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Il “cervello antico” delle mani: scoperto il circuito che guida la precisione manuale

today17 Marzo 2026 54 5

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Il “cervello antico” delle mani: scoperto il circuito che guida la precisione manuale

Per decenni la neuroscienza ha sostenuto una verità apparentemente incrollabile: la straordinaria destrezza delle mani umane è un’esclusiva della corteccia cerebrale, la parte più evoluta del nostro cervello. Tuttavia, una nuova ricerca della University of California Riverside, pubblicata su PNAS, sta ribaltando questa convinzione, rivelando che il segreto dei nostri movimenti fini risiede in un circuito molto più antico e profondo.

Lo studio, guidato dal bioingegnere Shahab Vahdat, ha identificato un percorso neurale finora trascurato che coinvolge il tronco encefalico e specifici segmenti del midollo spinale (in particolare tra le vertebre cervicali C3 e C4).

Non si tratta di una semplice linea diretta “cervello-muscolo”, ma di una rete sofisticata di stazioni intermedie. Mentre la corteccia avvia il comando motorio, queste strutture profonde agiscono come centri di smistamento e raffinamento, modulando il segnale prima che raggiunga le dita. Il tronco encefalico, solitamente associato a funzioni involontarie come il respiro o l’equilibrio, emerge così come un protagonista inaspettato della motricità fine.

Uno degli aspetti più sorprendenti della ricerca riguarda la similitudine tra specie diverse. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, gli scienziati hanno osservato l’attività neurale in esseri umani e topi durante compiti di precisione, come premere una leva o stringere un oggetto.

Nonostante le abissali differenze cerebrali, i circuiti attivati sono risultati quasi identici. Questo dato suggerisce che il meccanismo alla base della capacità di afferrare sia estremamente antico e conservato: dalle attività quotidiane dei roditori alla complessa chirurgia umana, utilizziamo architetture neurali che hanno resistito a milioni di anni di evoluzione.

Nuove speranze per la riabilitazione

Le implicazioni cliniche sono rivoluzionarie. Spesso, dopo un ictus, il danno alla corteccia motoria rende impossibile l’uso delle mani, una perdita finora considerata difficile da recuperare completamente.

L’esistenza di queste vie alternative nel tronco encefalico apre la strada a nuove frontiere terapeutiche. Stimolando questi circuiti “secondari” rimasti intatti, i medici potrebbero aiutare il cervello a bypassare le aree lese, offrendo ai pazienti una concreta possibilità di recuperare la funzionalità manuale. Le nostre mani sono dunque il risultato di una collaborazione perfetta tra le aree più evolute e quelle più ancestrali del nostro sistema nervoso. Ogni nostro gesto quotidiano è un dialogo silenzioso tra presente e passato evolutivo.

Di Chiara Vergani

Scritto da: Marco Naponiello

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