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Ascolese: “La vita non può essere archiviata come una pratica amministrativa”

today27 Aprile 2026 40 5

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NOTA STAMPA: Ascolese: “La vita non può essere archiviata come una pratica amministrativa”

La decisione di estendere l’aborto farmacologico a domicilio o in regime ambulatoriale non può essere liquidata come semplice misura di modernizzazione sanitaria. Al contrario, essa solleva interrogativi profondi sul modo in cui le istituzioni intendono accompagnare la fragilità, tutelare la maternità e difendere la vita nascente. Una società davvero civile non misura il proprio progresso dalla rapidità con cui rende più semplice interrompere una gravidanza, ma dalla capacità di offrire sostegno concreto alle donne che vivono situazioni di difficoltà, solitudine o paura. Il rischio è che un dramma umano venga trasformato in una procedura semplificata, spostando tra le mura domestiche una vicenda che richiederebbe ascolto, presenza clinica, sostegno psicologico e reale libertà di scelta. La sanità regionale dovrebbe investire con forza su consultori efficienti, percorsi di accompagnamento alla gravidanza difficile, aiuti economici, presa in carico medica e umana, e strumenti capaci di non lasciare sola nessuna madre. Non si tratta di una questione meramente confessionale o politica. È una riflessione di civiltà, che riguarda il modo in cui una comunità sceglie di stare accanto alla vita più fragile e alle donne più vulnerabili. Una Regione moderna non abbandona le madri, non banalizza il concepito e non confonde l’efficienza amministrativa con l’umanità della cura. La vera riforma è stare accanto, non fare un passo indietro.

Prof. Mario Ascolese Presidente AMCI Regione Campania

Scritto da: Marco Naponiello

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