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ANTONIO VASSALLO IL FIGLIO DEL “SINDACO PESCATORE”

today16 Ottobre 2026 10

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Intervista al custode e testimone della memoria di Angelo

Antonio Vassallo, originario di Vallo della Lucania e nato il 12 ottobre 1983, è sia un pescatore che un ristoratore. Dal 2009 è il titolare del ristorante Il Rosso e il Mare, situato nella frazione Acciaroli, Pollica, in provincia di Salerno. Sin da giovane ha creato un forte legame con il mare e la pesca, un interesse trasmesso da suo padre Angelo Vassallo, conosciuto come il “Sindaco pescatore”, e ulteriormente alimentato da nonni e zii. È esperto in diverse tecniche di pesca, utilizzando metodi tradizionali come nasse, coffe, pesca a traino e reti, ed è un appassionato della Dieta Mediterranea. Un’iniziativa che vide coinvolto anche il papà affinché fosse riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La Dieta Mediterranea non è una semplice scelta culinaria, ma un autentico stile di vita che riporta alla mente momenti di serenità e semplicità. Si tratta di un ritorno alla freschezza, composto da pesce appena pescato e prodotti dell’orto privi di ingredienti artificiali, riflettendo un’esistenza vera e in armonia con la natura.

Abbiamo voluto incontrare Antonio per parlare di suo padre, un uomo e un amministratore che ha fatto della propria vita una testimonianza di “politica del fare”. È stato ucciso il 5 settembre 2010 a Pollica per mano della criminalità locale, che gli ha esploso contro nove colpi di pistola. Il sindaco aveva individuato tra i problemi principali del suo territorio il traffico di droga e le speculazioni edilizie abusive nel Cilento. Il suo intransigente rifiuto di piegarsi a qualsiasi tipo di pressione mafiosa lo ha reso un bersaglio per chi voleva trasformare quell’area in un luogo di illegalità. Un uomo caparbio ed esigente, ma anche un visionario: aveva individuato nel mare una fonte di guadagno legale per tutti.

Antonio, portare un cognome così importante dopo una tragedia simile è una responsabilità enorme. Com’è cambiato il tuo ruolo personale e familiare dal giorno dell’omicidio a oggi? «Ha ragione, è assolutamente una grande responsabilità. Portare avanti e trasmettere il suo messaggio non è facile, così come non è semplice trasmettere il valore della giustizia, della legalità e di tutto ciò che lui rappresentava. Noi in famiglia cerchiamo di stare molto attenti a ciò che diciamo e facciamo, e quando ci confrontiamo o parliamo in pubblico gestiamo sempre con la massima serietà anche le critiche che ci vengono rivolte».

Cosa significa oggi, a distanza di anni, vedere che il modello di suo padre viene studiato, raccontato nelle scuole e preso come esempio dai giovani amministratori? «Mi commuove, credo sia una cosa davvero bella. Le voglio raccontare un aneddoto: negli anni della sua attività amministrativa, una delegazione cinese venne a Pollica per conoscere le iniziative che venivano portate avanti sul territorio. Attraverso le loro ricerche, tra tutti gli amministratori del territorio nazionale, avevano individuato proprio il sindaco di Pollica. Soltanto quando ci è stato strappato abbiamo compreso fino in fondo il suo reale potenziale».

C’è chi potrebbe criticare tutta questa visibilità, soprattutto con le indagini ancora in corso. «Se parliamo di visibilità intesa come valorizzazione del paesaggio e della bellezza, alla fine il Cilento ne ha senz’altro beneficiato. Il suo lavoro e il suo operato dal 1995 al 2010 sono riusciti a ottenere risultati straordinari, dei quali hanno tratto giovamento in molti».

 

La sua mamma come gestisce questo dolore?

«Mia mamma, Angela Amendola, è una persona straordinaria, umile e profondamente forte, sempre molto ragionevole, a volte persino più di quanto io riesca a essere. Nonostante il dolore immenso per la perdita di mio padre, che le è stato strappato troppo presto, riesce a mantenere una calma e una dignità ammirevoli. Mentre io vivo questo lutto con molta più rabbia, lei affronta la sofferenza in modo pacato e ragionevole, dimostrando una saggezza che a volte supera la mia. Abbiamo due modi diversi di manifestare le nostre emozioni, ma restiamo uniti: ci facciamo forza a vicenda e restiamo concentrati su un unico, grande obiettivo, ovvero ottenere giustizia il prima possibile».

Pollica è diventata un centro turistico? «Possiamo confermarlo: la frazione di Acciaroli è bellissima, è una vera bomboniera e funziona benissimo. Il sogno di papà era proprio questo, quello che diventasse una perla del Cilento, accogliente e sicura, dove i turisti potessero godersi le nostre bellezze, trovarsi bene e aver voglia di ritornare. Credo che questo suo desiderio oggi sia realtà: Pollica e tutte le sue frazioni sono diventate mete turistiche molto apprezzate».

La vicenda di suo padre viene raccontata nei salotti televisivi? «Purtroppo no e questo mi rammarica molto. La storia di mio padre ha diverse sfumature che meritano assolutamente di essere discusse. È fondamentale che se ne parli e che si evidenzi l’impatto che la sua scomparsa ha avuto. Non basta soltanto ricordarlo; il suo esempio di legalità deve essere diffuso dai media, in modo che il suo messaggio diventi un valore collettivo importante».

Se Angelo Vassallo fosse ancora vivo, guardando agli scenari politici attuali, cosa direbbe? «Mio padre aveva un’idea altissima della politica e del suo ruolo nello sviluppo della comunità, e negli anni lo ha ampiamente dimostrato. Per lui non contavano l’appartenenza a un partito, i colori di bandiera o le ideologie: ciò che contava davvero era l’operato concreto. Credo che l’insegnamento più grande che ci abbia lasciato sia proprio quello di rimanere al fianco dei cittadini, impegnarsi per lo sviluppo autentico dei territori, accogliere ogni istanza, supportare le fasce più deboli e offrire un aiuto reale a tutte le imprese, indipendentemente dalla loro dimensione».

 

Foto repertorio online.

 

 

 

Scritto da: Anna Ferrentino

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