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* La Rivolta delle Mozzarelle* di Francesco Chiagano – Progetto Nexus

today24 Ottobre 2026 20 5

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* La Rivolta delle Mozzarelle* di Francesco Chiagano – Progetto Nexus

A partire da lunedì 19 – e ancora prima, seppur più timidamente, da sabato 17 – la categoria degli autotrasportatori si è resa protagonista di uno sciopero continuato protrattosi per quattro giorni. Le motivazioni dello sciopero sono presto dette. In primo luogo il carovita, ossia l’aumento delle spese quotidiane e obbligatorie: dai generi alimentari – che già subirono un’impennata a seguito dell’inizio dell’Operazione Militare Speciale – fino agli affitti. Un fenomeno che coinvolge qualsiasi ambito della vita economica e sociale dell’individuo e della comunità.

A questo si aggiunge l’aumento del prezzo dei carburanti (benzina e gas), il cosiddetto “caro benzina”. Tale incremento è stato causato dalle scellerate “autosanzioni” imposte dalla cadaverica Unione Europea alla Federazione Russa, come sussulto moraleggiante sempre in seguito alla SVO. Tali sanzioni – che dovevano provocare la distruzione della Russia, mentre i media parlavano addirittura di scaffali vuoti – si sono riversate su di noi. Ironia della sorte, gli scaffali vuoti ce li abbiamo noi (karma)!
A questo fattore si uniscono le scellerate guerre di aggressione condotte dal padrone a stelle e strisce, assieme a Israele in Iran: un disastro totale (per gli aggressori). Il Governo Meloni (come qualsiasi altro) si è trovato impotente dinanzi alle decisioni degli USA, che hanno portato al blocco a più riprese dello Stretto di Hormuz e di quello di Bab el Mandeb, arterie principali del commercio tra Mediterraneo, Oceano Indiano e Pacifico. A ciò va aggiunta l’introduzione – che va avanti da decenni e che i vari governi pedissequamente seguono – di misure di austerità sempre più aspre e severe (si pensi alle riforme “lacrime e sangue”). Esse colpiscono non solo i ceti popolari e il proletariato classico, ma anche il ceto medio e la piccola borghesia produttiva, che subiscono ormai da decenni un processo di “proletarizzazione”. L’estorsione di ricchezze a scapito delle fasce produttive ha portato a un accumulo sempre maggiore di risorse nelle mani di pochi rentier, andando a formare e consolidare un ceto oligarchico parassitario. Lo stesso ceto che, dal 2022 in poi, ci impone di non accendere i condizionatori o le stufe (a seconda della stagione) per continuare a finanziare un popolo stremato come quello ucraino, mandandolo al macello nel tentativo di conservare la nostra presunta democrazia liberale occidentale.
Tutte queste contraddizioni non potevano non esplodere. E la deflagrazione non poteva non avvenire nel cuore dell’Impero in declino: tra chi le vive quotidianamente, tra chi produce quelle ricchezze che ci vengono espropriate, tra chi consente al meccanismo di funzionare e ne olia l’ingranaggio, ovvero tra gli autotrasportatori e gli agricoltori.

Per quattro giorni e quattro notti, gli autotrasportatori hanno bloccato lo svincolo autostradale con il progressivo supporto di studenti e società civile. In questi giorni si è creato un forte senso di unione e di cameratismo tra i presenti. Sconosciuti hanno iniziato a confrontarsi su idee politiche e momenti di vita quotidiana, raccontandosi vicendevolmente la propria storia personale.
Il presidio era davvero eterogeneo e multigenerazionale. Ha attirato anche le simpatie delle forze dell’ordine, che hanno fondamentalmente presidiato l’area insieme ai presenti, garantendo in sicurezza la più totale manifestazione del dissenso. L’apoteosi di questo spirito di comunità emergeva in particolare nei banchetti: cittadini e attività locali, allo scopo di ringraziare e sostenere quanti erano lì a manifestare, offrivano cibo ai presenti. Pane, pasta, salumi, vino, ma la protagonista assoluta di queste proteste è stata senz’altro l’onnipresente mozzarella.
A 52 anni di distanza dalle “Quattro giornate di Eboli” (4-8 maggio 1974), Eboli torna fulcro della Storia d’Italia con quella che potremmo definire la “Rivolta delle mozzarelle” (19-22 ottobre 2026), proprio in virtù del consumo smodato della nostra mozzarella di bufala, eretto a simbolo della protesta. L’intervento dell’esecutivo – via decreto – ha definitivamente portato alla rimozione dei blocchi degli autotrasportatori, attuando misure sempre più ristrettive nei confronti di chi protesta pacificamente. Tuttavia, è possibile riscontrare un dato positivo in quella che potremmo definire momentaneamente una sconfitta. Le uniche bandiere presenti erano infatti quelle italiane: il Tricolore è tornato a sventolare e a rappresentare un popolo, quello italiano, che da troppo tempo ormai è caduto in una spirale di autocommiserazione, indotta a seguito della sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale. Un popolo che dopo tanto tempo ritorna a essere fiero di ciò che è, non perché migliore o peggiore d’altri. Questo dato va inserito in un quadro più grande. Nell’epoca dell’individualismo identitario e della frammentazione delle identità collettive, riemergono a gamba tesa nella Storia le narrazioni di gruppo, di massa e di classe. Lo vediamo nelle proteste in Albania e in Francia, lo vediamo nella crescita dei movimenti patriottici e identitari. Se sarà il segnale di un processo storico che prende sempre più piede giorno dopo giorno, sarà la storia a dirlo. Nel frattempo, ci limitiamo a fare un grande applauso a tutti coloro che, in questi giorni, hanno saltato il turno di lavoro, la scuola o le proprie attività per portare il proprio sostegno ai manifestanti ed esibire il Tricolore sventolandolo.

Scritto da: Marco Naponiello

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