SEQUESTRO DEL SITO DI COMPOSTAGGIO DI EBOLI: L’OPINIONE DEL FISICO AMBIENTALISTA ERASMO VENOSI

SEQUESTRO DEL SITO DI COMPOSTAGGIO DI EBOLI: L’OPINIONE DEL FISICO AMBIENTALISTA ERASMO VENOSI

29 Gennaio 2020 Off Di Marco Naponiello

Il  problema dell’impianto di  compostaggio di Eboli  ha avuto come esito,  a causa degli impatti ambientali l’intervento del gruppo ecologico dei carabinieri e  conseguente rilevazione , di volumi trattati di organico superiori  a quelli autorizzati.

(Prof. Erasmo Venosi-Fisico)

Noto, che gli impianti di compostaggio sono sottoposti sulla base delle loro potenzialità di trattamento alle procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di autorizzazione integrata ambientale (AIA). La prima , valuta l’impatto del progetto sul territorio e la seconda del  processo industriale. Entrambi i procedimenti si concludono con l’obbligo di rispettare le prescrizioni , che l’Autorità pubblica emette nelle autorizzazioni.

Prescrizioni, che nel caso dell’AIA fanno riferimento alle cosiddette MTD ( migliori tecnologie disponibili ), che ogni cinque anni sono con provvedimento pubblicate dalla Commissione europea sulla base di un processo tecnico scientifico denominato “ Processo di Siviglia” ( la UE ha costituito un dipartimento a Siviglia denominato Institute for ProspectiveTechnologicalStudies ). Altra importante prescrizione è il piano di monitoraggio degli inquinanti e, il rigoroso rispetto delle quantità autorizzate,  dalle quali dipende il flusso complessivo degli inquinanti emessi in atmosfera , sul suolo e nelle acque.

Quali sono gli impatti determinati da un impianto di compostaggio ? La quantità dipende dai volumi trattati, la qualità è uguale per ogni impianto. Importante infine tenere conto delle condizioni meteo locali ( umidità, vento, inversione termica etc). Gli impatti di un impianto di compostaggio sono i seguenti:  impatto olfattivo , smaltimento del percolato -, polveri e batteri patogeni aerodispersi nell’ambiente L’impatto più significativo generato dal compostaggio è quello odoroso dovuto alle emissioni gassose (composti inorganici quali ammoniaca ed idrogeno solforato, composti solfurici, amminici, carbonilici, acidi grassi, composti organici come idrocarburi alifatici, aromatici, eterociclici ecc., composti alifatici clorurati) .

Le opere di presidio ambientale tese all’abbattimento delle emissioni gassose sono:  filtri ad assorbimento su carbone , sistemi ad assorbimento con soluzioni chimiche ,  biofiltrazione e biolavaggi. I primi due sono molto costosi e presentano elevati oneri di gestione. L’assorbimento con soluzioni chimiche in torri di abbattimento ad umido è il metodo più diffuso, però presenta costi di gestione molto onerosi dovuti all’uso di grandi quantità di soluzioni che comportano alti costi di smaltimento. La biofiltrazione presenta maggiori costi d’investimento, ma bassissimi costi di manutenzione, di gestione e di smaltimento che rendono questo sistema il migliore quanto al rapporto prestazioni prezzo.Un biofiltro è costituito da un ambiente adatto alla vita di microrganismi quali batteri, funghi e lieviti che ossidano, riducono ed idrolizzano per via metabolica, le molecole di origine biologica generatrici dei cattivi odori.

La gestione di un biofiltro richiede il controllo quotidiano di temperatura ed umidità, il controllo mensile della perdita di carico, il controllo semestrale del pH, della condizione del letto e della resa di abbattimento. In alternativa al biofiltro esiste il bioscrubber, un letto di corpi di riempimento che offre una struttura di lavaggio con alto rapporto superficie/volume e attraverso il quale passa l’aria da trattare. In esso viene fatta costantemente circolare acqua, sui corpi si forma un fango attivo che degrada le molecole odorose. Il bioscrubber, in presenza di elevate concentrazioni di inquinanti, è preferibile al biofiltro; è più adattabile a rapide variazioni di composizione delle molecole odorose ed a variazioni di temperatura; è, inoltre, più facile gestire il processo di filtrazione monitorando l’aria ed aggiungendo in tempo reale correttori di parametri alla soluzione di lavaggio. Questo sistema di filtrazione presenta costi di gestione maggiori rispetto al biofiltro a causa dello smaltimento delle acque di risulta e per i costi energetici.Per la misurazione degli odori non è molto utile la determinazione chimica delle molecole presenti nell’aria perché queste non rilevano effetti sinergici o coprenti, ne vi è relazione diretta fra concentrazione di molecole organiche e potenza olfattiva (alcune molecole ‘odorano’ a concentrazioni non rilevabili analiticamente. L’odorimetria od olfattometria utilizza l’unità di misura OU (odorunits, unità di odore) che corrisponde al numero di diluizioni necessarie perché un campione presenti odori avvertibili solo dal 50% di un gruppo di testatori.

L’OU/m3 corrisponde alla concentrazione degli odori. All’entrata di un biofiltro si possono avere emissioni che arrivano a 30000-40000 UO/m3, all’uscita circa 200-300 OU che corrispondono all’odore della torba, del compost o del legno che formano il letto filtrante.  Un altro importante problema di presidio ambientale è lo smaltimento del percolato prodotto durante il processo e delle acque di lavaggio. Queste acque sono, generalmente, in parte reimmesse nel processo per integrare l’acqua evaporata ed in parte depurate. Ai fini del rischio biologico, dovuto alla dispersione di patogeni nell’aria, batteri e funghi pericolosi sono quelli termofili, gramnegativi e le endotossine. Recenti ricerche della medicina del lavoro hanno evidenziato che condizioni pericolose sono quelle di macroscopica polverosità della materia organica trattata; per tanto, nel caso in cui viene mantenuta una costante umidità della sostanza organica, non vi sono rischi di contaminazioni. I prezzi medi di conferimento del FORSU ( frazione organica non stabilizzata) variano tra 150 e 200 euro.