CulturaEboli

CINQUANTADUESIMO APPUNTAMENTO CON LA RASSEGNA LETTERARIA SUL “DE REBUS SICULIS CARMEN AD HONOREM AUGUSTI”

di Vittorio Campagna

Rappresenta la conclusione di tutta la sua opera panegirica. Pietro da Eboli si lascia prendere ancora una volta dalla grande partecipazione emotiva, come se fosse un tutt’uno col suo eroe. Se nelle precedenti particole ha esaltato Enrico VI come si fa nella poesia epica mista all’elegiaca, ora si rivolge direttamente a lui per consegnargli il lavoro che tanto tempo e fatica ha dedicato per la riuscita dell’opera, come indica il titolo Particola XLVI: <<Libellus ad Augustum inscribitur>> (“Il libello è dedicato ad Augusto”).

 Si rivolge a lui senza essere in grado di attribuirgli un appellativo adatto alla sua alta personalità; nessun appellativo può qualificarlo degnamente. Ritiene che i suoi meriti siano assai superiori a quelli conseguiti dai grandi del passato, come Salomone, Alessandro Magno e lo stesso Giulio Cesare. Pertanto, non gli resta che elogiarlo con un acrostico augurale, introdotto dal significato del numero sei: <<Sextus ab equivocis sexto quod scriberis evo>> (“Tu sesto il nome per tutti perché sei posto nella seta età”) (v.1453), che è legato al suo nome: Enrico VI; il quale, come sesto, è anche il nome dei suoi predecessori. Egli è destinato a illuminare la sesta età, l’epoca della pienezza dei tempi che gli appartiene per diritto divino. Ecco l’acrostico del suo nome:

<<Hic princeps, ut habet Danielis nobile scriptum,

     Exaltabit avos subigens sibi victor Egyptum.

     Numen in herede patrea virtute quiescent,

     Romani iuris duplici rogus igne calesccet.

     Imperii  formam templique reducet ad hastra.     

     Cum  non hostis erit, sua ponet cum  love castra.

     Vicerit  ut mundum,  Syon. David arce, redempta,

     Siciliam repetens, rome reget aurea sceptra>>.

Traduzione

<<Questo principe, come mostra il nobille scritto di Daniele,

    Esalterà gli avi, sottomettendo a sé da vincitor d’Egitto.

    Nell’erede riposerà il nome con la virtù paterna.

    Risplenderà  con duplice fuoco la fiamma del diritto romano.

    Innalzerà alle stelle l’immagine dell’impero e della chiesa.

    Con Giove in tempi di pace rimuoverà gli accampamenti.

    Ormai soggiogato il mondo, redenta Sion, città di  Davide,

       ritornando in Sicilia, reggerà gli aurei scettri di Roma>> (vv. v.1463-1470).

Si può definire l’acrostico un sincretismo di pensiero profetico: quello biblico, calato nella realtà storica secolare, ma diretto dalla volontà di Dio; e quello mitologico della letteratura classica, delle sei età del poeta Esiodo e delle cinque di Ovidio. All’argomento produrrò un breve excursus (alla particola XLVIII) su “Le opere e i giorni” di esiodea memoria, e delle “Metamorfosi” ovidiane, da cui è tratto, secondo lo scrivente,  il pensiero del poeta Ebolitano.

N.B. La traduzione dal latino del prof. Carlo Manzione, è offerta per gentile concessione dell’ Ass. ne Culturale “Ebolus dulce solum, Storia e Arte al servizio della Cultura“; mentre, l’articolo è tratto dal libro dell’autore, Vittorio Campagna: <<Pietro da Eboli, Vate latino della letteratura italiana>>, de “L’Aurore edizioni”, Torchiara 2018.

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