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Quando l’intelligenza artificiale consola troppo: il rischio invisibile dei legami emotivi con i chatbot

today4 Giugno 2026 37 5

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Quando l’intelligenza artificiale consola troppo: il rischio invisibile dei legami emotivi con i chatbot

Sempre più persone si rivolgono ai chatbot quando si sentono sole, ansiose o sopraffatte. Questi strumenti sono diventati per molti uno spazio dove sfogarsi, cercare rassicurazioni e organizzare i propri pensieri. Ma un nuovo studio della Drexel University, presentato al congresso 2026 dell’Association for Computational Linguistics, evidenzia un aspetto importante: l’IA può essere utile, ma solo entro limiti ben definiti.

Analizzando oltre quattro milioni di post su Reddit dedicati alla salute mentale, i ricercatori hanno scoperto che i chatbot tendono a offrire benefici quando vengono utilizzati come strumenti pratici per riflettere, gestire l’ansia, pianificare attività o affrontare difficoltà legate ad ADHD e autismo. La loro disponibilità continua e l’assenza di giudizio li rendono particolarmente accessibili.

Il problema emerge quando il rapporto con l’IA diventa principalmente emotivo. In questi casi possono comparire dipendenza affettiva, difficoltà a interrompere le conversazioni, peggioramento del disagio psicologico e sentimenti di colpa o vergogna.

Lo studio mostra però che la maggior parte degli utenti è consapevole dei limiti dell’intelligenza artificiale e non la considera un sostituto di psicologi o psichiatri. Piuttosto, viene vista come un supporto temporaneo nei momenti in cui l’aiuto umano non è disponibile.

Secondo i ricercatori, i chatbot destinati al benessere psicologico dovrebbero favorire l’autonomia e non incoraggiare attaccamenti emotivi profondi. Più un sistema viene progettato per apparire umano e coinvolgente, maggiore potrebbe essere il rischio per le persone più vulnerabili.

La ricerca evidenzia anche una questione sociale più ampia: il successo dei chatbot riflette il bisogno crescente di ascolto in una società segnata da isolamento, difficoltà economiche e accesso limitato alle cure psicologiche.

La conclusione è chiara: l’intelligenza artificiale può essere un valido strumento di supporto e riflessione, ma non può sostituire la complessità di una relazione umana autentica. Funziona meglio quando resta uno strumento, se diventa un rifugio emotivo esclusivo, il beneficio rischia di trasformarsi in fragilità.

Di Chiara Vergani

Scritto da: Marco Naponiello

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