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Il segreto degli ottimisti: il cervello sulla stessa lunghezza d’onda. Di Chiara Vergani 

today27 Agosto 2025 49

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Il segreto degli ottimisti: il cervello sulla stessa lunghezza d’onda. Di Chiara Vergani 

C’è chi affronta la vita vedendo sempre il bicchiere mezzo vuoto e chi, invece, riesce a proiettarsi verso il futuro con positività. Uno studio giapponese pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) offre una spiegazione affascinante di questa differenza: gli ottimisti sembrano condividere uno schema cerebrale comune, che li rende più intuitivi e pronti a connettersi con gli altri.
I ricercatori dell’Università di Kobe hanno coinvolto 87 partecipanti, invitandoli a compilare un questionario sul loro grado di ottimismo e a immaginare diversi scenari futuri, positivi, neutri o negativi, incluso il pensiero della propria morte. Attraverso la risonanza magnetica cerebrale, è emerso che chi tende a guardare il lato positivo della vita mostra una maggiore somiglianza di attività nella corteccia prefrontale mediale, una regione chiave per il pensiero orientato al futuro.
“Gli ottimisti utilizzano un quadro neurale condiviso per organizzare i pensieri sul futuro”, spiega Kuniaki Yanagisawa, primo autore dello studio. Questo significa che, più che avere idee identiche, condividono uno stile mentale che li porta a vedere gli eventi positivi come fattibili e a trarre vantaggio dalle connessioni sociali. Al contrario, i pessimisti mostrano una maggiore diversità di attività cerebrale, forse perché ogni scenario negativo attiva preoccupazioni personali differenti.
L’osservazione dei ricercatori richiama il celebre incipit di Anna Karenina di Tolstoj: “Le famiglie felici si assomigliano tutte; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Analogamente, gli ottimisti sembrano “tutti uguali” nel modo in cui vedono e affrontano il futuro, mentre i pessimisti ognuno a modo suo.
Secondo Lisa Bortolotti dell’Università di Birmingham, gli ottimisti non sono irrazionali, ma più resistenti all’impatto degli eventi negativi. Visualizzare risultati positivi come realizzabili li spinge a impegnarsi e a valorizzare ciò che desiderano raggiungere, aumentando così le probabilità di successo nella vita personale e sociale.
In altre parole, guardare il mondo con ottimismo è una questione di cervello. E forse, come suggerisce lo studio, “essere sulla stessa lunghezza d’onda” è solo una realtà neurale.

Di Chiara Vergani

 

Scritto da: Marco Naponiello

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