oltre 6.300 lavoratori
  • Manutenzione e servizi industriali: 461
  • Manifatturiero generale: 454
  • Aerospazio: 360
  • Telecomunicazioni: 320
  • Energia e riconversioni industriali: 294
  • Ferroviario: 280
  • Siderurgia: 230
  • Elettrodomestico (bianco): 220

Il comparto automotive rappresenta il vero epicentro della crisi regionale.

Principali poli industriali in difficoltà

Tra le realtà industriali più rilevanti coinvolte:

  • Stellantis (stabilimento di Pomigliano): circa 3.900 lavoratori coinvolti
  • Denso: forte esposizione alla crisi dell’indotto
  • ArcelorMittal: criticità legate a riorganizzazioni e mercato siderurgico
  • Firema Titagarh: difficoltà industriali e ricorso alla CIGS
  • Beko (ex Whirlpool): crisi del settore elettrodomestico

A queste si aggiunge un vasto sistema di fornitori e subfornitori dell’indotto automotive e dei servizi industriali, particolarmente esposti alle fluttuazioni produttive.

Cause principali della crisi

Dall’analisi dei dati aziendali emergono fattori ricorrenti:

1. Crisi di settore e contrazione della domanda

Particolarmente evidente nell’automotive e nella componentistica.

2. Crisi dell’indotto

Riduzione delle produzioni nei grandi stabilimenti con effetto a cascata sulla filiera.

3. Delocalizzazioni e riorganizzazioni industriali

Soprattutto nei comparti siderurgico ed elettrodomestico.

4. Costi energetici e materie prime

Incidenza elevata sui processi produttivi energivori.

5. Transizioni industriali

Riconversione tecnologica, elettrificazione e cambiamento dei modelli produttivi.

6. Perdita di commesse e cambi appalto

Fenomeno diffuso nei servizi di manutenzione e facility industriale.

Strumenti di gestione della crisi

Il ricorso agli ammortizzatori sociali è generalizzato:

  • Cassa integrazione straordinaria (CIGS)
  • Cassa integrazione ordinaria (CIGO)
  • Contratti di solidarietà
  • CIG per cessazione attività
  • NASPI per chiusure e delocalizzazioni

Questo indica una crisi strutturale e non solo congiunturale.

Valutazione complessiva

Il quadro regionale evidenzia:

  • elevata concentrazione territoriale della crisi
  • forte dipendenza dall’automotive
  • crescente fragilità dell’indotto
  • effetti diretti delle transizioni industriali
  • presenza diffusa di riorganizzazioni e riconversioni produttive

La Campania si conferma uno dei territori più esposti ai cambiamenti strutturali dell’industria manifatturiera.

Priorità industriali e politiche

Per affrontare la crisi risultano strategici:

  • politiche industriali nazionali ed europee per l’automotive
  • sostegno agli investimenti e alla riconversione produttiva
  • riduzione del costo dell’energia
  • tutela e rilancio delle filiere territoriali
  • strumenti di reindustrializzazione dei siti in crisi
  • politiche attive del lavoro per le transizioni occupazionali

 

Conclusione

Il sistema metalmeccanico campano attraversa una fase di profonda trasformazione.
La dimensione della crisi — quasi 10 mila lavoratori coinvolti — impone interventi strutturali per evitare la perdita permanente di capacità produttiva e occupazione.

La gestione delle transizioni industriali, in particolare nell’automotive e nelle filiere collegate, rappresenta la principale sfida economica e sociale del territorio nel prossimo biennio.

 

Napoli, 2o febbraio 2026                                                 FIM-CISL Campania

Scritto da: Martina Farina

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