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Il caso della scuola fantasma del Molinello. Quella del plesso scolastico del rione Molinello, a Eboli, non è solo una vicenda di burocrazia e cemento.
È la storia di una ferita aperta nel cuore di un quartiere che si sente progressivamente invisibile, abbandonato a se stesso dalle istituzioni. Un edificio che dagli anni ’70 ha cresciuto intere generazioni di ebolitani e che oggi, anziché essere il motore pulsante della comunità, si presenta come uno scheletro spettrale, soffocato da erbacce e incuria. I primi segnali di fragilità risalgono al 2016, con le pesanti infiltrazioni dal tetto che costrinsero all’evacuazione di sette aule, seguite dal distacco strutturale della palestra. Il punto di non ritorno è arrivato a giugno 2022: i risultati delle verifiche di vulnerabilità sismica hanno restituito un verdetto impietoso, con un indice di sicurezza prossimo allo zero. Per gli alunni non c’era alcuna garanzia. Da lì, la dichiarazione di inagibilità e la chiusura immediata. Da quel momento è scattato un drammatico effetto domino. Gli alunni dell’infanzia e della primaria sono stati trasferiti in blocco nella sede centrale dell’Istituto Comprensivo “Giacinto Romano” in via Vittorio Veneto. Una soluzione che doveva essere temporanea, ma che si trascina ormai da anni. Nel frattempo, si è consumato un paradosso: sotto la guida della dirigente Maria Teresa Di Guglielmo, le iscrizioni sono persino cresciute, riducendo gli spazi all’osso e portando la vivibilità interna ai minimi termini. È in questo clima di esasperazione che si è arrivati alle proteste infuocate dello scorso giugno. Proprio nello scorso mese il corpo docenti e le famiglie sono scesi sul piede di guerra sotto Palazzo di Città. Lo spettro che terrorizza tutti ha un nome preciso: “doppi turni pomeridiani”. Senza nuove aule, da settembre i bambini rischiano di dover andare a scuola di pomeriggio, stravolgendo i ritmi biologici dei piccoli e la vita lavorativa di centinaia di famiglie. Al momento si cercano soluzioni d’emergenza, come il recupero di tre aule al “Vincenzo Giudice” o l’annessione di spazi della vicina Direzione Didattica Primo Circolo, ma si tratta di palliativi. Quello del Molinello, d’altronde, è un quartiere senza valvole di sfogo, un’istantanea di degrado. La crisi della scuola, tuttavia, scoperchia una pentola ben più grande. Il rione Molinello soffre da tempo di una cronica mancanza di spazi di socialità. In un contesto già fragile, a farne le spese sono i più giovani. L’emblema di questa solitudine è il piccolo parco giochi adiacente al campetto: quella che un tempo era l’unica valvola di sfogo per i bambini e le famiglie della zona, oggi è un’area spettrale. Le immagini parlano chiaro: pavimentazione antitrauma divelta e sconnessa, giochi guasti, altalene logorate dal tempo e rotte. È qui che spesso regna il vandalismo, figlio della mancanza di controllo e di alternative sane. Senza la scuola e senza il parco, la comunità si sente privata dei suoi punti di riferimento essenziali. Quale sarà, dunque, il futuro del Plesso Molinello? Le carte tecniche dicono che ristrutturare la vecchia struttura non conviene: costerebbe troppo rispetto al finanziamento regionale iniziale di 1,5 milioni di euro. La giunta ha così optato per la linea dura: abbattimento e ricostruzione ex novo, candidando un progetto da 5,5 milioni di euro al bando regionale “Scuola Viva in cantiere”. Il piano prevede 10 aule moderne, mensa, laboratori, impianti fotovoltaici e aree verdi. Tutto risolto? Non proprio. Il progetto attuale ricalca la vecchia pianta e molti, chiedono a gran voce un cambio di passo. In un territorio afflitto da dispersione scolastica e povertà educativa, la comunità non chiede solo quattro mura nuove in cui stipare gli alunni la mattina. C’è bisogno di una “scuola innovativa”: un presidio culturale aperto al quartiere oltre l’orario delle lezioni, dotato di biblioteche degne di questo nome e di spazi sportivi accessibili a tutti. Resta da capire se la politica ebolitana saprà finalmente ascoltare la piazza, trasformando una pesante situazione di emergenza nell’opportunità storica di rinascita per un intero rione.
Giuseppe Sanfilippo

Scritto da: Marco Naponiello
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