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Estate, l’incubo degli abbandoni colpisce anche Eboli:
“Ritroviamo l’umanità che ci ha resi celebri” questo è il pensiero di tanti ebolitani. Con l’arrivo della bella stagione e il picco delle temperature estive, che in questi giorni sfiorano i 40 gradi, si ripresenta puntuale una piaga che di umano ha ben poco: l’abbandono e il maltrattamento degli animali domestici. Mentre molti si preparano a partire per le vacanze, c’è chi sceglie la via più crudele per liberarsi del proprio animale. I segnali di questa inciviltà sono sotto gli occhi e anche delle orecchie di tutti: cani lasciati per giornate intere sui balconi o sui terrazzi sotto il sole cocente, con a disposizione solo un po’ d’acqua che in poco tempo diventa bollente. In altri casi, la realtà è ancora più cupa, con animali reclusi in cucce di fortuna, legati a catene di pochi metri, denutriti, affamati e visibilmente malati. Non va meglio ai gatti che, una volta messi alla porta, finiscono spesso travolti dalle auto in corsa lungo le strade cittadine e periferiche. Per fortuna, Eboli mostra anche il suo volto migliore. Passeggiando per le vie del centro e nei quartieri, non è raro notare ciotole d’acqua fresca e cibo, posizionate da commercianti e residenti all’esterno dei negozi per dare un po’ di sollievo ai randagi di passaggio. “Non possiamo restare indifferenti vedendo un animale soffrire sotto questo sole – racconta Elena, cittadina ebolitana del rione San Giovanni – mettere una ciotola d’acqua fuori alla porta richiede un secondo, ma per un cane o un gatto di strada può fare la differenza tra la vita e la morte”. C’è però chi chiede interventi più decisi contro chi maltratta gli animali. “La sera sentiamo spesso cani abbaiare disperati dai balconi vicini – lamentano alcuni cittadini ebolitani – È inaccettabile che nel 2026 si debba ancora assistere a queste scene. Servono controlli più rigidi e sanzioni severe per chi per un motivo o un altro lascia il proprio animale a soffrire al caldo”. Ed eccoci alle righe iniziali di questo articolo “Ritroviamo l’umanità che ci ha resi celebri”: Eboli è una città che ha legato il proprio nome a uno dei capolavori della letteratura italiana, “Cristo si è fermato ad Eboli”. Quando Carlo Levi giunse qui prima di essere trasferito al confino ad Aliano in Basilicata, trovò ad accoglierlo un profondo senso di umanità, incarnato anche dal gesto semplice e poetico verso un cane di media taglia che portava al collo un cartello rimasto celebre: “Il mio nome è Barone. Chi mi trova abbia cura di me.” Quell’episodio consegnò Eboli alla storia come terra di empatia, rispetto e accoglienza. Oggi, di fronte alle immagini di animali abbandonati o dimenticati sotto il sole, la comunità è chiamata a un esame di coscienza: è tempo che Eboli ritrovi quell’umanità di cui è stata fiera e di cui la letteratura ha cantato le lodi.
Giuseppe Sanfilippo

Scritto da: Marco Naponiello
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