SECONDO APPUNTAMENTO CON LA RASSEGNA LETTERARIA SUL “DE REBUS SICULIS CARMEN AD HONOREM AUGUSTI”

SECONDO APPUNTAMENTO CON LA RASSEGNA LETTERARIA SUL “DE REBUS SICULIS CARMEN AD HONOREM AUGUSTI”

23 Novembre 2019 Off Di Vittorio Campagna

Pietro introduce la sua poetica con la Carta 2, che corrisponde alla prima miniatura del Carme; la quale a tutti gli effetti, se interpretata bene, si presenta come introduzione a tutta l’opera.

Alcuni esegeti affermano che <<Né le figure, né le legende di questa “tavola” hanno rapporto con il poema>>. In realtà, non è così. La miniatura raffigura tre poeti della classicità: Virgilio, Lucano e Ovidio; in apparenza senza alcun legame con l’opera del “Chierico”; ma a mia veduta, pur soggettiva, ma con scarso margine di errore, ritengo, invece, che i disegni riprodotti facciano comprendere preventivamente e a perfezione l’arte petriana. Le tre figure sono strettamente legate alla sua poetica avendo voluto incarnare le stesse finalità dei tre poeti latini: raccontare gli eroi e i miti attraverso la poesia, e trasferire lo spirito delle loro opere in quella propria. In definitiva, i versi che esamineremo hanno un perfetto parallelismo con l’opera dell’Ebolitano.

Virgilio

Col primo disegno in alto a sinistra Pietro ha raffigurato Virgilio con un rotolo in mano in cui è riportato il verso iniziale dell’Eneide e il verso 490 del secondo libro delle Geogiche:

<<Arma virumque cano Troie qui primus ab oris…. Felix qui potuit rerum cognoscere causas>>; ecco anche la traduzione: <<L’armi e l’eroe canto che per primo da Troia ai liti (d’Italia venne)Felice chi ha potuto conoscere le cause delle cose>>.

L’attinenza tra i versi di Virgilio e il contenuto dell’opera di Pietro è molto stretta; infatti, come emerge dal primo verso dell’Eneide, Virgilio canta l’eroe, Enea, e le armi che hanno permesso di prendere possesso della Valle Tiberina e del Lazio; che da suo figlio Julio sarebbero discesi, poi, Romolo e Remo; il primo avrebbe fondato Roma e da lui sarebbe sorta la Gens Jiulia, la quale avrebbe dominato il mondo da Giulio Cesare in poi. Il verso delle Georgiche, invece, fa riferimento allo stesso Virgilio perché come poeta e filosofo ha avuto la gioia (felix) di investigare (cognoscere) sulle cause delle cose, come sull’origine (nel caso specifico) della Gens Julia e la fondazione della Città di Roma, futura padrona del mondo.

Pietro ha trasferito nella sua opera e su di se lo spirito dell’opera virgiliana. Il poeta medioevale canta l’eroe del suo tempo, Enrico VI (Enea), dal quale sarebbe nato Federico II (Julio) che avrebbe dovuto conquistare il mondo e governarlo; pochi sanno, infatti, che il primo nome scelto per il futuro Imperatore fu quello matronimico di Costantino, anche in riferimento all’ultimo simbolo della grandezza e dell’unità dell’Impero Romano; solo in un secondo momento il “Puer Apuliae” fu chiamato Federico-Ruggero, un rafforzativo che stava ad indicare la legittimità di Re di Sicilia in quanto erede diretto dei suoi nonni (Federico I Barbarossa e Ruggero II).

Inoltre, Pietro, incarnando Virgilio, ha attribuito a se medesimo anche le parole del verso 490 delle Georgiche; perché come vate del suo eroe, Enrico VI (Enea di Virgilio), della moglie Costanza D’Altavilla (Creusa, moglie di Enea) e del figlio Federico II (Julio, figlio di Enea e di Creusa) ha avuto modo di investigare (cognoscere) e conoscere le cause degli avvenimenti che lui racconta come “cronista” proprio del tempo sugli Augusti Imperiali; e per questo si dichiara felice (felix) come felice è stato Virgilio, nell’aver indagato sulla Gens Julia.

In conclusione, poiché l’opera di Pietro è da definirsi anche un poema epico, ritengo in maniera certa che l’Eneide di Virgilio abbia anche ispirato il <<De Rebus Siculis Carmen Ad Honorem Augusti>> a Pietro. Pertanto, l’interpretazione del primo disegno, che ha come oggetto Virgilio, sia coerente e in parallelo con la poetica dell’Ebolitano.