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Sanità, visita nel 2027 per avviare la terapia salvavista. Il caso della 92enne scuote Eboli, UIL FP: «Così si nega il diritto alla salute»

EBOLI – La vicenda è stata raccontata questa mattina dal quotidiano La Città, in un articolo a firma dell’ottimo Francesco Faenza, che ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica un episodio destinato a far discutere. Come sito d’informazione, riprendiamo questa incresciosa vicenda perché rappresenta una delle tante difficoltà che cittadini, soprattutto anziani e persone fragili, si trovano ad affrontare nell’accesso alle cure sanitarie. Un appuntamento fissato tra oltre un anno, tredici mesi per l’esattezza presso il reparto del nosocomio cittadino, per poter iniziare un percorso terapeutico indispensabile. È la vicenda che ha come protagonista una donna di 92 anni, beneficiaria della Legge 104, affetta da maculopatia. La paziente, dopo essersi sottoposta a una visita presso un oculista privato e aver effettuato anche gli accertamenti cardiologici richiesti, aveva ricevuto l’indicazione di iniziare un ciclo di iniezioni intravitreali, trattamento fondamentale per contrastare l’evoluzione della patologia e preservare la vista. Prima di poter eseguire le infiltrazioni, però, è necessario il parere di uno specialista oculista del Servizio sanitario pubblico. Seguendo l’iter previsto, il figlio della donna ha richiesto, con l’impegnativa del medico di medicina generale, la prenotazione della visita specialistica. La risposta ricevuta allo sportello ha lasciato la famiglia incredula: l’appuntamento è stato fissato per il 14 settembre 2027. Una data che, per una paziente ultranovantenne e affetta da una patologia degenerativa della vista, appare difficilmente conciliabile con il diritto a ricevere cure tempestive. La vicenda ha suscitato sconcerto e riapre il dibattito sull’efficienza del sistema sanitario e sulla necessità di garantire percorsi prioritari ai pazienti più fragili. A intervenire con decisione è Vito Sparano, coordinatore provinciale della UIL FP Salerno, che definisce quanto accaduto «una situazione vergognosa, che purtroppo non riguarda un caso isolato». «È inaccettabile – afferma Sparano – che un’anziana di 92 anni, con una patologia che richiede tempestività nelle cure, debba attendere oltre un anno soltanto per una visita propedeutica alla terapia. Episodi come questo dimostrano quanto sia urgente intervenire sulle liste d’attesa. Non è degno di una società civile costringere cittadini, anziani e giovani, a rinviare cure essenziali per tempi così lunghi». Il sindacalista sottolinea come il problema coinvolga quotidianamente numerosi utenti del servizio sanitario pubblico, spesso costretti a rinunciare alle cure o a rivolgersi al privato sostenendo costi non sempre affrontabili. Nel caso specifico, il rischio è che il ritardo nell’accesso alla visita possa incidere anche sulla possibilità di iniziare nei tempi appropriati un trattamento salvavista, fondamentale per rallentare la progressione della maculopatia. La vicenda della pensionata ebolitana diventa così il simbolo di una criticità che interessa l’intero territorio e rilancia la richiesta di un piano straordinario per abbattere le liste d’attesa, garantendo ai pazienti fragili un accesso rapido alle prestazioni indispensabili.



Scritto da: Marco Naponiello
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