NONO APPUNTAMENTO CON LA RASSEGNA LETTERARIA SUL “DE REBUS SICULIS CARMEN AD HONOREM AUGUSTI”

NONO APPUNTAMENTO CON LA RASSEGNA LETTERARIA SUL “DE REBUS SICULIS CARMEN AD HONOREM AUGUSTI”

19 Gennaio 2020 Off Di Vittorio Campagna

A.D. 1189. Le miniature della particola II terminano con il <<Planctus eiusdem regis defunti>>; il pianto per la morte del Re e l’indicazione del luogo (cappella palatina) dove si è celebrata la funzione funebre. La particola III continua con il pianto della citta di una Palermo trilingue (latino, greco e arabo), per la perdita del suo Sovrano, Guglielmo II: <<Ore, manu, lacrimis clamant, clamoribus instant cum pueris iuvenes, cum iuniore senes; dives inops, servus, liber, pius, impius, omnes exequias equo pondere regis agunt; (vv.58-61)>> (“Gemono nei volti, con i gesti, con le lacrime, non cessano di piangere i giovani insieme ai fanciulli, i vecchi con i più giovani; il ricco, il povero, il servo, l’’uomo libero, il pio, l’empio, tutti,  con eguale partecipazione, celebrano i funerali del re”). È un vero lutto cittadino, ma anche dell’intero regno di Sicilia.

Al termine della novena del lutto cittadino s’intravvedono i problemi; la tranquillità scomparirà perché <<Mens erat a stabulis pellere nostra lupos (v.71)>>, (“Finora tenevamo lontano dalle stalle i neri lupi”); mentre, la pace che prima regnava tra gli uomini e gli animali, tipo Età dell’oro di esiodea e ovidiana memorie quando il benessere regnava: <<Vespere lacte graves opilionis oves. Hactenus unguiferos hos herrans nulla leones, rostriferas aquilas nulla timebat avis. Hactenus ibat ovans solus per opaca viator; hactenus insidiis nec locus ullus erat (vv.73-77) (“E sempre gravide di latte tornavano le pecore del pastore. Finora vagando nessuna mucca temeva i leoni dalle unghia aguzze, finora nessun uccello temeva delle aquile  gli artigli. Finora, lieto, se ne andava solitario il viandante per luoghi oscuri; finora nessun luogo era esposto ad imboscate”), ora non vivranno più in sicurezza; la guerra civile divamperà e inghiottirà ogni cosa.

Di codesta visione catastrofica se ne fa interprete l’Arcivescovo Gualtiero d’Offamil quando Pietro gli fa dire che <<Hactenus errante correximus, actenus atros, mens erat a stabulis pellere nostra lupos (vv.70-71)>> (“Abbiamo corretto coloro che sbagliavano, finora tenevamo lontano dalle stalle i neri lupi”); il presule avrebbe previsto l’insorgere della cruenta lotta di successione al trono; e che baroni ed ecclesiastici avrebbero appoggiato una fazione contro l’altra.

Una nota per i lettori. A Gianbattista Siragusa non pare probabile che qui si accenni all’arcivescovo Gualtiero Offamil, l’antistes di Palermo. L’elogio di Guglielmo II fu letto al popolo e ai magnati di corte in Palermo dall’arcivescovo di Reggio Calabria Tommaso, ”Antistes” anch’egli, e sta col titolo di <<Encornium THOMAE ARCHIEPISCOPI REGINI de morte felicissimi regis Guillielmi ad Panormitanos et curiales>>, del quale esistono due copie nei Manoscritti della Biblioteca Comunale di Palermo. Pietro, poeta di parte, attribuisce l’elogio funebre a Gualtiero perché era favorevole alle nozze di Costanza d’Altavilla con Enrico VI; anzi, sarebbe stato proprio lui a convincere Guglielmo II, riluttante, a permettere il matrimonio tra i due casati.