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I disturbi del movimento possono rivelare il rischio di problemi di salute mentale, lo conferma un nuovo studio
I disturbi del movimento potrebbero rappresentare un importante indicatore precoce del rischio di sviluppare problemi di salute mentale. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista Clinical Psychological Science, nel quale un gruppo di ricercatori della Northwestern University ha analizzato il rapporto tra anomalie motorie e diversi sintomi psicologici utilizzando il modello HiToP (Hierarchical Taxonomy of Psychopathology), un sistema che considera i disturbi mentali come uno spettro continuo di dimensioni correlate piuttosto che come malattie completamente separate.
La ricerca ha coinvolto quasi 3.500 partecipanti privi di precedenti diagnosi psichiatriche. Tutti hanno compilato questionari relativi a esperienze psicotiche, depressione, ansia, mania, dissociazione e abuso di sostanze, oltre a fornire informazioni sulla propria funzione motoria, comprese difficoltà di coordinazione, movimenti involontari, ritardi nello sviluppo motorio e livello di attività fisica.
I risultati mostrano che le anomalie motorie svolgono un duplice ruolo. Da un lato rappresentano un indicatore generale di vulnerabilità psicologica, dall’altro sono associate in modo più specifico a determinati gruppi di sintomi. Problemi di coordinazione, discinesia e altre alterazioni del movimento risultavano infatti collegati a livelli più elevati di angoscia, paura e dissociazione, mentre l’attività fisica mostrava un andamento differente: era associata positivamente alla mania e all’abuso di sostanze, ma negativamente a distacco emotivo, paura e sofferenza psicologica.
Secondo gli autori, questi risultati aiutano a chiarire una questione discussa da decenni. Le anomalie motorie sono state osservate in numerose condizioni, tra cui psicosi, depressione, disturbo bipolare, ADHD, schizofrenia e disturbo dello spettro autistico, ma non era chiaro se rappresentassero un segnale generico di sofferenza mentale oppure un elemento caratteristico di specifiche patologie. Lo studio suggerisce che entrambe le ipotesi sono corrette: i segni motori possono indicare una vulnerabilità generale, ma allo stesso tempo fornire informazioni utili sul tipo di sintomi che una persona potrebbe manifestare.
L’analisi statistica ha inoltre evidenziato che i modelli che distinguono diversi gruppi di sintomi descrivono la realtà molto meglio rispetto ai modelli che considerano la psicopatologia come un unico fattore. Questo rafforza l’idea che sia necessario valutare la salute mentale attraverso dimensioni interconnesse anziché mediante categorie diagnostiche rigide.
I ricercatori sottolineano che la funzione motoria rappresenta uno strumento particolarmente promettente anche dal punto di vista clinico. I segni motori sono relativamente semplici da osservare e misurare, riflettono circuiti cerebrali ben conosciuti e possono comparire già nelle prime fasi dello sviluppo. Per questo motivo potrebbero diventare un mezzo pratico e non invasivo per individuare precocemente persone a rischio e monitorare l’evoluzione di diversi disturbi mentali.
Gli autori concludono che sarà necessario approfondire ulteriormente questo filone di ricerca, ma ritengono che l’integrazione sistematica dei sintomi motori nella valutazione della salute mentale possa migliorare la comprensione dei meccanismi biologici alla base della psicopatologia e contribuire allo sviluppo di strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento sempre più efficaci.
Di Chiara Vergani
Scritto da: Marco Naponiello
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