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Quando il cervello “sente” ciò che vede: come il dolore sullo schermo attiva i nostri sensi

today5 Dicembre 2025 53

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Quando il cervello “sente” ciò che vede: come il dolore sullo schermo attiva i nostri sensi

 

Guardare una scena di dolore in un film e sussultare come se quel colpo lo ricevessimo noi: un’esperienza comune, che oggi la scienza spiega in modo sorprendente. Un nuovo studio pubblicato su Nature rivela infatti che il nostro cervello non si limita a osservare ciò che accade sullo schermo, ma lo simula attivamente, attivando aree dedicate al tatto come se fossimo coinvolti in prima persona.

Gli scienziati dell’Università di Reading, in collaborazione con colleghi di Amsterdam e del Minnesota, hanno scoperto che le regioni cerebrali tradizionalmente considerate “visive” possiedono vere e proprie mappe del corpo, analoghe a quelle che regolano il senso del tatto. Significa che quando guardiamo qualcuno essere colpito o ferito, il nostro cervello attiva schemi sensoriali che corrispondono alla stessa parte del nostro corpo.

Le nuove tecniche di analisi, applicate a 174 volontari impegnati a guardare film come The Social Network o Inception, hanno mostrato che questa dinamica è altamente organizzata. Le “mappe corporee” presenti nel sistema visivo si allineano in due modi: alcune seguono la posizione dell’oggetto nel campo visivo, altre seguono la parte del corpo osservata, indipendentemente da dove essa si trovi nell’inquadratura. È un dialogo continuo tra visione e tatto che permette al cervello di costruire una rappresentazione coerente del mondo.

Questa interfaccia tra sistemi sensoriali non funziona in un’unica direzione. Come sottolinea il dottor Nicholas Hedger, leader della ricerca, quando camminiamo al buio verso il bagno, sono le sensazioni tattili a “guidare” il sistema visivo, aiutando la mente a completare la mappa dello spazio. Un esempio perfetto di cooperazione multisensoriale.

Le implicazioni cliniche sono importanti. Capire come il cervello simula le sensazioni osservate apre nuove prospettive per studiare condizioni come l’autismo, nelle quali i processi di simulazione interna possono funzionare in modo diverso. E per la ricerca futura, la possibilità di misurare questi meccanismi durante la semplice visione di un film rappresenta uno strumento prezioso, non invasivo e meno stressante per bambini e persone con difficoltà sensoriali.

In sintesi, il nostro cervello è un interprete creativo, capace di trasformare ciò che vede in un’esperienza che coinvolge profondamente il corpo, una finestra affascinante sul modo in cui comprendiamo gli altri e il mondo intorno a noi.

Di Chiara Vergani

Scritto da: Marco Naponiello

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