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Scoperto il circuito cerebrale che attiva il comportamento compulsivo

today2 Gennaio 2026 96

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Scoperto il circuito cerebrale che attiva il comportamento compulsivo

Un nuovo studio dell’Istituto Karolinska ha individuato un circuito cerebrale specifico capace di spingere l’organismo in una vera e propria “modalità di ripetizione”, producendo comportamenti compulsivi anche in assenza di ricompense. La scoperta apre prospettive significative per comprendere disturbi come il DOC e le dipendenze.

I ricercatori hanno analizzato un circuito nervoso che collega il nucleo accumbens, una delle aree chiave del sistema della ricompensa, a una regione dell’ipotalamo, la quale a sua volta comunica con l’abenula laterale, struttura coinvolta nell’elaborazione delle esperienze negative. Attivando questa via tramite optogenetica—una tecnica che permette di controllare l’attività dei neuroni attraverso la luce—gli scienziati sono riusciti a indurre nei topi uno stato interno negativo che li spingeva a ripetere in modo compulsivo azioni come scavare o annusare, perfino quando cibo o altre ricompense erano disponibili.

Il dato più sorprendente è emerso quando i ricercatori hanno disattivato il collegamento tra l’ipotalamo e l’abenula: il comportamento compulsivo è scomparso completamente. Questo dimostra che la trasmissione lungo questa specifica via cerebrale è essenziale nel mantenere lo stato ripetitivo.

Secondo Konstantinos Meletis, neuroscienziato del Karolinska Institutet e autore principale dello studio, il circuito individuato “modifica il comportamento portandolo in una modalità ripetitiva”, offrendo una chiave per comprendere come si formano e si mantengono le azioni compulsive. La ricerca ha utilizzato strumenti genetici per tracciare popolazioni neuronali precise, registrazioni dell’attività cerebrale e test comportamentali, consentendo di collegare in modo diretto i comportamenti stereotipati a un percorso neurale ben definito.

I risultati mostrano che l’attivazione ripetuta della via nucleo accumbens–ipotalamo induce progressivamente uno stato emotivo negativo che porta gli animali a privilegiare le azioni ripetitive rispetto ai bisogni naturali. Le stesse azioni, inoltre, tendono a generalizzarsi in diversi contesti, indipendentemente dal tipo di ricompensa disponibile.

Questa scoperta rappresenta un passo importante verso una comprensione più profonda del comportamento compulsivo. Offrirebbe in futuro nuovi spunti terapeutici per affrontare condizioni in cui le azioni ripetitive diventano pervasive e disfunzionali, come nel disturbo ossessivo-compulsivo o nelle varie forme di dipendenza.

Di Chiara Vergani

Scritto da: Marco Naponiello

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