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Il coronavirus sta mettendo in crisi un sistema economico già intaccato in precedenza, messo a dura prova dalla riduzione delle risorse umane venute meno dalla pandemia.

Il che vuol dire che se manca la salute del cittadino, non c’è neppure l’economia. Tra il 19 febbraio e il 12 marzo alla Borsa di Wall Street l’indice S&P500 ha perso il 25%, a Londra la caduta dell’indice FTSE100 è stata del 28%, alla Borsa di Milano l’indice FTSE MIB ha perso il 40%. La precarietà finanziaria è destinata a crescere e non è stata fermata dalle nuove emissioni di liquidità da parte della Federal Reserve Usa, con 1500 miliardi di dollari o della BCE, con appena 120 miliardi di euro per tutto il 2020, senza riduzioni dei tassi d’interesse. Un’economia cambiata dopo il secondo dopoguerra, che ha subito un progresso nei vari settori: la fase di industrializzazione è arrivata a compimento negli anni 80 con lo sviluppo del commercio, delle banche, delle assicurazioni.

Negli anni 2000 entriamo in una fase di stagnazione, procedendo in una vera e propria recessione, causa anche dell’entrata dell’euro, la nostra valuta ufficiale, in circolazione dal 01 gennaio 2002. La Confcommercio ha avvisato che se l’emergenza si dovesse prolungare, ci sarebbe una contrazione del PIL dell’0,4%, cioè di 5-7 miliardi in meno.

Settore in crisi sicuramente quello del Turismo, con danni senza precedenza, con più di 1,5 milioni di lavoratori e con 300.000 imprese: basti pensare al crollo di prenotazioni negli ambienti sciistici, negli hotel, alle scuole chiuse e quindi niente gite scolastiche… È doveroso che la politica economica e quella industriale potenzino le nostre imprese italiane con agevolazioni fiscali, ora che la Cina, la grande fabbrica del mondo, che ha il carico dell’11% sul commercio mondiale, è in ginocchio come il resto del mondo.

Il destino dell’economia è nelle mani del Coronavirus, e fondamentale è l’andamento dei mesi successivi: in uno scenario ottimista, e in una regressione graduale del virus, l’economia potrebbe ristagnarsi ma non retrocedere, ma sarebbe illusorio pensare che passata l’epidemia, l’economia possa tornare come prima.