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Può un’intelligenza artificiale essere davvero cosciente?
L’intelligenza artificiale è ormai capace di dialogare, rispondere alle nostre domande, riconoscere il contesto e simulare emozioni con una naturalezza sempre maggiore. Ma tutto questo significa che una macchina possa essere realmente cosciente? Un recente studio condotto dalla Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco e pubblicato sulla rivista Cognition offre un dato interessante: almeno secondo il modo in cui gli esseri umani giudicano questi sistemi, tra comportamento intelligente e vera coscienza esiste ancora una netta distanza.
I ricercatori hanno coinvolto 1.092 partecipanti in cinque esperimenti, presentando loro situazioni identiche nelle quali il protagonista era, a seconda dei casi, un essere umano oppure un sistema artificiale. Gli agenti mostravano diversi livelli di reattività rispetto all’ambiente, alle situazioni sociali e agli eventi. Il risultato è significativo: quando si parlava di “consapevolezza”, i partecipanti erano disposti ad attribuire all’intelligenza artificiale una capacità simile a quella umana. Più il sistema reagiva agli stimoli, più veniva considerato consapevole.
Quando però la domanda riguardava la “coscienza”, il giudizio cambiava radicalmente. Anche un’intelligenza artificiale estremamente reattiva veniva considerata meno cosciente di un essere umano poco reattivo. In altre parole, le persone sembrano distinguere tra ciò che una macchina fa e ciò che una macchina potrebbe eventualmente provare.
La differenza è tutt’altro che soltanto linguistica. Parlare di consapevolezza può riferirsi alla capacità di registrare informazioni e reagire a ciò che accade nell’ambiente; parlare di coscienza richiama invece un’esperienza soggettiva, un mondo interiore, la possibilità di sentire e vivere qualcosa in prima persona. Ed è proprio questo secondo livello che le persone continuano a collegare prevalentemente agli esseri viventi.
Lo studio mostra quindi che la crescente somiglianza tra uomo e macchina non porta automaticamente gli esseri umani a considerare l’intelligenza artificiale un soggetto cosciente. Possiamo parlare con una macchina, riconoscerne la capacità di comprendere un contesto o persino descriverla come “attenta” e “consapevole”, senza per questo attribuirle una vera esperienza interiore.
La questione rimane comunque aperta. Il fatto che oggi gli esseri umani non riconoscano facilmente una coscienza alle macchine non dimostra, da solo, che una macchina non possa mai svilupparla. Significa piuttosto che nel nostro modo attuale di concepire la mente, continuiamo a considerare fondamentale la distinzione tra la simulazione di un comportamento intelligente e l’esistenza di una soggettività capace di fare esperienza del mondo.
È proprio questa distinzione che con il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale, sarà sempre più importante comprendere.
Di Chiara Vergani
Scritto da: Marco Naponiello
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