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Le neuroscienze possono davvero misurare la coscienza dell’intelligenza artificiale

today28 Maggio 2026 35 5

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Le neuroscienze possono davvero misurare la coscienza dell’intelligenza artificiale?

La ricerca sulla coscienza ha sempre cercato di distinguere la semplice elaborazione di informazioni dall’esperienza soggettiva. Oggi, con l’avanzare di intelligenze artificiali, organoidi cerebrali e studi su animali e feti, la questione è diventata scientifica, etica e politica.

Un nuovo studio guidato dal neuroscienziato Hakwan Lau e pubblicato su Neuron mette però in discussione i metodi attuali. Secondo i ricercatori, molti esperimenti tradizionali non misurano la coscienza, ma la confondono con la capacità generale del cervello di processare i dati. Di conseguenza, i cosiddetti “marcatori di coscienza” rischiano di essere ambigui.

Questo impatta direttamente sul dibattito riguardante la presunta coscienza delle macchine o degli organoidi. Gli autori non negano che questi sistemi possano avere esperienze soggettive, ma sostengono che la scienza attuale non abbia ancora gli strumenti per dimostrarlo.

Per risolvere l’ambiguità, lo studio suggerisce di ispirarsi a condizioni neurologiche come la “vista cieca”, in cui il cervello reagisce agli stimoli senza che il soggetto ne sia consapevole. Isolare questi casi permette di separare la percezione dall’esperienza cosciente.

Infine, i ricercatori lanciano un avvertimento: affermazioni premature sulla “senzienza” delle macchine potrebbero causare una crisi di credibilità nel settore, simile a quella che a inizio Novecento portò alla nascita del comportamentismo. La solidità di queste misure è fondamentale, poiché da essa dipendono decisioni etiche e politiche cruciali sul benessere animale, la bioetica e i diritti delle future IA.

Di Chiara Vergani

Scritto da: Marco Naponiello

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