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Serrande abbassate e cartelli “vendesi o affittasi”: la crisi silenziosa che sta svuotando il cuore di Eboli.
Un tempo le vie principali di Eboli e il fitto reticolo di strade del centro cittadino erano il motore pulsante dell’economia ebolitana. Oggi, passeggiare per quelle stesse vie regala un’istantanea amara, fatta di vetrine spoglie, luci spente e un susseguirsi geometrico di cartelli con su scritto, implacabilmente, “Fittasi” o “Vendesi”. La crisi del commercio non è certo una novità dell’ultimo minuto, ma a Eboli sta assumendo i contorni di un’emergenza sociale ed economica che sembra colpire più duro rispetto ai comuni limitrofi. La città sta soffrendo, forse più di altri centri della Piana del Sele, un declino che non è solo economico, ma che rischia di desertificare l’anima stessa della comunità. I numeri di un’emorragia costante e i dati, purtroppo, confermano la percezione visiva dei cittadini. Negli ultimi anni si è assistito a un’emorragia costante di attività: famiglie che hanno fatto la storia del commercio locale con botteghe artigiane e alimentari, persino attività di servizi e storici negozi di abbigliamento, hanno dovuto alzare bandiera bianca. Le cause sono molteplici e formano una tempesta perfetta: la pressione della grande distribuzione e dell’e-commerce: colossi contro cui i piccoli negozianti locali, lasciati spesso soli, non possono competere sul piano dei prezzi. I costi di gestione insostenibili: Canoni di locazione rimasti ancorati a vecchi fasti e slegati dalla realtà odierna, rincari energetici continui e una morsa fiscale, tra tributi locali e nazionali, che lascia pochissimi margini di sopravvivenza. Il calo del potere d’acquisto è un altro fattore che incide pesantemente su questa situazione. Le famiglie ebolitane, anch’esse gravate dai continui rincari di tasse e bollette, sono costrette a spendere meno, limitandosi ormai quasi esclusivamente ai beni di prima necessità. “Aprire la mattina e non sapere se incasserai abbastanza per coprire le spese della giornata è diventato un incubo quotidiano – racconta un commerciante, che preferisce restare anonimo – Il commercio a Eboli non è solo un fatto di soldi, è ciò che tiene vive le strade. Se si spengono le vetrine, si spegne la città, diventa meno sicura e meno attrattiva”. Nel confronto con realtà vicine e quelle della provincia, perché Eboli soffre di più? Mentre alcune realtà vicine sono riuscite a reinventarsi e a diversificare l’offerta, puntando su eventi attrattivi e sulla promozione strategica delle proprie eccellenze locali, si pensi alla valorizzazione commerciale e turistica legata alla vendita di formaggi e della nostra rinomata mozzarella, Eboli sembra rimasta intrappolata in un limbo. La mancanza di un piano strategico del commercio a lungo termine e su una reale valorizzazione del centro storico e della marina di Eboli, hanno progressivamente allontanato lo “shopping”. Servirebbe uno scatto d’orgoglio collettivo: la politica locale, le associazioni di categoria e gli stessi cittadini dovrebbero essere chiamati subito a un tavolo di confronto allargato a tutte le parti istituzionali. La crisi, del resto, non risparmia più nessuno: persino il mercato settimanale, storico fiore all’occhiello dell’economia cittadina che un tempo attraeva migliaia di visitatori dai paesi confinanti, oggi soffre visibilmente e perde pezzi. Anni fa, del resto, a fare da cornice a queste consuetudini c’erano appuntamenti storici come la Fiera di San Bernardino, il Mercato Boario o la Fiera Campionaria. Erano i simboli di un’attività florida, che conferiva a Eboli un ruolo di leadership assoluta nell’economia della Piana del Sele; un dinamismo che oggi, purtroppo, sembra svanito. Non bastano più i rimedi temporanei o le iniziative spot a salvare un comparto all’agonia. Servono misure strutturali: sgravi fiscali per chi resiste, incentivi per calmierare i canoni di locazione e una strategia di rilancio a lungo termine. Se non si interviene subito, il rischio è quello di trasformare Eboli in una città dormitorio. I cartelli “Vendesi” non sono solo pezzi di carta sulle vetrine: sono il grido d’aiuto di una comunità che non vuole arrendersi all’anonimato.
Giuseppe Sanfilippo

Scritto da: Marco Naponiello
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