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Nadia Trotta chiede l’intervento delle istituzioni e del Ministero: «Christian ha diritto a studiare come tutti. Le procedure sono ferme e la scuola rinvia ancora l’attivazione del sostegno domiciliare».

Eboli – È un grido di aiuto quello di Nadia Trotta, madre di Christian, un ragazzo con disabilità che vive con la famiglia a Serre, un piccolo paese vicino a Eboli, e che frequenta il liceo classico Perito-Levi di Eboli. Da oltre tre settimane il giovane non riesce a seguire le lezioni. La donna racconta di aver segnalato già a gennaio, in fase di iscrizione, la necessità di attivare il servizio di istruzione domiciliare, previsto per gli studenti impossibilitati a frequentare in modo continuativo. «Abbiamo comunicato subito – spiega la signora Trotta – che Christian avrebbe avuto bisogno della didattica a distanza e del sostegno a domicilio. Ma la scuola, nonostante l’anno scolastico sia iniziato il 15 settembre, non ha ancora attivato nulla». Secondo quanto riferito dalla madre, a Christian sarebbero state assegnate due insegnanti di sostegno che, tuttavia, non hanno dato disponibilità a recarsi presso il domicilio dello studente. «Abbiamo chiesto che fossero sostituite con docenti disponibili – aggiunge – e finora ne è stata trovata soltanto una, per nove ore settimanali». Il 26 settembre si è tenuto un incontro del Gruppo di Lavoro Operativo (GLO), con la presenza della neuropsichiatra infantile, della psicologa dell’ASL, della dirigente scolastica, delle insegnanti di sostegno e dell’assistente sociale. In quell’occasione è stato redatto un Piano Educativo Individualizzato (PEI), ma la madre denuncia ulteriori ritardi. «La scuola voleva ridurre le ore di sostegno domiciliare da 18 a 12, ma noi non abbiamo accettato. Ci è stato detto che il collegio docenti avrebbe dovuto riunirsi di nuovo per decidere, ma intanto nulla è partito. Ci avevano promesso che le lezioni sarebbero iniziate questa settimana, ma non è successo». Nelle ultime ore, la referente del sostegno avrebbe comunicato che un nuovo GLO è stato convocato per il 29 ottobre. «Questo significa – denuncia Nadia – che Christian dovrà restare a casa altre tre settimane, mentre i compagni vanno avanti con il programma. È inaccettabile». La famiglia ha già inviato diverse segnalazioni via mail anche alla professoressa Barbara Barbieri del MIUR e all’Ufficio scolastico regionale per l’inclusione, ma, lamenta la madre, «nessuno ha risposto». «Non chiediamo privilegi – conclude Nadia – solo che vengano rispettati i diritti di mio figlio e di tanti altri ragazzi come lui. L’inclusione non può restare solo una parola scritta nei documenti ministeriali».
Post scriptum: daremo possibilità di replica in un’ottica democratica e polifonica alle istituzioni che si sentono chiamate in causa.

Scritto da: Marco Naponiello
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