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Memoria riscritta: il cervello non distingue davvero tra ricordi episodici e semantici

today30 Gennaio 2026 35 5

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Memoria riscritta: il cervello non distingue davvero tra ricordi episodici e semantici

Per molti anni la neuroscienza ha sostenuto una distinzione netta tra memoria episodica e memoria semantica. La prima riguarda i ricordi autobiografici, legati a un preciso contesto spazio-temporale; la seconda è associata ai fatti, alle conoscenze generali sul mondo, apparentemente indipendenti dall’esperienza personale. Un nuovo studio pubblicato su Nature Human Behaviour rimette però in discussione questa separazione, suggerendo che il cervello non distingua in modo così netto tra le due forme di memoria.

La ricerca è stata condotta dalla Facoltà di Psicologia dell’Università di Nottingham in collaborazione con la Cognition and Brain Sciences Unit dell’Università di Cambridge. Utilizzando un approccio sperimentale integrato, i ricercatori hanno combinato compiti cognitivi e risonanza magnetica funzionale (fMRI) per analizzare l’attività cerebrale durante il recupero di informazioni episodiche e semantiche. I risultati mostrano una sostanziale sovrapposizione delle aree cerebrali coinvolte, senza differenze significative tra i due tipi di recupero mnestico.

Nel corso dello studio, quaranta partecipanti hanno dovuto ricordare abbinamenti tra loghi e nomi di marchi. In alcuni casi si trattava di associazioni già note, basate su conoscenze del mondo reale, e quindi riconducibili alla memoria semantica; in altri casi, gli abbinamenti erano stati appresi durante una fase di studio iniziale, rientrando nella memoria episodica. Durante l’esecuzione dei compiti, l’attività cerebrale dei partecipanti veniva monitorata tramite fMRI, una tecnica non invasiva che consente di osservare quali aree del cervello si attivano durante specifiche attività cognitive.

Contrariamente a quanto previsto dalla letteratura tradizionale, lo studio non ha rilevato differenze neurali rilevanti tra il recupero episodico riuscito e quello semantico. Né le reti cerebrali definite a priori né le aree generalmente attivate dal compito hanno mostrato una separazione funzionale. Al contrario, le analisi statistiche, incluse quelle bayesiane, hanno fornito un forte supporto all’ipotesi di assenza di differenze, indicando che i due tipi di memoria condividono meccanismi neurali comuni.

La dottoressa Roni Tibon, che ha guidato la ricerca, ha sottolineato come questi risultati siano stati sorprendenti, proprio perché in contrasto con una lunga tradizione di studi che considerava memoria episodica e semantica come sistemi distinti. L’evidente sovrapposizione delle regioni cerebrali coinvolte suggerisce invece che il recupero della memoria sia un processo più unitario e integrato di quanto si sia ritenuto finora.

Le implicazioni di questa scoperta sono particolarmente rilevanti anche dal punto di vista clinico. Comprendere che l’intero cervello partecipa in modo condiviso ai diversi tipi di memoria potrebbe contribuire allo sviluppo di nuove strategie di intervento per patologie neurodegenerative come la demenza e il morbo di Alzheimer. Se le funzioni mnestiche non sono rigidamente compartimentate, anche i percorsi di riabilitazione potrebbero essere ripensati in modo più globale.

Questo studio potrebbe segnare un cambio di direzione nella ricerca sulla memoria, aprendo la strada a nuovi lavori che analizzino il modo in cui memoria episodica e semantica interagiscono e cooperano. Piuttosto che sistemi separati, emergerebbe l’immagine di una memoria costruita attraverso reti neurali condivise, in cui esperienze personali e conoscenze generali si intrecciano continuamente. Ancora una volta il cervello si dimostra più complesso e meno schematico delle categorie teoriche con cui abbiamo cercato di descriverlo.

Di Chiara Vergani

Scritto da: Marco Naponiello

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