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Schermi nei primi due anni di vita: come l’esposizione precoce può influenzare il cervello e l’ansia in adolescenza

today30 Dicembre 2025 57 5

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Schermi nei primi due anni di vita: come l’esposizione precoce può influenzare il cervello e l’ansia in adolescenza

I primi anni di vita rappresentano una fase cruciale per lo sviluppo del cervello umano. In questo periodo le reti neurali si organizzano rapidamente e risultano particolarmente sensibili alle influenze ambientali. Una recente ricerca longitudinale fornisce nuove evidenze su come l’esposizione agli schermi nella primissima infanzia, in particolare prima dei due anni di età, possa essere associata a cambiamenti cerebrali duraturi e a un aumento dei livelli di ansia durante l’adolescenza.

Lo studio della National University of Singapore, ha seguito per oltre un decennio 168 bambini appartenenti alla coorte GUSTO. Attraverso un approccio innovativo che integra dati neurobiologici, comportamentali ed emotivi, i ricercatori hanno potuto ricostruire un possibile percorso che collega l’esposizione precoce agli schermi allo sviluppo della salute mentale in età adolescenziale.

Le scansioni cerebrali effettuate a più riprese tra i 4,5 e i 7,5 anni hanno mostrato che i bambini con un’elevata esposizione agli schermi tra il primo e il secondo anno di vita presentano una maturazione accelerata delle reti cerebrali coinvolte nell’elaborazione visiva e nel controllo cognitivo. Questa accelerazione apparentemente positiva, avviene però prima che tali reti abbiano sviluppato connessioni funzionali efficienti, fondamentali per un pensiero flessibile e adattivo. Secondo gli autori, una specializzazione così precoce può ridurre la capacità del cervello di adattarsi a compiti complessi negli anni successivi.

Un elemento significativo emerso dalla ricerca è che lo stesso effetto non è stato riscontrato nei bambini esposti agli schermi a tre o quattro anni di età, confermando che i primi due anni di vita costituiscono un periodo particolarmente sensibile dal punto di vista neuroevolutivo. In questa fase, stimoli intensi e ripetitivi, come quelli generati dagli schermi, possono influenzare in modo profondo l’organizzazione delle reti neurali.

Le differenze osservate nello sviluppo cerebrale non restano confinate all’infanzia. I bambini che presentavano una maturazione cerebrale accelerata ma meno efficiente hanno mostrato, a otto anni e mezzo, tempi decisionali più lenti durante un compito cognitivo. A loro volta questi tempi di decisione più lunghi sono risultati associati a livelli più elevati di ansia riferiti all’età di tredici anni. I dati suggeriscono quindi una catena di eventi coerente che collega l’esposizione precoce agli schermi a un aumento della vulnerabilità ansiosa in adolescenza, mediata da specifici cambiamenti neurocognitivi.

Accanto a questi risultati, un altro studio dello stesso gruppo di ricerca offre un messaggio di prevenzione e di speranza. I ricercatori hanno osservato che la lettura condivisa tra genitori e figli, praticata con frequenza intorno ai tre anni di età, è in grado di attenuare alcune delle alterazioni cerebrali associate all’esposizione precoce agli schermi. La lettura condivisa fornisce un’esperienza relazionale ricca, basata sull’interazione, sul linguaggio, sulla regolazione emotiva e sulla sintonizzazione affettiva, elementi che non possono essere sostituiti dalla fruizione passiva di contenuti digitali.

I risultati rafforzano l’importanza di limitare l’uso degli schermi nei primi due anni di vita e di promuovere, fin dalla prima infanzia, attività relazionali e condivise. Le scelte educative precoci, fortemente influenzate dalla consapevolezza e dalle pratiche genitoriali, possono avere effetti che emergono solo molti anni dopo, incidendo sul benessere emotivo e cognitivo degli adolescenti. Investire nella relazione, nel gioco condiviso e nella lettura rappresenta una vera strategia di promozione della salute mentale e dello sviluppo armonico del bambino.

Di Chiara Vergani

Scritto da: Marco Naponiello

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