News

La grande fuga dal Sud: i giovani laureati scelgono il Nord e non tornano più- un triste film già visto!

today8 Marzo 2026 66 5

Sfondo
share close

Ogni anno decine di migliaia di studenti e laureati lasciano il Mezzogiorno in cerca di lavoro e servizi migliori. La Campania tra le regioni più colpite dallo spopolamento mentre il divario economico e sociale tra Nord e Sud continua ad allargarsi. Si stima che in poco più di vent’anni siano emigrati 316.000 giovani laureati. Le mete preferite: non solo il nord Italia ma anche altre nazioni europee più evolute ed il Nord America.

Il Mezzogiorno continua a perdere i suoi giovani migliori, spesso i più preparati e qualificati, in un fenomeno migratorio che negli ultimi anni ha assunto dimensioni tali da essere paragonato, per intensità e conseguenze sociali, a quello che l’Italia visse nel secondo dopoguerra. Secondo recenti analisi di istituti di ricerca e organismi economici, ogni anno circa 134.000 studenti meridionali scelgono università del Centro-Nord e oltre 36.000 laureati si trasferiscono stabilmente nelle regioni settentrionali in cerca di opportunità lavorative e prospettive di crescita professionale che nel Mezzogiorno faticano a trovare. Nel complesso, negli ultimi vent’anni il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di circa 270.000 laureati provenienti dal Sud, un trasferimento di capitale umano che rappresenta una perdita enorme per le regioni meridionali non solo sul piano demografico ma anche economico e sociale. A pagarne il prezzo più alto sono regioni come la Campania, la Sicilia e la Puglia: solo tra il 2022 e il 2024 dalla Campania sono partiti quasi 50.000 giovani tra i 25 e i 34 anni diretti verso il Centro-Nord o l’estero, confermando una tendenza ormai strutturale che svuota progressivamente il territorio delle energie più giovani e qualificate. Non si tratta più soltanto di mobilità temporanea per studio o formazione, ma di trasferimenti definitivi: molti di questi giovani trovano lavoro nel giro di pochi anni e scelgono di costruire la propria vita nelle città settentrionali dove salari più alti, servizi più efficienti e mercati del lavoro più dinamici rendono più semplice progettare il futuro. Il fenomeno è talmente esteso che la cosiddetta “fuga dei cervelli” dal Sud comporta ogni anno una perdita economica stimata in oltre 4 miliardi di euro, cioè il valore degli investimenti pubblici e privati sostenuti per formare giovani che poi producono ricchezza altrove. A differenza delle grandi migrazioni interne del Novecento, però, oggi a partire non sono più i lavoratori poco qualificati diretti verso le fabbriche del Nord, ma ragazzi e ragazze con titoli universitari, competenze professionali e spesso esperienze internazionali. È cambiata anche l’immagine simbolica della partenza: non più la valigia di cartone dei nonni, ma la ventiquattrore e la pergamena della laurea sotto il braccio. Un’emigrazione che negli ultimi anni non riguarda soltanto i giovani: sempre più spesso anche lavoratori maturi, professionisti o persone che hanno superato i quarant’anni sono costretti a spostarsi verso il Nord per necessità occupazionali o per accedere a servizi più efficienti, contribuendo a uno spopolamento progressivo che in alcune regioni del Sud assume dimensioni preoccupanti. Alla base di questa dinamica c’è un divario economico e sociale che continua a segnare profondamente il Paese. Nel Nord Italia, nonostante le difficoltà economiche degli ultimi anni, molti territori hanno costruito sistemi produttivi capaci di attrarre imprese, investimenti e professionalità, sostenuti da amministrazioni locali spesso più solide nei conti pubblici e nella qualità dei servizi. Nel Mezzogiorno, invece, pesano ritardi storici: minori opportunità occupazionali, infrastrutture insufficienti, un tessuto industriale fragile e una programmazione politica che troppo spesso non è riuscita a creare condizioni favorevoli allo sviluppo. Il risultato è un circolo vizioso: meno giovani significa meno innovazione, meno imprese e meno natalità, con il rischio di trasformare intere aree del Sud in territori sempre più anziani e privi di prospettive economiche. In questo scenario la responsabilità della politica diventa centrale, perché senza strategie di sviluppo, investimenti produttivi, infrastrutture moderne e un mercato del lavoro capace di valorizzare le competenze, il Mezzogiorno continuerà a formare giovani che poi saranno costretti a cercare altrove il proprio futuro. E ogni partenza non rappresenta soltanto una scelta individuale, ma un pezzo di futuro che il Sud perde e che difficilmente tornerà indietro.

Marco Naponiello

Scritto da: Marco Naponiello

Rate it

Co-Municare.it è un progetto editoriale di Radio Città 105.
Giornale On-Line iscritto al Tribunale di Salerno numero cronologico 6/2024 del 01/02/2024 RG n 194/2024